Cronaca

In veliero dalla Turchia

martedì 25 luglio 2018 Fabio Albanese/La Stampa Foto: La Gazzetta del Sud

SIRACUSA - Un altro sbarco di migranti sulle coste del Siracusano. Sempre con le stesse modalità, sempre con gli stessi numeri. Nella notte la polizia e la guardia di finanza di Siracusa hanno rintracciato in contrada Fontane Bianche, a sud del capoluogo, un gruppo di 25 persone, di nazionalità irachena (tra loro anche donne e bambini), che secondo quanto loro stessi hanno raccontato sarebbero sbarcati intorno a mezzanotte da una barca a vela, partita una settimana fa dalla Turchia. A bordo vi erano in tutto 53 persone. Un paio d’ore dopo, intorno alle 5, un altro sbarco da un veliero dalle medesime caratteristiche, e con a bordo altri 56 migranti di nazionalità irachena e siriana (39 uomini, 6 donne e 11 bambini), è avvenuto in Calabria, sul versante ionico, all’altezza della spiaggia di Sovereto. I migranti sono stati soccorsi dai bagnini che stavano preparando la spiaggia, e che hanno pure avvertito forze dell’ordine e Guardia costiera, e poi trasferiti al vicino Cara di Isola Capo Rizzuto.  
Questi sbarchi con i velieri hanno modalità completamente diverse da quelli della rotta libica ma, stando agli investigatori, non si tratta di una rotta alternativa perché sia la provenienza dell’imbarcazione (Turchia) sia le nazionalità dei migranti (pachistani e iracheni soprattutto) fanno capire che si tratta di un fenomeno diverso, già osservato in passato ma che sembrava ormai estinto. Invece, solo nel Siracusano nell’ultimo mese si segnalano almeno altri tre sbarchi, oltre quello della notte scorsa, con le stesse caratteristiche: il 21 giugno, 64 migranti arrivati in contrada Calamosche nell’oasi di Vendicari; il 6 luglio, un veliero con 59 migranti a bordo intercettato al largo delle coste del Siracusano e scortato al porto commerciale di Augusta; il 12 luglio altro veliero con 69 pachistani intercettato al largo del lido di Noto. Trasferte costose per i migranti, cinquemila euro a viaggio, ma con traversate molto più sicure e confortevoli. Polizia e finanzieri, con il coordinamento del gruppo interforze per l’immigrazione della procura siracusana diretto dal commissario Carlo Parini, sono adesso alla ricerca del resto dei migranti sbarcati e del veliero che, presumibilmente, starebbe tornando in Turchia per un nuovo carico. A questo proposito, sono in mare motovedette della Guardia di finanza e della Guardia costiera.  
Al largo della Tunisia intanto prosegue l’odissea della Sarost5, il mercantile con bandiera tunisina che dal 15 luglio ha a bordo un gruppo di 40 migranti di Egitto, Mali, Nigeria, Bangladesh, partiti dalla Libia e recuperati al largo di Zaris dopo cinque giorni alla deriva e che nessuno vuole. Non la Tunisia, che teme di creare così un “pericoloso” precedente, non Malta, non l’Italia. A bordo scarseggia il cibo e i farmaci (ci sono donne incinta e persone in precario stato di salute); ci sarebbero trattative in corso con la Spagna che potrebbe concedere il “porto sicuro”. Ma al momento il mercantile resta fermo in mare, nell’indifferenza dei paesi del Mediterraneo.  
Stamane l’Oim, l’organizzazione dell’Onu per le migrazioni, ha reso noti gli ultimi dati sui migranti arrivati in Europa dall’inizio dell’anno e su quelli che, morti o dispersi, non ce l’hanno fatta: quella del Mediterraneo centrale resta la rotta più pericolosa con 1109 morti o dispersi, a fronte di 17.981 persone sbarcate in Italia. La Spagna si conferma il Paese con il più alto numero di arrivi, dato peraltro in continua crescita: 19.586 persone alla data di domenica 22 luglio, con 294 persone morte o disperse in mare. Numeri in crescita anche in Grecia: 15.351 arrivi, 89 morti o dispersi. In tutto, si registrano 53.269 arrivi per mare in Europa. E 1492 morti o dispersi.