Cronaca

Siria: Ankara e Doha pronti ad evacuare al Qaida

mercoledì 23 novembre 2018 Gian Micalessin/Sputnik Foto: Sputnik AP Photo/Militant Webside

ISTANBUL - I servizi segreti di Doha pronti a trasferire in Afghanistan e nel Sahel i combattenti di Jabhat Al Nusra bloccati a Idlib. "Chi ha messo l'asino sul minareto – recita un proverbio siriano – si preoccupi di tirarlo giù".
E così a Idlib sono tornati a girare i servizi segreti del Qatar. Una volta ci venivano per armare e finanziare ribelli di Al Qaida. Adesso ci stanno tornando per convincere i ribelli "alqaidisti" ad abbandonare la Siria e i propri sogni radicali. La provincia di Idlib, si sa, è uno degli ultimi macigni da superare sulla difficile strada della pacificazione siriana. Situata nel nord ovest del paese è stata, fin dal 2011, una delle prime zone occupate dai ribelli penetrati dal confine turco con l'appoggio di Ankara.
Con l'inizio dell'intervento russo e delle grandi offensive governative è diventata la discarica dello jihadismo sconfitto. Lì, in base agli accordi siglati da Damasco e dai russi, sono stati trasferiti tutti gli irriducibili disposti ad arrendersi e a consegnare le armi ogni qualvolta le truppe governative hanno riconquistato una zona o una città del paese. Questa strategia ha garantito la resa dei gruppi più irriducibili da Homs a Ghouta e da Aleppo a Daraa, ma ha trasformato Idlib nell'ultima ridotta dell'estremismo islamico. Una Fort Alamo impossibile da riconquistare senza mettere in conto una vera e propria strage di civili costretti a vivere fianco a fianco con almeno 60mila militanti islamisti trincerati in città e villaggi.
A settembre la soluzione sembrava vicina. Russia e Turchia avevano concordato, infatti, la creazione di una zona cuscinetto in grado di bloccare l'imminente offensiva delle truppe governative e garantire, grazie ai buoni contatti di Ankara con i ribelli, una loro evacuazione pacifica. Sul terreno – nonostante il dispiegamento delle truppe russe e turche – nulla è, però, cambiato. Hayat Tahrir Al Sham, ovvero l'ex Jabhat Al Nusra, meglio conosciuta come la costola siriana di Al Qaida, non accetta gli accordi raggiunti da Russia e Turchia e si rifiuta sia di consegnare le armi pesanti sia di smobilitare i suoi diecimila uomini fino a quando non sarà garantita una sistemazione sicura a loro e alle loro famiglie.
Ankara, del resto, non ha alcuna voglia di garantire l'unica soluzione possibile ovvero offrire asilo sul proprio territorio a quei diecimila fanatici dell'Islam radicale. Il "niet" degli alqaidisti di Hayat Tahrir Al Sham, forti del controllo di circa il 60 per cento di Idlib, rischia però di bloccare l'intero processo di pacificazione. E così alla fine il Mit (Milli Istihbarat Teskilati) – ovvero i servizi segreti di Ankara – si sono rivolti ai colleghi dell'Ufficio di Stato per la Sicurezza Esterna (Essb) del Qatar chiedendo a loro di risolvere il problema. Una richiesta ben motivata visto che come sa bene Hakan Fidan, capo dell'intelligenza turca, i servizi qatarioti hanno non solo garantito il finanziamento e l'armamento della costola siriana di Al Qaida, ma hanno influenzato e suggerito le varie evoluzioni che l'hanno portata a trasformarsi dall'originaria Jabhat Al Nusra all'attuale Hayat Tahrir al Sham.
Tra il 2013 e il 2015 il sito qatariota Madid Ahl al-Sham ha raccolto apertamente fondi destinati all'acquisto di armi per Jabhat Al Nusra senza che il governo trovasse nulla da obbiettare. E lo stesso ex primo ministro del Qatar Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani ha ammesso, in un'intervista televisiva dell'ottobre 2017, che possono esserci stati dei contatti tra il suo governo e gli affiliati di Al Qaida. Il ritorno sulla scena degli agenti del Qatar concordato con i turchi punta a garantire il trasferimento dei combattenti di Hayat Tahrir Al Sham in Afghanistan o nel Sahel. Ora c'è da chiedersi cosa ne penseranno gli americani o i francesi che si ritroveranno i combattenti di Al Qaida trasferiti dalla Siria sui fronti afghani e del nord Africa. 
Ma la soluzione turco qatariota sarà anche al centro del prossimo vertice tra Russia, Iran e Turchia in programma ad Astana, capitale del Kazakhistan, il prossimo 28-29 novembre. Un vertice convocato proprio per valutare le nuove trattative per la pacificazione di Idlib.