Cultura/Arte

Ara Guler,la nostalgia dell'innocenza di Istanbul

6 giugno 2019 Servizio ripreso da Cristoforo Spinella/AnsaMed Foto: AnsaMed

ISTANBUL - I pescatori nel Corno d'Oro e il ponte di Galata che collega la penisola storica di Sultanahmet con il quartiere genovese di Pera, il Gran Bazar caotico e fitto di commerci e lo sguardo malinconico e silenzioso sulle rive del Bosforo.
È un viaggio nell'anima della Istanbul che fu quello che si intraprende osservando le foto di Ara Guler, il più famoso dei fotografi turchi, morto nell'ottobre scorso all'età di 90 anni dopo una vita passata a immortalare ogni angolo della sua città insieme ai volti dei miti del Novecento, da Picasso a Churchill. Un viaggio racchiuso in una stanza dalla mostra "Due archivi, una selezione: seguendo i passi di Ara Guler a Istanbul", appena inaugurata e visitabile fino al 17 novembre al museo Istanbul Modern, che l'ha organizzata in collaborazione con il museo cittadino che da alcuni mesi è dedicato interamente al leggendario artista di origine armena. "Abbiamo iniziato a selezionare i lavori di Ara Guler sin dal 2004 per diverse mostre, ma non ne avevamo mai organizzato una dedicata soltanto a lui", spiega ad ANSAmed la curatrice Demet Yildiz, che è anche responsabile della sezione fotografica di Istanbul Modern. Ne è nato un percorso per luoghi e immagini, dove ogni foto viene associata sulla mappa alla zona in cui venne scattata per accompagnare il visitatore a scoprire la città insieme all'artista, in quell'identificazione profonda che ha dato origine alla definizione classica di Guler come 'L'occhio di Istanbul'.
Negli ultimi trent'anni, il cuore economico, turistico e culturale della Turchia ha vissuto un'espansione incontrollata di cui non si intravede la fine, sfondando la soglia dei 15 milioni di abitanti e cambiando irrimediabilmente il proprio aspetto. Una megalopoli travolta da un'ondata di traffico e cemento che però non smette di vagheggiare gli scorci rurali e gli angoli di silenzio tratteggiati dagli scatti di Ara Guler.
Contraddizioni che ne rivelano l'anima profonda. "Sono foto scattate dagli anni '50 alla fine degli anni '80. Dalla metà del secolo scorso, Istanbul è cambiata molto. E quando guardiamo queste foto ci viene in mente la Istanbul che vogliamo ricordare, una sorta di età dell'innocenza a cui vorremmo appartenere. È una forma di nostalgia. Le sue foto - analizza Yildiz - sono così famose e così amate che quando gli istanbulioti ricordano il passato, lo fanno attraverso questi scatti. È per questo che sono così importanti, e siamo spinti a continuare a guardarli". Accanto alle immagini immortalate del fotogiornalista - come amava definirsi, perché i fotogiornalisti "sono quelli che con la loro macchina fotografica scrivono la storia" - ci sono preziosi cimeli di una carriera lunga settant'anni, dagli accrediti stampa ai negativi, dalle macchine fotografiche ai timbri. Attrezzi di un mestiere ormai profondamente cambiato, proprio come Istanbul.