Cronaca

Arrestato l'emiro dell'Isis

martedì 2 settembre 2020 Servizio ripreso da Marco Ansaldo/la Repubblica Foto: Jazeera

ISTANBUL - Nel vortice delle varie guerre in cui la Turchia è impegnata - Sud est dell’Anatolia (cioè il Kurdistan turco), Siria, Libia, e ora in un possibile fronte anche per l’aspro confronto in atto con la Grecia sulle isole così vicine alla sua costa – il Governo di Ankara sta contemporaneamente portando avanti da tempo un’ampia operazione antiterrorismo.
Ieri ha così annunciato, attraverso il ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, l’arresto dell’“emiro dell’Isis in Turchia”.
Da diversi anni il Paese della Mezzaluna è attraversato in lungo e in largo da vari gruppi jihadisti. Fino al 2019 però, il cosiddetto Stato Islamico non aveva una sede stanziale in Turchia, se non basi sporadiche, pronte a essere smantellate all’occorrenza, per essere piazzate subito altrove. L’emiro, già individuato altre volte, è stato ora catturato a sud di Adana, la grande città al confine con la Siria. Con lui sono state arrestate altre 11 persone. Nella perquisizione del covo, un hotel che fungeva anche da abitazione, sono stati trovati materiali digitali e computer, oltre a una serie di kalashnikov. Le autorità turche ritengono che il gruppo di jihadisti avesse in preparazione diversi attentati.
L’operazione anti-terrorismo, contestata via Twitter da alcuni utenti in Turchia che agitano il sospetto di una speculazione politica governativa, si è svolta in grande stile. Mahmut Ozden è considerato da Ankara il comandante più alto in grado dello Stato islamico nel Paese. E’ stato trovato in possesso di piani per compiere attentati contro luoghi turistici e figure politiche. Queste ultime, da quanto emerso, avrebbero dovuto essere sequestrate da bande organizzate, per poi essere trasferite in Siria, avviando così trattative con il governo guidato da Recep Tayyip Erdogan. Da Adana, l’emiro terrorista è stato portato a Istanbul, nel carcere di Silivri, per essere interrogato. Lo scorso aprile, per altri reati, Ozden era stato condannato a 6 anni e 3 mesi di prigione dal tribunale di Ankara.
Dopo l’annuncio fatto su Twitter, il ministro Soylu ha quindi convocato una conferenza stampa in cui ha fornito altri dettagli dell’operazione. "Ozden aveva contatti continui con i membri dell’Isis in Iraq e in Siria - ha spiegato il responsabile degli Interni – e da questi Paesi riceveva ordini su come e dove portare attacchi in territorio turco”. Al raid hanno partecipato forze di intelligence, che hanno preparato la rete per arrivare all’individuazione del terrorista e dei suoi uomini, e del controterrorismo turco.
All'arresto di Ozden si è infatti giunti attraverso le informazioni ricevute da Huseyin Sagir, altro quadro dell'organizzazione finito nella rete della polizia, e in stretto contatto con l’emiro. I suoi interrogatori avrebbero fornito nuove informazioni, con l’ammissione di attentati anche a Istanbul. Lo scorso 19 luglio le forze dell’ordine avevano arrestato nella metropoli sul Bosforo 27 persone legate a gruppi terroristici pronti a sferrare attacchi in città. Il cosiddetto Stato Islamico ha già condotto diverse azioni in Turchia. La più eclatante, quella nella notte del 1 gennaio 2017 quando nella celebre discoteca Reina, che si affacciava proprio sulle acque (ora è stata distrutta) nella parte europea di Istanbul, un terrorista uzbeko legato all’Isis uccise 39 persone a colpi di kalashnikov mentre stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno.