Cronaca

Pronti ad attaccare la città di Kobane

lunedì 14 ottobre 2019 Servizio ripreso da TGcom 24 Foto: Remocontro.it

ISTANBUL - Numerosi carri armati, mezzi blindati e unità militari dell'esercito turco e delle milizie arabe filo-Ankara sono entrati nelle ultime ore nel nord della Siria a ovest del fiume Eufrate, in un'area già controllata dalla Turchia, per sferrare un attacco a Kobane dal fronte occidentale. Lo riferiscono fonti militari di Ankara.
Sull'altro fronte, le forze governative siriane sono avanzate nel nord-est del Paese e sono arrivate ad Ayn Issa, tra Raqqa e il confine turco, riferisce la tv di Stato siriana mostrando le immagini "in diretta" delle truppe di Damasco nella località siriana, a 50 chilometri a sud della frontiera. L'accordo Usa-Turchia stabiliva una zona cuscinetto tra i due Paesi con un'area "tampone" di circa 30 km sotto il controllo della Turchia. 
Non sarà un problema per l'attacco a Kobane neanche "l'approccio" mostrato dalla Russia, fa sapere Recep Tayyip Erdogan, commentando l'intesa raggiunta dai curdi con il regime siriano, tramite la mediazione russa, per difendersi da Ankara. "In questo momento girano molte voci",chiarisce poi il presidente turco, sminuendo gli effetti immediati dell'accordo con Damasco, sminuendo gli effetti immediati dell'accordo tra i curdi e Damasco dopo l'abbandono dell'avamposto dai marines americani. Il leader di Ankara ha inoltre confermato l'intenzione di prendere d'assalto Manbij, altra località strategica curda a ovest dell'Eufrate. "Il nostro accordo con gli Usa prevedeva che Manbij fosse evacuata dai terroristi in 90 giorni - dice Erdogan -. E' passato un anno e Manbij non è ancora stata evacuata".
Il presidente turco ha inoltre ribadito di nuovo che la Turchia non è in guerra contro i curdi ma contro i gruppi terroristici attivi nella regione di confine tra i due Paesi. Erdogan ha poi aggiunto che "finora sono stati uccisi 500 terroristi curdi".
Erdogan ha poi espresso perplessità su alcuni Paesi europei dicendo: "Ho parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il giorno prima con il premier britannico Boris Johnson. Nei nostri colloqui ho capito che c'è una seria disinformazione. Starete dalla parte del vostro alleato Nato o dalla parte dei terroristi? Ovviamente non loro non possono rispondere a questa domanda retorica". Il riferimento è in particolare a Francia, Germania e Italia, i Paesi che intendono sospendere le spedizioni di armi in Turchia.  Cresce l'allarme umanitario nel Paese: nell'area degli scontri ci sono 200mila profughi e un milione e mezzo di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria, con un forte rischio di malattie infettive. A segnalarlo è l'Organizzazione mondiale della sanità, che esprime "una forte preoccupazione" per la situazione, anche per gli attacchi agli ospedali.