Cronaca

Una pioggia di ergastoli

mercoledì 21 giugno 2019 Servizio ripreso da Giuseppe Didonna/Agi Foto: Depositphoto

ISTANBUL - Pioggia di ergastoli in Turchia per gli imputati del tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Il tribunale di Sinca, nella provincia di Ankara, ha inflitto 141 ergastoli a testa a 17 ex militari di alto rango, ritenuti i registi del fallito colpo di Stato.
Tra i condannati spicca l'ex generale dell'aeronautica Akin Ozturk, indicato come uomo chiave della notte del putsch. Le condanne sono state inflitte per "eversione dell'ordine costituzionale e "tentato assassinio del presidente della Repubblica". Il totale di ergastoli si raggiunge sommandone uno per il tentativo di sovvertire l'ordine costituzionale, uno ciascuno per ogni morto causato nella rivolta militare (139 vittime in tutto) e uno per il tentato assassinio del presidente, Recep Tayyip Erdogan.
Si tratta però solo di una parte delle condanne. Un altro ex ufficiale è stato condannato a 'soli' 140 ergastoli perché non era accusato anche del tentato assassinio di Erdogan, un ex generale a 137 ergastoli e a 540 anni di carcere, uno a 62 ergastoli. Altri tre imputati, tutti ex ufficiali, sono stati condannati a 29 ergastoli, uno a 30, uno a 17, tre a 11, mentre a due è stato inflitto un doppio ergastolo.
Altri quattro ex ufficiali, tra cui un generale di corpo d'armata, sono stati condannati all'ergastolo, ma non potranno usufruire di uno sconto di pena per buona condotta. Altri 33 imputati sono stati assolti. Il pubblico ministero ha inoltre chiesto condanne pesantissime per altri otto militari, che ora rischiano ognuno pene tra i 140 e gli 11 ergastoli, senza la possibilità di uno sconto di pena per buona condotta. 
Le condanne arrivano dopo al termine di un processo in cui sono state ascoltate 2.500 ore di intercettazioni e 235 testimonianze. Un maxi processo con 224 imputati, 176 dei quali detenuti, 35 liberi e 13 in contumacia, i cui fascicoli sono stati separati. Tra questi spicca Fetullah Gulen, miliardario e ideologo islamico autoesiliatosi in Pennsylvania nel 1999, di cui Ankara è recentemente tornata a chiedere l'estradizione a Washington.
Gulen è accusato di essere il regista dell'attacco alle istituzioni turche per cui rispondevano i condannati di oggi, come i 17 ex militari colpiti da 141 ergastoli a vita: secondo l'accusa, avevano costituito una sorta di massoneria all'interno delle forze armate chiamata "concilio per la pace nel Paese" che agiva in coordinamento con Gulen e che la notte del 15 luglio tentò il golpe costato la vita a 250 persone.
"Un grande esempio di giustizia", ha commentato il ministro della Giustizia, Abdulhamit Gul. "Pene inflitte secondo le garanzie della Costituzione che costoro avevano agito per distruggere", ha aggiunto Gul, nel presentare le sentenze come una vittoria del partito Akp a pochi giorni dal nuovo voto per l'elezione del sindaco di Istanbul. Finora dopo il fallito golpe circa 155.000 persone sono state colpite da provvedimenti giudiziari e circa 48.000 sono in carcere.