Cronaca

Battaglia tra siriani e turchi a Idlib: morti

lunedì 3 febbraio 2020 Servizio ripreso da La Stampa Foto: MasterX-lulm

BEIRUT - La guerra in Siria ha visto nella notte il primo scontro diretto fra le forze armate della Turchia e quelle governative siriane.
L’artiglieria di Bashar al-Assad ha colpito nella notte una colonna dell’esercito turco che prendeva posizione lungo l’autostrada Aleppo-Lattakia, vicino alla cittadina di Sarabiq, in provincia di Idlib. E’ un obiettivo strategico che i governativi vogliono conquistare per impadronirsi delle più importanti vie di comunicazione nel Nord-Ovest. Il bombardamento ha causato la morte di 4 soldati turchi e il ferimento di altri 9. La risposta è stata massiccia. Artiglieria e lanciarazzi, e forse anche cacciabombardieri F-16, hanno preso di mira le postazioni siriane lungo tutto il fronte di Idlib. La Siria ha detto di aver perduto “6 soldati”. Fonti turche parlano di 30-35 militari governativi “neutralizzati” e “40 obiettivi colpiti”.
Di prima mattina ha parlato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Ha detto che la rappresaglia “continuerà” per mettere “in sicurezza il nostro Paese” e aiutare “i fratelli siriani”, cioè i ribelli della provincia di Idlib, e ha chiesto alla Russia di “non mettersi di mezzo”. Poi si è detto pronto a parlare con Vladimir Putin per evitare una escalation fuori controllo.
E’ la più grave crisi dal novembre 2015, quando un Su-24 russo venne abbattuto da un F-16 turco proprio lungo la frontiera con la provincia di Idlib. Adesso le forze governative hanno messo a segno una avanzata rapida nella provincia, sono a 3 chilometri da Sarabiq e a 17 dal capoluogo, e puntano a riconquistare i tratti autostradali della M5 Hama-Aleppo e della M4 Lattakia-Aleppo. La provincia è difesa da formazioni ribelli filo-turche, dal gruppo jihadista Hayat al-Tahrir al-Sham, legato ad Al-Qaeda, e dal cosiddetto Partito turkmeno islamico, composto soprattutto da uiguri cinesi.