Cronaca

La mossa dell'Egitto che accusa la Turchia

7 maggio 2019 Servizio ripreso da Francesco De Palo/formiche.it Foto: formiche.it

ROMA - Si starebbe aprendo lo scenario che porta al mandato di arresto internazionale nella controversia sul gas a Cipro, dopo che la nave turca Fatih ha annunciato operazioni illegali di perforazione nella Zona economica esclusiva di Cipro, stato membro dell’UE.
Mentre Nicosia ha legittimamente da tempo concesso le indagini sui singoli blocchi ad alcuni players di vari paesi (Eni, Exxon, Total), Ankara insiste nelle proprie rivendicazioni nonostante la dura condanna da parte del Consiglio europeo delle continue azioni illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale. Sullo sfondo la carta della contrapposizione tra due blocchi, come in Siria e in Libia.
Nicosia in questa partita può contare sull’appoggio del Cairo (oltre a quello di lady Pesc) che parla di “flagrante violazione della sovranità della Repubblica di Cipro in conformità al diritto internazionale e al diritto dell’Unione Europea”. Il governo di Al Sisi definisce “illegale” la mossa della Turchia nella perforazione a Cipro e lascia intendere le conseguenze di “azioni unilaterali in materia di sicurezza e stabilità nella regione del Mediterraneo orientale”.
Tra l’altro, all’inizio del 2018 il ministero degli Esteri egiziano ha dichiarato che la Turchia dovrà affrontare uno scontro con l’Egitto se non rispetterà i diritti del Cairo per l’accordo di esplorazione del gas con Grecia e Cipro. Il Cairo infatti ha siglato un accordo di demarcazione dei confini marittimi nel 2013 con Cipro per la ricerca di idrocarburi nella zona.
Nelle stesse ore Il Cairo si è preoccupato anche di lavorare per un armistizio a Gaza, dopo gli ultimi attacchi, per impedire un’ulteriore escalation. E ha convocato i dirigenti di Hamas e della Jihad islamica per i colloqui riservati. Una doppia mossa, quindi, quella di Al Sisi per mostrarsi vicino ai due alleati Israele e Cipro in un momento di forte tensione e irrobustire (anche comunicativamente verso l’esterno) la partnership costruita sul dossier energetico.
Si chiude così a riccio il quadrumvirato del gas composto da Egitto-Cipro-Israele-Grecia (con la supervisione del Pentagono) che ha preso piede in questa nuova fase del dossier energetico nel Mediterraneo orientale non solo dopo la scoperta del giacimento Zohr in Egitto, ma dopo i risultati ottenuti da Exxon Mobile a Cipro, che testimoniano le ottime potenzialità dell’investimento.
È la ragione per cui, nonostante non vi siano appoggi di carattere giurisprudenziale, Erdogan continua nelle azioni di disturbo come gli sconfinamenti degli F16 in Grecia e come l’annuncio dei preparativi per lanciare una trivellazione illegale a sole 40 miglia nautiche dalla località di Peyia, all’interno del blocco 19 della Zee di Cipro. È questo infatti il punto che emerge dal Navtex turco rilasciato venerdì scorso e annunciato fino al prossimo 3 settembre.
Il cappio euro-americano si stringe attorno alla Turchia anche sul dossier siriano, dove le milizie curde separatiste hanno attaccato sabato scorso diverse posizioni dell’esercito turco a dimostrazione della difficoltà internazionale in cui si trova Ankara che riverbera nell’Egeo le proprie pulsioni.
Se da un lato la Turchia ha creato circa dieci avamposti militari attorno a Idlib ed è stata rinforzata da truppe e attrezzature come parte di un accordo con la Russia per stabilizzare l’area, dall’altro il veto Usa è ormai certificato, come dimostrano le parole del Segretario alla Difesa Patrick Shanahan secondo cui il Pentagono ferma il supporto agli F-35 in Turchia perché Ankara acquista il ​​sistema di difesa missilistica russo S-400. Tutti elementi, dal gas a Cipro agli sviluppi in Siria passando per le commesse militari, che si legano ad un unico comune denominatore.
Già all’indomani dell’accordo sugli S-400 firmato da Turchia e Russia nel dicembre 2017 era evidente la svolta geopolitica tra i soggetti coinvolti, con il parziale disimpegno Usa dalla base turca di Incirlik a causa delle politiche scomposte del presidente Erdogan, una delle quali riguarda proprio la sua volontà di inserirsi nel dossier energetico nel Mediterraneo orientale pur non avendo nessuna legge o trattato internazionale che glielo consenta.
È la ragione per cui la nota espressa dal capo diplomatico dell’Unione europea, Federica Mogherini, parla di “preoccupazione” e possibile ripensamento circa l’annunciata intenzione della Turchia di svolgere attività di trivellazione all’interno della zona economica esclusiva di Cipro.
All’attuale quadro va aggiunta l’intenzione turca di inserirsi anche nella partita per la ricostruzione in Siria, che Ankara osserva con moltissimo interesse perché rappresenterebbe l’occasione per risanare le proprie finanze dopo l’annus horribilis legato alla lira.