Cronaca

Erdogan l'africano

domenica 7 novembre 2021 Servizio ripreso da Giuseppe Gagliano/Start Magazine Foto: Pixers

ROMA - Come la Cina e la Russia stanno sempre più volgendo la loro attenzione all’Africa per le immense risorse presenti in funzione antifrancese e antiamericana allo stesso modo la Turchia sta attuando una politica di proiezione di potenza analoga e speculare per certi versi a quella cinese.
Infatti, a partire dal 1998 la Turchia ha posto in essere una politica di apertura all’Africa con lo scopo di incrementare le relazioni economiche, politiche e culturali. Un altro passo significativo risale al 2003 quando la Turchia è entrata a far parte dell’unione africana come osservatore. Infine nel 2008 la Turchia è diventato un vero e proprio partner strategico con l’Africa.
In quale modo la Turchia è riuscita a penetrare all’interno dell’Africa?
In primo luogo attraverso lo strumento diplomatico: il presidente turco non solo ha visitato più di 30 paesi africani dal 2004 in poi ma i suoi tour africani sono diventati annuali consentendogli di aprire numerose ambasciate africane (per l’esattezza 19). Naturalmente ogni visita di natura diplomatica del presidente turco è strettamente legata alla stipula di accordi di natura commerciale.
Il secondo strumento attraverso il quale la Turchia penetra in Africa è appunto quello economico. La realizzazione dell’agenzia di aiuto allo sviluppo Tika è certamente il suo strumento strategico per eccellenza perché consente di consolidare la cooperazione turca in Africa.
Nello specifico infatti gli aiuti pubblici turchi passano proprio attraverso questa agenzia che naturalmente si rivolge a progetti relativi alla comunità musulmana presente in Africa. Opera in 37 paesi e il suo centro è in Senegal. Uno dei più evidenti successi di questa agenzia è la concessione per 25 anni in Senegal per la gestione dell’aeroporto internazionale Blaise-Diagne (AIBD) da parte del gruppo turco Summa e Limak.
Un altro strumento di influenza economica certamente è rappresentato dalla Turkish Airlines nel settore delle compagnie aeree africane. Infine il fatto che la Turchia stia organizzando forum economici-come ad esempio il forum Turchia-ECOWAS -dimostra la centralità che ormai l’Africa ha acquistato per la politica estera turca.
Il terzo strumento di influenza turca in Africa è rappresentato dalla religione islamica attraverso, per esempio la costruzione di moschee e scuole coraniche nell’Africa occidentale (una strategia analoga e perseguita dalla Cina attraverso gli istituti Confucio).
Grazie queste istituzioni la Turchia vuole sempre più influenzare le elites africane, ma soprattutto vuole impedire che il suo avversario Gülen – presente in Africa – possa rappresentare un pericolo, una minaccia per l’egemonia turca. Proprio per questo il presidente turco ha deciso di affidare alla fondazione Maarif la gestione delle scuole coraniche poiché questa fondazione è politicamente molto vicina all’attuale governo turco. Una strategia simile è perseguita dalla Turchia in Mali per esempio attraverso l’alto consiglio islamico maliano.
Ebbene, alla luce di questa breve riflessione, qual è il paese europeo che fino a questo momento ha avuto i maggiori danni dall’influenza turca? Certamente la Francia.
Infatti, attraverso l’agenzia informativa Anadolu, la Turchia – attraverso una intelligente guerra informativa -critica in modo sistematico e capillare tutte le iniziative francesi presenti nell’Africa occidentale. Allo scopo di rafforzare la sua guerra informativa antifrancese l’agenzia turca ha creato una rubrica dedicata alla islamofobia presente in Africa attraverso la quale la Turchia denuncia la presenza di un vero e proprio odio islamico fomentato dai francesi nell’Africa occidentale. Sempre attraverso la guerra informativa posta in essere da questa agenzia la Turchia alimenta il sentimento anticoloniale africano nei confronti dei francesi. Infatti, rafforzare il sentimento antifrancese da parte turca in Africa, non fa altro che delegittimare la presenza francese nel continente africano.