Cronaca

Zona cuscinetto in Siria o apriano le porte

5 settembre 2019 Servizio ripreso da Giacomo Salvini/La Stampa Foto: Internet

ANKARA - Aiutateci o manderemo i rifugiati siriani in Europa. Suona più o meno così la minaccia nei confronti di Unione Europea e Stati Uniti del Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, che ha parlato in diretta televisiva ai dirigenti del suo partito, l’Akp.
«Senza una zona di sicurezza nel nord della Siria – ha detto il Presidente turco – saremo obbligati ad aprire le porte ai rifugiati siriani». L’obiettivo di Erdogan è quello di creare una «zona cuscinetto» al confine tra Siria e Turchia dove trasferire circa uno dei 3,6 milioni di rifugiati che attualmente si trovano sul territorio turco. E per questo il Presidente della Repubblica si è rivolto direttamente ai Paesi membri dell’Unione Europea: «Che ci aiutate oppure che non lo facciate, ci dispiace, ma non possiamo sopportare da soli questo onere».Erdogan nel suo discorso ha lamentato di non aver avuto abbastanza aiuto «dalla comunità internazionale e in particolare dall’Unione Europea» ma noi «non possiamo gestire da soli questo fardello». Nel 2016 l’Ue, soprattutto per decisione della Cancelliera tedesca Angela Merkel, aveva firmato un criticato accordo con la Turchia che prevedeva aiuti per sei miliardi di euro in cambio di una chiusura della frontiera est dalla Siria verso l’Europa, passando dalla rotta dei Balcani. Erdogan giovedì mattina ha però lamentato di aver ricevuto solo tre dei sei miliardi previsti e che la Turchia negli ultimi anni ne avrebbe spesi da sola ben 40 per la gestione dei rifugiati sul proprio territorio. Pronta la replica della portavoce della Commissione Europea, Natasha Bertaud, che da Bruxelles ha smentito le accuse di Erdogan: «L’UE ha fornito alla Turchia 5.6 miliardi di euro in base all’accordo – ha detto ai giornalisti – il saldo rimanente dovrebbe essere assegnato a breve». 
La proposta del Presidente turco è quella di costruire una zona di sicurezza (in linguaggio tecnico «safe-zone») a est del fiume Eufrate che dovrebbe avere una larghezza di 30 chilometri oltre la frontiera e una lunghezza di 450, ovvero la metà del confine turco-siriano. Un territorio così esteso, è stata la spiegazione di Erdogan, servirà per poter ospitare i rifugiati «in città e non nelle tende». Nella sua conclusione, il Presidente turco ha anche individuato una road map per la «zona cuscinetto»: a fine settembre o si apriranno le porte dei rifugiati verso l’Europa. Gli Stati Uniti sono favorevoli (l’accordo si è concluso lo scorso 7 agosto), ma potrebbero essere i paesi europei ad opporsi.
L’uscita di Erdogan arriva nel momento in cui Ankara teme un nuovo afflusso di rifugiati in uscita dalla Siria, mentre le milizie di Bashar Al-Assad stanno avanzando verso l’ultima roccaforte ribelle di Idlib. Allo stesso tempo il Presidente turco vuole mettere pressione agli Stati Uniti che dovrebbero fornire “un aiuto logistico” pattugliando insieme il territorio: mercoledì sera il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalim, ha telefonato al consigliere per la Sicurezza della Casa Bianca, John Bolton, proprio per parlare della zona di sicurezza. Le minacce di Erdogan arrivano subito dopo l’incontro della scorsa settimana tra il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias e l’ambasciatore turco ad Atene in cui il primo si è lamentato per l’alto numero di migranti sbarcati in estate sulle coste greche: 12 mila tra luglio e agosto. «La grande domanda è cosa succederà adesso tra Turchia e Unione Europea – aveva detto il ministro della Protezione civile greco Michalis Chrysochoidis – adesso nessuno sa cossa succederà».