Cultura/Arte

Il Tramonto degli Imperi 1918-2018: convegno di interesse

17 novembre 2018 P.In/Turchia Oggi Foto: Yunus Emre Enstitusu

ROMA – Il Centro Culturale Turco (Yunus Emre Enstitusu) non finisce mai di stupire né finisce mai di stupire la sua direttrice, Sevim Aktas, grazie alla quale – in virtù di un’alta professionalità, esperienza e preparazione - si è potuto in questi anni godere di tutto quanto attiene alla Turchia sia dal punto di vista prettamente artistico che da quello culturale nel senso più ampio della parola. Ma ora il Centro – la cui sede si trova presso palazzo Lancellotti a Roma – è andato ancora più in là puntando in una direzione tutta nuova e affrontando un tema di particolare interesse: quello storico.
In collaborazione con l’Università degli Studi Internazionali (Unit) e con l’Istituto Italiano di Studi Germanici, Sevim Aktas ha dato vita infatti ad un convegno, dal tema “Il tramonto degli Imperi 1918-2018”, che non poteva non raccogliere l’adesione di numerosi accademici, italiani e stranieri, sensibili ad un argomento che - sia pure sviscerato in lungo e in largo specie ora che si sono celebrati i cento anni dalla fine della 1° Guerra Mondiale – nasconde ancora molti punti oscuri e molte ambiguità di interpretazione storica.
In un’epoca in cui la dissacrazione culturale - ad opera principalmente di televisioni generaliste, di reality e videogames - è un tutt’uno con l’ignoranza soprattutto tra i più giovani, gli interventi degli oratori che si sono succeduti nel corso dei lavori sono stati determinanti per comprendere come e perché (quindi le cause) Imperi potentissimi in Europa – da quello austro-ungarico e tedesco a quello russo e turco - siano crollati per fare posto ad un altro, al di là dell’Atlantico: gli Stati Uniti.
Dopo una introduzione di Giacomo Marramao sul significato di Impero, Stéphane Pesnel, Lutz Klinkhammer, Roberto Valle e Giorgio Del Zanna hanno però voluto aggiungere – per il compiacimento di un attento uditorio - qualcosa in più a quanto già si sapeva, ciascuno offrendo un proprio punto di vista utilissimo comunque per capire cosa abbia portato alla fine di grandi Stati, prima ancora che per colpa di una guerra perduta.
I prodromi della decadenza dell'ancien régime del resto erano nell’aria da tempo, in particolare nell’Austria-Ungheria ed in Turchia a causa delle rivendicazioni nazionalistiche; e nella Russia - Paese retrogrado e fondamentalmente agricolo, già in preda ad una continua ed inesorabile decadenza risoltasi nel 1917 con la Rivoluzione di Ottobre - a causa di altre  rivendicazioni ma questa volta tutte a carattere social-rivoluzionario.
 In quanto alla Germania – o meglio alle ambizioni del kaiser Guglielmo II che della Drang nasch Osten e dell’espansionismo tedesco verso l’Europa orientale aveva fatto il perno della sua strategia – Berlino non poteva certo andare diritto per la sua strada senza scontrarsi con altre ambizioni, nella fattispecie con quelle dell’Inghilterra che mal sopportava il“nuovo corso” e la Welt politik degli eredi di Federico II di Prussia. Il tutto incarnato nella celebre frase del Cancelliere Bernard Bulow secondo il quale la Germania avrebbe potuto assumere la posizione di Arbiter Mundi. Una espressione ripresa dal padre della Marina da guerra tedesca Alfred von Tirpitz a detta del quale il futuro tedesco stava nell’acqua. Come dire cannoniere.
In realtà l’Europa era già in guerra prima ancora che l’arciduca Ferdinando fosse assassinato a Sarajevo, prima ancora che le grida della gente “Nach Paris!”, “à Berlin!” precedessero il rombo della grande Berta. L’attentato del 28 giugno 1914 ad opera di un membro dell’organizzazione della “Mano Nera” aveva solo fatto precipitare gli eventi. Il resto si riassume in una guerra durata quattro sanguinosi anni e nella sconfitta degli Imperi centrali. La conferenza della Pace di Parigi - con le sue conclusioni imposte dallo schizofrenico nonché inflessibile presidente americano Woodrow Wilson - sarà poi la premessa al secondo conflitto mondiale e ad un capovolgimento delle potenze. Alla base di ogni belligeranza ad ogni modo ci sono sempre stati (e ci sono putroppo) pesanti contrasti economici. Nel merito ce ne hanno dato una testimonianza nelle loro lectio magistralis Giovanna Cigliano e Giampaolo Conte prima ancora di lasciare la parola ad Alberto Basciani con le sue conclusioni.
Per la cronaca da segnalare, nella tre giorni dei lavori, gli interventi di Ciro Sbailò, Antonella Ercolani, Alfredo Breccia, Antonio Macchia, Andrea Frangioni, Alessandro Vitale, Stefano Procaci, Angelo Iacovella, Giovanni Codevilla, Francesco Leccese, Massimiliano Valente. Moderatori nell’ordine Sevim Aktas, Alessandro De Nisco, Francesco Bonini, Silvio Berardi e Mariagrazia Russo.
Chiusura del convegno presso l’Istituto Germanico a Villa Sciarra: a parlare Domenico Conte, Marino Freschi e Giuseppe Raciti. Moderatrice, Roberta Ascarelli.
Da ultimo tavola rotonda con Carlo Galli, Ernesto Galli della Loggia, Francesco Guida, Luciano Pellicani e Fulvio Tessitore.