Cultura/Arte

Il sito di Arslantepe e la nascita dello Stato

6 luglio 2019 Servizio ripreso da Ufficio Cultura ed Informazion Foto: Hittite Monuments

ROMA - Martedì 14 maggio 2019 alle ore 18.30, presso l’Istituto Yunus Emre Centro Culturale Turco di Roma, si terrà la conferenza "Arslantepe e la nascita dello Stato.
Una lunga ricerca archeologica per la ricostruzione di una storia millenaria" della Prof.ssa Marcella Frangipane, Direttrice della Missione Archeologica Italiana ad Arslantepe (Malatya) in Anatolia Orientale (MAIAO) dell’Università di Roma La Sapienza.
È la settima e ultima conferenza del Ciclo sulle Missioni Archeologiche Italiane in Turchia, organizzato dall’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia, sotto l’egida del Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia.
È di grande importanza, e attiva da decenni, la collaborazione tra istituzioni turche e italiane nell’ambito del settore archeologico. Oltre a quella di Arslantepe a Malatya dell’Università di Roma La Sapienza, ci sono la missione di Elaiussa Sebaste a Mersin, gestita sempre da La Sapienza, quella di Karkemish a Gaziantep delle Università di Bologna, Istanbul e Gaziantep, quella di Uºakli Höyük a Yozgat dell’Università di Firenze, quella di Kinik Höyük a Nigde dell’Università di Pavia, quella di Yumuktepe a Mersin e quella di Hierapolis a Denizli, entrambe gestite dall’Università del Salento a Lecce.
La Missione Archeologica Italiana dell’Università di Roma La Sapienza opera nel sito di Arslantepe, Malatya, con continuità da 59 anni (dal 1961), applicando strategie di scavo sistematico estensivo e rigorosamente stratigrafico e innovative metodologie di ricerca interdisciplinare.
Arslantepe, la ‘collina dei leoni’, è un tell, o tepe o höyük, ossia una collina artificiale alta più di 30 metri formatasi per il sovrapporsi ininterrotto di abitati nel corso di più di 6 millenni, a partire almeno dal VI millennio a.C. fino all’età Neo-Ittita (I millennio a.C.) e con una ripresa sporadica dell’occupazione in età tardo romana e bizantina.
Il sito si trova nella fertile piana di Malatya, a pochi chilometri dalla riva occidentale dell’Eufrate, circondato dalle catene montuose dell’Anatolia orientale, all’incrocio tra diverse aree geografiche e culturali.
Le ricerche della missione italiana hanno permesso di portare in luce una sequenza storica millenaria, illuminando un susseguirsi di eventi e processi fondativi che rivelano la ricca e complessa storia della regione e riflettono quella delle grandi civiltà vicino-orientali con cui il sito ha variamente interagito, grazie anche alla sua posizione di confine culturale tra Anatolia, Mesopotamia e Caucaso.
Questa storia ricostruita con pazienza attraverso l’analisi scientifica dettagliata dei resti materiali della vita quotidiana, intrappolati nelle rovine dei tanti abitati distrutti e nuovamente costruiti uno sull’altro, ha in particolare messo in rilievo la nascita nel IV millennio a.C. di una delle più antiche forme di organizzazione statale, l’emergere di un sofisticato sistema amministrativo e burocratico che, pur senza scrittura, teneva sotto controllo e gestiva centralmente l’economia, la circolazione dei beni, e le prestazioni di lavoro, in un complesso monumentale pubblico di grande estensione (più di 3500 mq, nell’area fino ad oggi indagata). Tale complesso costituisce il più antico esempio ad oggi conosciuto di sistema palaziale, con abbondanti materiali in situ che ne rivelano funzionamento e caratteristiche.
Grazie a questi ritrovamenti nel 2004 è stata allestita una grande mostra a Roma ai Mercati di Traiano, intitolata: "Arslantepe, alle Origini del Potere", che ha avuto grande successo di pubblico.
I più recenti ritrovamenti dal 2014 ad oggi, hanno rivelato che il palazzo del IV millennio, sostituendosi a strutture pubbliche templari ed includendo un’area monumentale non religiosa per le udienze del pubblico, costituisce anche il più antico esempio di esperimento di laicizzazione del potere. Questo complesso monumentale, in un eccezionale stato di conservazione, con muri in mattoni crudi ancora alti più di 2 metri e con intonaci originali e pitture parietali in situ, è oggi protetto e visitabile, ed è in attesa di essere riconosciuto patrimonio UNESCO dell’umanità.