Cronaca

Ultimatum degli Stati Uniti alla Turchia sui missili russi

martedì 6 marzo 2019 Servizio ripreso da Giordano Stabile/La Stampa.it Foto: La Stampa.it/AP

BEIRUT - Washington lancia l’ultimo avvertimento alla Turchia sull’acquisto dei missili russi S-400 e schiera i suoi potenti Thaad in Israele.
La nuova architettura delle alleanze in Medio Oriente si articola anche sui sistemi anti-aerei, cruciali nei dispositivi militari odierni. E la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di dotarsi della tecnologia più avanzata a disposizione di Mosca è vista negli Stati Uniti come una breccia nella Nato. La Casa Bianca ha esercitato pressioni crescenti. Due giorni fa il portavoce del Pentagono Eric Pahon ha detto che la scelta «avrà serie conseguenze».
Le rappresaglie in vista sono molte. Gli Usa bloccheranno la vendita ad Ankara dei cacciabombardieri invisibili F-35. Poi potrebbero saltare altri contratti, come quello per gli elicotteri Black Hawk. Ma c’è di più. Ieri il Governo americano ha annunciato che la Turchia «ha perso i requisiti» per far parte dei Paesi privilegiati nello United States duty free. È un colpo all’industria turca. La decisione riguarderà il 17 per cento dell’export turco negli Usa. È probabile che questa stretta sia legata alla consegna dei missili russi, prevista a partire da luglio.
I radar dell’S-400, con una portata di 600 chilometri, accenderanno un faro sugli spostamenti degli aerei Nato, sotto gli occhi dei tecnici di Mosca. E’ vero che in passato anche la Grecia ha adottato un sistema russo, l’S-300. Ma la scelta arrivò dopo che i missili erano stati acquistati da Cipro, che non fa parte della Nato. Atene se ne fece carico per disinnescare le tensioni fra Ankara e Nicosia. Quella turca è invece una scelta di campo. Ankara ha rifiutato i Patriot americani. Ha stretto un patto sulla Siria con la Russia e l’Iran. Minaccia gli alleati curdi degli Stati Uniti, avanza pretese territoriali. Non solo. Erdogan si è anche posto come «difensore di Gerusalemme» dopo il trasferimento dell’ambasciata Usa nella Città Santa.
Israele e Turchia sono stati alleati in funzione anti-sovietica. Hanno collaborato in campo militare, perché sono equipaggiate in gran parte con materiale americano. Ma non è più così. E in questo senso va letta la decisione degli Stati Uniti di dispiegare in Israele il sistema anti-aereo Thaad. L’arrivo delle batterie, per adesso in una esercitazione, è stato accolto con soddisfazione da Benjamin Netanyahu, in quanto attestano “l’impegno degli Usa nella difesa dello Stato ebraico” e perché lo scivolamento della Turchia ai margini dell’Alleanza, unito all’ostilità dell’Iran, avrebbe un impatto pesante.
I Thaad sono in grado di colpire ad altitudini maggiori rispetto agli S-400 e rappresentano uno scudo formidabile nei confronti dei missili balistici. Uniti ai sistemi a corto e medio raggio israeliani completano le difese contro ogni minaccia. Alcune batterie sono state vendute all’Arabia Saudita, per quasi un miliardo di dollari. Gli schieramenti prendono forma. Gli S-300 e S-400 sono già in Siria e Iran, alleati della Russia, e con tutta probabilità da novembre saranno operativi in Turchia. Gli amici dell’America rispondono con i Patriot e i Thaad, in una sfida all’ultimo missile.