Cronaca

Washington ed Ankara alla resa dei conti

lunedì 10 giugno 2019 Serviso ripreso da Giampaolo Cadalanu/la Repubblic Foto: CNN com

ROMA - O con noi, o contro di noi: per una volta l’aut aut americano a un Paese alleato – in quest’occasione la Turchia - non appare una limitazione all’autonomia politica, ma è un richiamo legato a necessità militari concrete.
Il monito di Washington ad Ankara arriva alla fine di un lungo braccio di ferro: ieri il capo del gigante di Stato russo Rostec, Sergheij Chemezov, ha annunciato che entro due mesi la sua azienda sarà in grado di fornire alla Turchia l’armamento missilistico antiaereo S-400. Siamo alle conclusioni di un lungo percorso: gli istruttori russi hanno già finito l’addestramento dei tecnici turchi, i pagamenti sono a posto, i sistemi S-400 sono già stati prodotti. Manca solo la consegna.
Ma l’avanzatissimo S-400 «non è compatibile con gli armamenti Nato», dicono a Washington. In realtà, la compatibilità tecnica non dovrebbe presentare difficoltà soverchianti: il problema è semmai strategico, nel senso che la presenza inevitabile di consulenti russi per l’utilizzo del sistema si scontra con le necessità di segretezza legate ad altri armamenti, in particolare al cacciabombardiere F-35, che la Turchia ha ordinato e di cui ha già ricevuto alcuni esemplari ancora non definitivi.
Patrick Shanahan, segretario alla Difesa, ha avvertito Ankara con una lettera dai toni molto chiari: se non verrà annullato l’acquisto degli S-400, la Turchia verrà esclusa dal programma Joint Strike Fighter con effetto immediato. I 34 piloti turchi che dovevano cominciare l’addestramento sul caccia entro l’anno dovranno cercarsi altri impegni.
I tecnici spiegano che l’incompatibilità strategica dei due sistemi è legata al punto di forza dell’F-35, cioè la capacità di nascondersi ai radar. Il vantaggio della tecnologia Stealth, che il Pentagono considera segretissima al punto da non rivelarne i dettagli nemmeno ai partner coinvolti nella produzione come l’Italia, potrebbe essere indebolito se non compromesso dalla convivenza con il sistema S-400. In altre parole, sarebbe impossibile per i militari turchi impedire ai tecnici russi di “misurare” l’impronta radar del caccia, che ovviamente deve essere inserita nei software di gestione dei missili. E questo annullerebbe gran parte del costosissimo vantaggio strategico del caccia.
E’ un nodo molto difficile da sciogliere: più che gli aspetti militari, sono quelli politico-strategici ad essere intricati. Negli ultimi anni il governo di Recep Tayyip Erdogan ha più volte dimostrato di essere quanto meno riottoso a ogni prospettiva di allineamento con gli interessi dell’Occidente, dall’atteggiamento verso lo Stato islamico ai temi delle migrazioni, ai rapporti con Mosca. E sugli F-35, Ankara ha già espresso la massima irritazione, annunciando che se gli Usa resteranno sulla linea di chiusura, la Turchia rinuncerà agli F-35 e comprerà gli avanzatissimi caccia russi Su-57. Mosca ha già approvato l’idea. Per la Nato, un nuovo guaio all’orizzonte.