Cultura/Arte

Ritorno al passato....

domenica 22 ottobre 2017 Carlo Marsili/Turchia Oggi Foto: Campisano Editore

ROMA - Bisogna dare atto innanzi tutto a Gabriele Morrione di un grande coraggio . Cimentarsi nel portare alla ribalta una città come Istanbul , dalle mille suggestioni certo , ma anche dalle mille sfaccettature , è un’impresa che fa tremare i polsi .
C’è il rischio di tralasciare sempre qualcosa , di non dare il dovuto risalto alle tante meraviglie e ai tanti orizzonti della città , di trascurare qualche particolare importante . Soprattutto quando ci si pone l’obiettivo , come in questo caso , di realizzare un sogno durato quarant’anni nel quale storia , architettura , letteratura , immagini , si sono indelebilmente sovrapposte . Da Costantinopoli , il cui destino era segnato sulla ruota del tempo , fino alla Istanbul ottomana e poi repubblicana . Fino a quella odierna , la megalopoli che della Turchia è la sintesi perché ne raccoglie confusamente tutti gli aspetti e le contraddizioni .
Come egli stesso ricorda , Morrione ha visitato Istanbul per la prima volta nel 1973 , appena laureato in architettura e da quella volta , affascinato dalla città , ne ha fatto l’obiettivo delle sue ricerche , delle sue fotografie , producendo migliaia di immagini collegandole a libri , incisioni , cartoline : da qui nasce questo meraviglioso libro che è anche la storia della vita del suo autore . Particolarmente toccante , secondo me , la prima parte , dedicata a Istanbul e il Mare . Inevitabilmente . Che sarebbe Istanbul senza il Bosforo e il Corno d’Oro ? Una città qualunque .
Morrione parte quindi dalla realtà imperiale della Turchia , che approfondisce attraverso scritti particolarmente significativi ed immagini bellissime . Un excursus storico dell’Impero Ottomano , da AyaSòfia alle grandi moschee , dalle opere di Sinan  - cui giustamente è dedicato grande spazio – al Gran Serraglio di Topkapi con fotografie assolutamente straordinarie . E inevitabilmente le bellezze ma anche il significato sociale del Gran Bazar e di quello delle Spezie ,  i Cimiteri con le regole precise dettate dal Corano , le vecchie abitazioni  in legno ormai quasi scomparse , le stazioni ferroviarie e il fascino dell’Orient Express , le Fontane con tutto il loro significato anche religioso , il Ponte di Galata .
Nella galleria culturale , tra i personaggi indimenticabili legati alla Città , ne seleziona tre : Pierre Loti , fattosi turco per amore ( beh , ho un illustre predecessore  ) ,  Raimondo d’Aronco , che ci ha lasciato una Villa Tarabya ahimè ormai completamente recintata  per evitare cadute di pareti , e Ara Guler , il più famoso fotogiornalista turco dei nostri tempi , di cui alcune immagini sono riprodotte nel libro .
C’è anche una parte dedicata alla Religione , che Morrione vede con gli occhi non di credente ,  ma quale ricerca di sensazioni di pace personale e di equilibrio spirituale .
E infine la Istanbul di oggi attraverso le sue botteghe , i gatti ( cani) , i mestieri di strada , i murales , i parchi ( che purtroppo si vanno riducendo ) , le persone . Insomma , un grande affresco che la dimensione del libro contribuisce a rendere efficacemente un’opera d’arte .
Ma ciò di cui soprattutto Morrione è curioso è la società turca , ed è il suo approfondimento che l’ha spinto , più ancora dei monumenti , al suo continuo ritornare ad Istanbul .
I turchi si sentono occidentali  ma una parte del loro cuore guarda ad oriente . Non possono  evitare il conflitto tra modernità e tradizione . Sono in qualche modo malinconicamente  lacerati . Nel 1923 sono rinati come se fossero  venuti dallo spazio . In un giorno hanno cambiato tutto ma il passato continua a pesare .
E allora possiamo chiederci : quanto di questo passato pesa oggi , quanto di esso è ritornato ?
Quando si dice che la società turca sta affrontando  una crisi di identità , essa va esaminata non solo e non tanto sotto l’aspetto della multiformità etnica , che pure è rilevante , quanto soprattutto sotto quello religioso . O per meglio dire , visto che l’islam è condiviso da quasi tutta la popolazione , sotto l’aspetto del fossato che separa religiosi e laici .
E’ un fenomeno non solo turco , ma mentre in molti altri Paesi gli uni e gli altri hanno raggiunto un compromesso , in Turchia siamo ancora lontani . La Turchia laica delle coste e quella conservatrice dell’Anatolia profonda , l’educazione scientifica e le moschee , il parrucchiere due o tre volte la settimana e il velo islamico , la minigonna e l’impermeabile fino ai piedi , il raki e l’aranciata , i quartieri alla moda e le periferie urbane , il mondo parcamente benestante di ieri e quello neoricco di oggi aperto alla nuova classe media , donne che escono liberamente e donne sottoposte allo stretto  controllo familiare e sociale , la provincia che vuole un Paese conservatore e le grandi città che lo vogliono sempre meno.
