Cronaca

Protesta delle pentole contro il voto da rifare

7 maggio 2019 Servizio ripreso da Marco Ansaldo/La Repubblica Foto: La Repubblica

ISTANBUL - Erdogan fa ripetere il voto (per l’elezione che ha perso, l’unica, dopo undici vittorie consecutive), e tutta Istanbul la notte ora protesta. Non appena cala il tramonto, dai balconi dei quartieri più laici, Cihangir, Besiktas, Kadikoy, su entrambe le sponde del Bosforo, la gente comincia a battere sulle pentole.
Un tambureggiare continuo, assordante, condito di colpi di mestoli e posate su stoviglie e coperchi, rafforzato da fischi e grida fino agli ultimi piani degli stabili: “La Turchia è laica”. “Erdogan dittatore”. “Vogliamo la libertà”.
Non è una protesta di secondo piano quella che sta avvenendo nella metropoli turca. La decisione del Consiglio elettorale supremo di far ripetere il voto dello scorso marzo in cui il candidato repubblicano Ekrem Imamoglu aveva sconfitto per un soffio il fedelissimo di Erdogan, Binali Yildirim, è giudicata molto severamente da molte istanze internazionali. E la Turchia, rimasta amareggiata dall’ultimo colpo di scena del suo leader – il Sultano ha comunque avuto successo alle amministrative, risultando vincente sul piano nazionale grazie ai voti raccolti in Anatolia – non vuole perdere con la burocrazia quello che ha ottenuto sul campo. Tutto adesso è rimandato al nuovo voto di domenica 23 giugno.
A Cihangir, il quartiere degli artisti, dove negli anni passati tanti italiani hanno comprato o affittato casa, la protesta delle pentole ha dato la stura a dimostrazioni che si ripetono nella notte sulle due rive dello Stretto. E quando la protesta contro il Sultano termina, alle 3,30 del mattino seguono i tamburi e il canto dei muezzin per il Ramadan appena cominciato. La Turchia comincia a bollire, e non solo di giorno, verso il nuovo appuntamento elettorale.
In un discorso il capo dello Stato ha difeso la decisione della Commissione elettorale suprema che ha annullato i risultati delle amministrative del 31 marzo. Erdogan ha denunciato "illegalità" durante il voto e spiegato che il ritorno alle urne è un "passo importante per rafforzare la nostra democrazia". "Crediamo davvero che le elezioni a Istanbul siano state segnate da corruzione organizzata, assoluta illegalità e irregolarità. Consideriamo la decisione come il passo migliore per sostenere la nostra volontà di risolvere i problemi nel quadro della democrazia e del diritto", ha insistito il leader durante la riunione del gruppo parlamentare del suo partito, conservatore di ispirazione religiosa.
Il presidente ha confermato che sarà sempre l'ex premier Yildirim il suo candidato alla carica di sindaco. Imamoglu, repubblicano, primo cittadino di Istanbul ora spodestato dalla Commissione elettorale suprema, ha invece incontrato i dirigenti dell'opposizione per mettere a punto la sua strategia. Ha visto il leader del suo partito, Kemal Kilicdaroglu, e la presidente del partito del Bene (centro destra), Meral Aksener. Intanto sarà il prefetto della città, Ali Yerlikaya, ad amministrare la megalopoli. Il certificato che ha sancito la vittoria di Imamoglu, consegnatogli 20 giorni fa, è già stato cancellato.
“E’ stata calpestata la volontà popolare”, strillano i leader dei vari partiti di opposizione, di sinistra ma anche di destra, eccetto i Lupi grigi nazionalisti alleati del Sultano, dopo la decisione del Consiglio supremo. "Non perdiamo la speranza – ha detto Imamoglu ai suoi sostenitori - non scenderemo mai a compromessi sui nostri principi. Restiamo uniti, restiamo calmi. Vinceremo, vinceremo di nuovo".
Molto dure le reazioni in Europa a quel che sta avvenendo in Turchia. Viene meno la "credibilità democratica" del Paese, dice Kati Piri, relatrice del Parlamento europeo. E il Consiglio d'Europa critica la decisione della commissione elettorale "perché non in linea con i principi di libere elezioni". Molti concordano su "la necessità di ripristinare le garanzie del processo elettorale in modo da evitare una profonda crisi di fiducia dei cittadini nelle autorità dello Stato".
In Germania il ministro degli Esteri, Heiko Maas, ha detto che "la decisione del Consiglio elettorale di annullare le elezioni locali a Istanbul e ordinare una ripetizione è non trasparente e non comprensibile". In Italia molto ferme le reazioni di esponenti del Partito democratico. Piero Fassino, membro della direzione del partito e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, ha parlato di " decisione sconcertante, non solo perché delegittima il voto popolare, ma anche perché una decisione così delicata assunta a maggioranza rende evidente il carattere di parte e non imparziale di quella sentenza". L’ex presidente del Consiglio, oggi presidente del Pd, Paolo Gentiloni, ha scritto su Twitter: "#Istanbul Quando perdi le elezioni fai ripetere il voto. #Erdogan e la negazione della democrazia".
Drammatica la situazione in Turchia sul fronte economico e finanziario. Alcuni imprenditori stranieri appaiono sempre più dubbiosi nel restare a investire in questo particolare frangente. La Lira turca è scesa ai minimi da 7 mesi, e viene ora scambiata a 6,157 sul dollaro, in calo dunque dell'1.6%.