Cronaca

Il vertice Ue apre al dialogo con Ankara

mercoledì 26 marzo 2021 Servizio di Anais Ginori/la Repubblica Foto: Internet

PARIGI - Doveva essere il vertice europeo della resa dei conti con la Turchia dopo un 2020 di massima tensione. Lo scorso dicembre i capi di Stato e di governo dell'Ue avevano preparato delle sanzioni contro Ankara alla luce delle azioni "illegali e aggressive", con l'obiettivo di metterle in atto se necessario nel Consiglio previsto in primavera. E invece la riunione a distanza dei 27 ha sospeso tutto. E ha anzi dato il via libera a nuovi finanziamenti a Recep Tayyip Erdogan per la gestione dei rifugiati, dopo i 6 miliardi di euro già stanziati con l'accordo del 2016.
Cos'è cambiato? Dall'inizio dell'anno, Ankara ha lanciato quella che i diplomatici francesi chiamano “offensiva di charme” con alcune mosse, come la ripresa del dialogo con la Grecia a fine gennaio per risolvere la disputa sulle zone di trivellazione nel Mar Egeo. La Turchia ha intanto sospeso le esplorazioni della sua nave "Oruç Reis", la cui presenza durante l’estate era stata vista come una provocazione da Atene, con la Francia che aveva mobilitato le sue navi a difesa della sovranità marittima greca.
Erdogan ha anche sospeso la guerra di insulti contro Emmanuel Macron. L'anno scorso aveva accusato il suo omologo di avere “problemi mentali”, invitando i francesi a “sbarazzarsi di lui”. Il presidente turco aveva poi lanciato anatemi contro la Francia dopo la ripubblicazione delle vignette di Charlie Hebdo e l'approvazione delle legge contro il separatismo islamico. Erdogan aveva addirittura paragonato la condizione dei musulmani francesi a quelli degli ebrei durante l'Occupazione nazista.
“Siamo su uno slancio positivo e non ci sarebbe motivo di cassarlo”, commenta uno sherpa di Macron ricordando: “Quando abbiamo dovuto mostrare i denti in dicembre, lo abbiamo fatto”. Le prove di dialogo lanciate dal Sultano vengono accompagnate da molta prudenza. “Questi inizi di segnali - prosegue la fonte dell'Eliseo - sono registrati con molte condizionalità per assicurarsi che questo slancio leggermente più positivo continui nei mesi a venire”. A Parigi viene sottolineato che la Turchia non ha ostacolato il recente processo di riconciliazione nazionale in Libia. Sul piano interno, c'è stato anche l'avvio di una riforma del sistema giudiziario per tenere conto delle obiezioni europee. 
Altri segnali in arrivo dalla Turchia sono meno positivi. Qualche giorno fa, la Turchia ha deciso di ritirarsi dalla Convenzione europea contro la violenza sulle donne, scatenando un'ondata di proteste da Washington alle capitali europee. La nuova amministrazione di Joe Biden, che appare meno incline a perdonare tutto all'alleato turco rispetto a Donald Trump, ha espresso preoccupazioni per un eventuale divieto del partito filo-curdo Hdp, il secondo partito di opposizione del Paese. "Non è un segreto che abbiamo delle differenze con la Turchia", ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken durante i colloqui alla Nato di questa settimana. Ma sia gli americani che gli europei si rifiutano di tagliare i legami con Ankara. "La Turchia - ha aggiunto Blinken - è un alleato da tempo ed è nostro interesse mantenerlo ancorato nella Nato".
Lo stesso Macron sostiene ora di aver "notato dall'inizio dell'anno una volontà da parte di Erdogan di riprendere il dialogo”. Macron ha aggiunto: “Voglio credere che sia possibile”. In un’intervista rilasciata per un documentario francese dedicato a Erdogan, il leader di Parigi ha aperto subito un altro fronte, paventando possibili "tentativi di interferire” della Turchia nelle elezioni presidenziali francesi del 2022, un'accusa che Erdogan ha già affrontato in Germania quando ha chiesto agli elettori turco-tedeschi di votare contro il partito di Angela Merkel nel 2017.
Nel documentario, titolo Il Sultano che sfida l’Europa, le telecamere della tv francese riprendono una videochiamata tra i due leader. Erdogan, seduto come una sfinge da solo nel suo ufficio, esordisce chiedendo a Macron di togliersi la mascherina. “Ora non posso farlo perché ci sono altre persone vicino a me” precisa il capo di Stato mostrando i suoi collaboratori. È probabile che nei prossimi mesi il gioco delle maschere continuerà.