Rendendo omaggio a Istanbul , Morrione rende omaggio all’intera Turchia , di cui coglie con grande intuizione tutta l’essenza . La Turchia di Morrione è una Turchia dinamica nella sua storia secolare e il suo libro è quindi anche un libro politico . Forse Morrione non avrebbe voluto  , e infatti non entra direttamente in questa materia ,  ma inevitabilmente su queste pagine aleggia lo spirito di Ataturk con i suoi ottanta anni di stretta laicità , e la nuova Turchia di Erdogan , appena quattordicenne ma intenzionata  a celebrare -  nell’ormai non lontano 2023 -  il centenario della Repubblica .
E’ una Turchia che continua  per tante ragioni a far parte della storia d’Europa ma che non è ancora riuscita a diventarne membro a tutti gli effetti . Con nostro rammarico , il vento della crisi soffia sulle relazioni con l’Unione Europea , in particolare Germania , Olanda , Austria ma non solo . Tuttavia nessuna delle due parti può ignorare che più del 40% dei rapporti commerciali di Ankara ha luogo con la UE , e che dalla UE proviene il 70% degli investimenti dall’estero .
Noi vogliamo la Turchia in Europa e quindi vogliamo che il dialogo riprenda , che gli errori che entrambe le parti hanno commesso e stanno commettendo vengano sanati al più presto . L’UE ha sbagliato bloccando i principali capitoli del negoziato di adesione fin dal 2006 ; ha sbagliato a farsi tenere sotto scacco dall’amministrazione greco-cipriota ; a non voler aprire almeno i capitoli 23 e 24 attinenti giustizia , diritti fondamentali , libertà e sicurezza ; a non aggiornare l’accordo di unione doganale che beneficerebbe entrambe le parti ; sbaglia a non abolire il visto di ingresso per i Turchi nell’area Schengen , dove da anni entrano più o meno tutti , regolari o irregolari , ma i Turchi no : nonostante che l’accordo sui migranti - voluto in prima istanza dalla Germania -funzioni , con sollievo dell’intera Europa .
La Turchia , dal canto suo , deve meglio comprendere che le misure eccezionali dello stato di emergenza , sia pure motivate dal tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016 , andrebbero abolite;  e che il referendum costituzionale del 16 aprile 2017 non può significare  semplicemente  la vittoria totale di metà della società turca sull’altra metà , perché democrazia significa anche dialogo e compromesso , soprattutto in una società profondamente divisa quale quella turca .
L’ancoraggio indissolubile della Turchia all’Europa ha come altra faccia della medaglia l’ancoraggio della Turchia alla NATO . In questo quadro ci preoccupa il deterioramento dei rapporti tra Ankara e Washington anche se io trovo comprensibile il fatto che talvolta la Turchia sia costretta a giochi di equilibrio data la sua particolare posizione geostrategica .
La Turchia , infatti , è sotto attacco da parte del terrorismo PKK , di quello Jihadista , di quello FETO . Attraversa un periodo particolarmente difficile anche in conseguenza della guerra in Siria,  dell’instabilità dell’Iraq , del gioco delle Potenze in Medio Oriente dalla Russia all’Iran dagli Stati Uniti a Israele all’Arabia Saudita .  Giochi non chiari , come furono – e qui mettiamo da parte il politicamente corretto - quelli che nel 2011 portarono all’attacco alla Libia di Gheddafi contro tutti gli interessi italiani , e di quello fu responsabile il fuoco amico e non quello di ipotetici avversari .
In questo quadro internazionale così confuso , così diverso da quello della Guerra Fredda quando ognuno sapeva da che parte stare , è inevitabile che nulla possa essere dato per scontato , se non un punto : e cioè che la Turchia ha bisogno dell’Europa  quanto l’Europa  ha bisogno della Turchia : qualsiasi considerazione e qualsiasi prospettiva di politica internazionale non può che partire da questo immutabile presupposto .
Questo il libro di Morrione lo lascia bene intendere  perché ripercorrendo la storia della Turchia ripercorre al tempo stesso quella dell’Europa .
Credo che tutti gli dobbiamo essere grati per avercelo confermato con un volume straordinariamente bello e straordinariamente interessante.  GRAZIE

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Gabriele Morriore
"Istanbul, Immagine e memoria della città ottomana"
Campisano Ediorre
Pag. 560