Cronaca

Imamoglu: Erdogan lo accetti, è stato sconfitto

6 aprile 2019 Servizio ripreso da Minica Ricci Sargentini(Corrie Foto: Corriere della Sera

ISTANBUL - «Sono stato eletto per servire 16 milioni di cittadini. Non sono interessato ai partiti ma alla gente. Il mondo ci guarda, non è che possono tenere in ostaggio 16 milioni di persone, l’Akp abbia il coraggio di riconoscere la nostra vittoria così potremo finalmente metterci a lavorare».
Non è più il momento della pacatezza ma della determinazione per Ekrem Imamoglu. L’uomo che, pur quasi essendo sconosciuto, ha conquistato i cittadini di Istanbul con i suoi modi gentili, oggi tira fuori tutta la sua resilienza per fronteggiare i tentativi del partito di governo di ridimensionare la sua vittoria e di metterla anche in discussione con ricorsi in tanti distretti di Istanbul. E racconta, in quest’intervista esclusiva al Corriere della Sera, come pensa di ripartire dalle amministrative di domenica scorsa per far voltare pagina alla Turchia. 
Nato sulle rive del Mar Nero, la stessa regione da cui viene la famiglia di Erdogan, Imamoglu, 49 anni, laico del Chp, condivide con il presidente le origini umili. Ma, al contrario del «sultano», odia l’ideologia e le polarizzazioni. Per vincere a Istanbul ha puntato sul porta a porta, anche perché la visibilità su giornali e tv è stata quasi nulla: ogni mattina si svegliava alle cinque per visitare i tanti quartieri della megalopoli. Non ha mai demonizzato l’avversario tanto che all’inizio della campagna elettorale ha incontrato Erdogan nel palazzo presidenziale di Ankara. Un gesto che gli ha fatto guadagnare il rispetto di tanti elettori dell’Akp.

Dica la verità, si aspettava di vincere?
«Assolutamente sì, ci credevo fortemente. Mi sentivo forte della mia esperienza passata da sindaco, certo la questione era più difficile e rischiosa quando si parlava di temi di politica generale e non locale. Per questo abbiamo preferito, per quanto possibile, rimanere legati ai problemi della città. Non abbiamo convinto tutti chiaramente, alcuni, nonostante fossero scontenti, hanno continuato a votare il partito di governo. Tuttavia abbiamo vinto le elezioni ed è questo quello che conta».

Istanbul è una megalopoli con 16 milioni di abitanti e un’economia che rappresenta il 40% del Paese. Si sente all’altezza del compito?
«Conosco i problemi della città e so quali sono le aspettative dei cittadini. Ci impegneremo e la faremo».

L’Alleanza per la Nazione ha conquistato molte città importanti in Turchia. Non solo Ankara e Istanbul ma anche Antalya, Adana, Aydin, Eskisehir e la sempre laica Smirne. Sicuramente è una grande e bella vittoria ma basterà a far cambiare strada al Paese?
«Questi risultati sono il punto di partenza del cambiamento in Turchia. Ma non bastano queste elezioni a farlo avvenire. Ci vuole tempo. Bisogna conquistare la fiducia delle persone. Di qui al 2023 dovremo lavorare sodo in tutte le città in cui abbiamo vinto».

Qual è la strategia per far crescere l’Alleanza?
«È difficile prevederlo ora, di sicuro bisogna lavorare su diversi piani. A volte una necessità locale può portare a risultati inattesi a livello nazionale. Chiaramente è imperativo crescere perché con il nuovo sistema elettorale vince chi prende il 51%. Io, comunque, comincio da Istanbul. Poi la strada ci verrà indicata da quello che succederà».

Lei si vede come il futuro leader dell’Alleanza anti Erdogan?
«Non mi sembra giusto parlare di questo ora. È troppo presto».

L’Alleanza per la Nazione è composta dai socialdemocratici del Chp e dai conservatori del Partito Buono. Cos’hanno in comune?
«Quando pensiamo ai bisogni della società, penso che l’identità ideologica passi in secondo piano. In Paesi come in nostro la cosa più importante è servire la comunità. Noi abbiamo tantissimi giovani. Al primo posto vanno le questioni che interessano loro cioè la disoccupazione, lo sviluppo economico e la giustizia sociale. Su questo piano ci si può alleare anche se si è su fronti diversi nel panorama politico. Le priorità, le cose concrete, prevalgono sull’ideologia».

Lei è un nazionalista, eppure è stato eletto anche ai voti dei sostenitori del partito filocurdo Hdp che ha deciso di non presentare un suo candidato in molte grandi città proprio per favorire l’Alleanza. Come vi sdebiterete?
«Ho incontrato tanti elettori dell’Hdp ad Istanbul e avevano il cuore infranto. Noi siamo entrati in sintonia con loro, a livello locale non sono così importanti i legami con il partito ma le cose che si fanno. Quando soddisfi i bisogni di un bambino o di una donna o di un uomo non importa da che parte politica stai. Io aprirò asili nido, saremo dalla parte degli oppressi e apriremo i nostri cuori a tutti. Sono stato eletto per servire 16 milioni di cittadini. Non sono interessato ai partiti ma alla gente».