Cronaca

ERDOGAN: l'embargo alle armi non ci fermerà

martedì 13 febbraio 2019 Servizio ripreso da Monica Ricci Sargentini(Corrie Foto: Faro di Roma

ISTANBUL - Tre giornalisti stranieri sono stati uccisi oggi in un bombardamento di artiglieria dell’esercito turco nel nord-est della Siria. Per ora non ci sono indicazioni certe sulla nazionalità. Secondo le fonti, i giornalisti si trovavano a bordo di un pulmino non lontano dalla zona del fronte dell’offensiva turca. L’Osservatorio siriano dei diritti umani ha dichiarato che nel raid sono rimasti uccisi almeno 26 civili, dieci dei quali appartenenti al convoglio.
Gli annunci di fermare la vendita di armi alla Turchia non saranno sufficienti a fermare l’offensiva in Siria. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, riferendosi alla decisione annunciata da Berlino e Parigi di sospendere le esportazioni di armamenti alla Turchia finché sarà portata avanti l’offensiva in Siria. «Da quando abbiamo lanciato l’offensiva, abbiamo affrontato minacce di sanzioni economiche o embarghi sulle armi. Coloro che pensano di poterci costringere a fare marcia indietro con queste minacce si sono sbagliati», ha detto Erdogan in un discorso a Istanbul. Le dichiarazioni arrivano dopo che la Casa Bianca aveva minacciato sanzioni nei confronti di Ankara: «Ho detto chiaramente alla Turchia che se non manterranno gli impegni, inclusa la tutela delle minoranze religiose, imporremo sanzioni molti dure», ha spiegato il presidente americano Donald Trump, sottolineando che le truppe Usa non possono restare in Siria per altri 15 anni «controllando il confine con la Turchia quando non riusciamo a controllare il nostro». Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto «la conclusione immediata dell’operazione militare» turca in Siria nel corso di una conversazione telefonica avuta oggi con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. A darne notizia è stata una portavoce del governo tedesco.
Infatti, mentre il presidente turco sottolinea che «la Turchia non consentirà la creazione di uno Stato terroristico nel nord della Siria» e che quindi l’offensiva continuerà, gli Stati Uniti si stanno preparando a evacuare circa mille soldati da tutto il nord della Siria nei tempi più rapidi possibili per non rimanere intrappolati tra forze turche e curde. Lo ha detto in un’intervista televisiva il segretario alla difesa americano, Mark Esper: l’ordine di Trump arriva una settimana dopo il riposizionamento di alcune decine di soldati Usa che operavano insieme alle milizie curde nelle lotta all’Isis. E su Twitter c’è già chi invita il presidente americano Donald Trump a ritirare l’invito alla Casa Bianca per Recep Tayyip Erdogan. La visita è prevista per il 13 novembre.
Tra i motivi di scontro tra i due paesi c’è anche un retroscena svelato dal Washington Post che, citando alcuni funzionari americani, solleva l’ipotesi che la Turchia abbia volontariamente bombardato vicino all’avamposto americano con il probabile obiettivo di allontanare le truppe statunitensi dal confine. Una tesi sostenuta anche da Brett McGurk, l’ex inviato speciale di Barack Obama e Donald Trump nella campagna contro l’Isis: «La Turchia — dice al quotidiano americano — ci vuole lontano dalla regione del confine. Sulla base dei fatti disponibili, i colpi sparati erano un avvertimento a una postazione nota, non colpi sparati inavvertitamente». Gli Stati Uniti hanno comunicato nel dettaglio alla Turchia dove si trovano le truppe americane. L’ipotesi è smentita nettamente dal ministro della Difesa turco Hulusi Akar : «Abbiamo preso ogni tipo di precauzione per non danneggiare la base americana. È assolutamente fuori questione che possa essere stata volutamente presa di mira».
La Turchia ha anche respinto fermamente la dichiarazione della Lega araba che ieri ha condannato l’operazione militare turca in corso nel nord della Siria.«Condanno fermamente la Lega araba per aver erroneamente definito l’operazione anti-terrorismo della Turchia nel nord-est della Siria come un’invasione», ha scritto su Twitter Fahrettin Altun, direttore delle comunicazioni dell’amministrazione presidenziale turca. «Possiamo solo essere orgogliosi del fatto che questi governi, a cui non importa nulla dell’organizzazione terroristica (la denominazione con cui Ankara definisce i miliziani curdi dell’Ypg cbe associa al Pkk), dell’occupazione del Pkk in un’area prevalentemente araba, dello spostamento dei civili arabi dalle loro terre o della distruzione dei villaggi arabi, siano sconvolti dall’operazione Primavera di pace».
Contro la Turchia si è scagliato anche il leader leghista Matteo Salvini che ha dichiarato: «Un secolo fa il massacro, il genocidio degli armeni ad opera dei turchi, dell’Impero Ottomano. Può essere paragonato a quello che succede ora, mettendo al posto degli armeni i curdi». Sulla Siria «se portano (maggioranza e governo, ndr) un documento serio ed efficace che ferma i finanziamenti alla Turchia e stoppa definitivamente qualsiasi ipotesi di ingresso della Turchia nell’Ue, io lo firmo».