Cronaca

Navi militari francesi nel Mediterranro Orientale

13 agosto 2020 Servizio di Antonello Scott/Il Sole 24 Ore Foto: Il Sole 24 Ore/Reuters

PARIGI - «Nel Mediterraneo orientale la situazione è preoccupante - twitta Emmanuel Macron -. Le decisioni unilaterali della Turchia in tema di esplorazioni petrolifere provocano tensioni. Devono spegnersi, per permettere un dialogo pacifico tra Paesi vicini, e alleati Nato».
Un dialogo che il presidente francese, in ogni caso, attende passando all’azione: «Ho deciso di rinforzare temporaneamente la presenza militare francese nel Mediterraneo orientale, nei prossimi giorni, in cooperazione con i partner europei, Grecia inclusa». La replica, immediata, del presidente turco Recep Tayyep Erdogan è una sferzata alla grandeur francese: «Nessuno dovrebbe vedersi ingrandito come un gigante nello specchio - ha detto il raìs senza neppure nominare Parigi ma accennando ai «passi falsi» di un Paese «che non ha neppure una costa nel Mediterraneo orientale». A noi «non interessa fare spettacolo davanti alle macchine fotografiche», ha aggiunto il presidente turco riferendosi al viaggio di Macron a Beirut, neanche due giorni dopo la terribile esplosione del 4 agosto scorso: «Macron e compagnia vogliono ristabilire l’ordine coloniale» in Libano.
Il presidente turco ha però aggiunto che la soluzione può venire soltanto dal dialogo e dal negoziato. Ankara, ha voluto chiarire Erdogan, non cerca avventure «non necessarie» nel Mediterraneo, né tensioni: «Possiamo trovare una via d’uscita vincente per tutti, nell’interesse di tutti».
La tensione tra Grecia e Turchia, accesa dalla corsa al controllo dei ricchi giacimenti di gas scoperti in questi ultimi anni nel Mediterraneo orientale, si inserisce in uno scenario più antico ed esplosivo, perché mediorientale e nordafricano. O meglio, in un intrico di scenari spesso contrapposti, come le rivendicazioni di diritti economici esclusivi sulle stesse acque. Gli attori sono Israele, Libia, Egitto, Libano, Cipro, Turchia, Grecia. Insieme alle compagnie straniere già presenti nell’area: europee, russe, americane.
Macron, che per primo si è fatto vedere a Beirut subito dopo la drammatica esplosione, e che ha Total tra i protagonisti delle esplorazioni al largo della costa libanese in un consorzio di cui fanno parte anche Eni e la russa Novatek, aveva parlato mercoledì al telefono con il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis: mettendolo a parte, comunica l’Eliseo, «della propria preoccupazione» e «ricordando l’importanza di un appianamento delle attuali divergenze attraverso il dialogo». Macron avrebbe quindi sottolineato a Mitsotakis la necessità «di una più ampia concertazione tra Grecia e Turchia», accogliendo positivamente a questo riguardo l’iniziativa di mediazione avviata dalla Germania.
«Al fine di comprendere meglio la situazione in questa regione - continua il comunicato dell’Eliseo - e di marcare la sua volontà di far rispettare il diritto internazionale, il presidente ha deciso di rinforzare provvisoriamente la presenza militare francese» nell’area. Si tratta della fregata «Lafayette» e di due caccia «Rafale», precisa il ministero della Difesa francese. Già il mese scorso Macron aveva ipotizzato sanzioni europee contro la Turchia a causa delle «violazioni» della sovranità greca e cipriota, nelle rispettive acque territoriali.