Cronaca

Controllo della Guardia Cos. libica

martedì 21 ottobre 2020 Servizio ripreso da Gianluca di Feo/la Repubblica Foto: Avvenire

ROMA - Le Forze armate turche hanno cominciato l’addestramento della Guardia costiera libica. Ed è un altro colpo alla nostra influenza su Tripoli, perché finora questa attività veniva svolta dalla missione militare italiana.
L’annuncio è stato fatto ufficialmente ieri dal ministero della Difesa di Ankara, che ha anche diffuso le foto delle lezioni. Con una piccola beffa: le immagini mostrano come i turchi tengano i corsi su due delle motovedette donate dall’Italia alle autorità di Tripoli nell’autunno 2018.
L’iniziativa rischia di avere un notevole impatto sulla situazione nel Canale di Sicilia. Il contingente di Erdogan così può cercare di influire sul controllo sul flusso dei migranti: in pratica, diventano sempre più capaci di decidere se fermare i barconi o lasciarli partire. Un’avanzata graduale, che è cominciata a gennaio con le prime operazioni dei marines turchi al fianco della Guardia Costiera locale per bloccare i trafficanti e riportare indietro i disperati in viaggio verso l’Europa.
Adesso la presenza dei militari di Ankara si estende anche all’istruzione, che dal 2018 veniva condotta in acque internazionali dalla flotta della missione europea Sophia – sospesa un anno fa e poi chiusa – mentre in Libia se ne occupavano nuclei della Guardia di Finanza e dalla Marina militare.
Il nostro governo ha sempre considerato strategica la supervisione della Guardia costiera di Tripoli, tanto che nel Decreto Missioni approvato a giugno era previsto di potenziare la spedizione, destinando altri uomini e mezzi nel corso del 2020. In particolare, era stato deciso di allestire un cantiere per la riparazione delle vedette e di una scuola stabile per preparare gli equipaggi. Nonostante l’annuncio di Ankara, fonti della nostra Difesa spiegano che il supporto alla Libia prosegue secondo i piani stabiliti, confermati anche durante recenti incontri con le autorità politiche locali.
Forse il punto chiave è questo: il tentativo turco di disturbare le relazioni tra Italia e Libia. Proprio oggi infatti è attesa a Roma una delegazione del governo di Tripoli guidata dal ministro dell’interno Fathj Bashaga. Ankara d’altronde ha una presenza fortissima in Tripolitania, con soldati, artiglierie e carri armati schierati in porti e aeroporti: un’armata decisiva nel respingere l’offensiva del generale Haftar. E nel suo comunicato ricorda: “i due secoli di amicizia tra i due Paesi”. Come a dire: c’eravamo prima degli italiani.
Non è un caso: i militari di Erdogan presenti in Nord Africa hanno adottato un simbolo evocativo. Riproduce una celebre di foto del giovane Ataturk, il padre della Turchia moderna, con la pipa in mano mentre guida la resistenza contro gli italiani nel 1911. In alcuni degli stemmi, indossati oggi sopra le uniformi, c’è il nome turco della provincia libica di allora, con la data “1910”, ossia prima dell’inizio dell’avventura coloniale sabauda. Il tutto sotto una frase dello stesso Ataturk: “Soldati, il vostro primo obiettivo è il Mediterraneo. Avanti!”