 

 

 

 

 

Cos'è cambiato? Dall'inizio dell'anno, Ankara ha lanciato quella che i diplomatici francesi chiamano “offensiva di charme” con alcune mosse, come la ripresa del dialogo con la Grecia a fine gennaio per risolvere la disputa sulle zone di trivellazione nel Mar Egeo. La Turchia ha intanto sospeso le esplorazioni della sua nave "Oruç Reis", la cui presenza durante l’estate era stata vista come una provocazione da Atene, con la Francia che aveva mobilitato le sue navi a difesa della sovranità marittima greca.

 

Erdogan ha anche sospeso la guerra di insulti contro Emmanuel Macron. L'anno scorso aveva accusato il suo omologo di avere “problemi mentali”, invitando i francesi a “sbarazzarsi di lui”. Il presidente turco aveva poi lanciato anatemi contro la Francia dopo la ripubblicazione delle vignette di Charlie Hebdo e l'approvazione delle legge contro il separatismo islamico. Erdogan aveva addirittura paragonato la condizione dei musulmani francesi a quelli degli ebrei durante l'Occupazione nazista.

“Siamo su uno slancio positivo e non ci sarebbe motivo di cassarlo”, commenta uno sherpa di Macron ricordando: “Quando abbiamo dovuto mostrare i denti in dicembre, lo abbiamo fatto”. Le prove di dialogo lanciate dal Sultano vengono accompagnate da molta prudenza. “Questi inizi di segnali - prosegue la fonte dell'Eliseo - sono registrati con molte condizionalità per assicurarsi che questo slancio leggermente più positivo continui nei mesi a venire”. A Parigi viene sottolineato che la Turchia non ha ostacolato il recente processo di riconciliazione nazionale in Libia. Sul piano interno, c'è stato anche l'avvio di una riforma del sistema giudiziario per tenere conto delle obiezioni europee. 

 

Altri segnali in arrivo dalla Turchia sono meno positivi. Qualche giorno fa, la Turchia ha deciso di ritirarsi dalla Convenzione europea contro la violenza sulle donne, scatenando un'ondata di proteste da Washington alle capitali europee. La nuova amministrazione di Joe Biden, che appare meno incline a perdonare tutto all'alleato turco rispetto a Donald Trump, ha espresso preoccupazioni per un eventuale divieto del partito filo-curdo Hdp, il secondo partito di opposizione del Paese. "Non è un segreto che abbiamo delle differenze con la Turchia", ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken durante i colloqui alla Nato di questa settimana. Ma sia gli americani che gli europei si rifiutano di tagliare i legami con Ankara. "La Turchia - ha aggiunto Blinken - è un alleato da tempo ed è nostro interesse mantenerlo ancorato nella Nato".

 

Lo stesso Macron sostiene ora di aver "notato dall'inizio dell'anno una volontà da parte di Erdogan di riprendere il dialogo”. Macron ha aggiunto: “Voglio credere che sia possibile”. In un’intervista rilasciata per un documentario francese dedicato a Erdogan, il leader di Parigi ha aperto subito un altro fronte, paventando possibili "tentativi di interferire” della Turchia nelle elezioni presidenziali francesi del 2022, un'accusa che Erdogan ha già affrontato in Germania quando ha chiesto agli elettori turco-tedeschi di votare contro il partito di Angela Merkel nel 2017.

Nel documentario, titolo Il Sultano che sfida l’Europa, le telecamere della tv francese riprendono una videochiamata tra i due leader. Erdogan, seduto come una sfinge da solo nel suo ufficio, esordisce chiedendo a Macron di togliersi la mascherina. “Ora non posso farlo perché ci sono altre persone vicino a me” precisa il capo di Stato mostrando i suoi collaboratori. È probabile che nei prossimi mesi il gioco delle maschere continuerà.