Cronaca

Berlusconi va da Erdogan: incontri personali...

10 luglio 2018 Paola Di Caro/Corriere della Sera Foto: Corriere della Sera/Ap

ISTANBUL - L’invito gli è arrivato la settimana scorsa, attraverso l’ambasciata. E il suo sì è stato immediato: Silvio Berlusconi non ci ha pensato su, non ha pesato troppo i pro e i contro di una sua partecipazione all’evento o le possibili polemiche e ieri è volato ad Ankara per essere presente, nel faraonico palazzo presidenziale di Bestepe, alla cerimonia di insediamento di Recep Tayyip Erdogan, primo capo dello Stato della Turchia con i nuovi (amplissimi) poteri esecutivi.
Non lo ha scoraggiato il fatto che fra i 22 capi di Stato e i 28 capi di governo di tutto il mondo che hanno accettato l’invito alla cerimonia, con cena di gala, ben pochi fossero della Ue (l’ungherese Orbán tra loro), o che di Paesi centrali come la Germania partecipasse solo il vecchio amico ed ex cancelliere Gerhard Schröder. Né l’ha preoccupato il fatto che il suo alleato Matteo Salvini (che comunque era stato avvertito) solo pochi mesi fa si fosse scagliato contro Erdogan definendo «vergognosa» l’accoglienza che gli era stata riservata in Italia dove aveva fatto visita al Papa e a Mattarella.
Certo, sapeva bene Berlusconi quanto potesse pesare il suo sì all’invito proprio nei giorni in cui esplodono nuove proteste contro i provvedimenti d’urgenza adottati dal governo (il licenziamento di 18 mila dipendenti pubblici accusati di attività sovversive) o il caso diplomatico dell’arresto di due soldati greci accusati di aver sconfinato in territorio turco (del quale si sta occupando per il Parlamento europeo, cercando di mediare, il presidente nonché numero due di FI Antonio Tajani). Ma, come ha spiegato ai suoi, per lui due cose contano: la prima, il rapporto personale con un leader del quale non solo fu testimone nel 2003 alle nozze del figlio, ma grande sponsor per l’allora in discussione ingresso della Turchia nella UE. La seconda, più politica: «La Turchia — ripete l’ex premier — resta un Paese cruciale sia per le relazioni dirette con l’Italia, visto l’interscambio tra i due Paesi e le attività dei nostri imprenditori lì, sia per la lotta al terrorismo, sia per l’operazione di controllo dei flussi migratori per la quale la Ue ha già destinato 3 miliardi di euro. Se la Turchia apre le porte, l’invasione da Est diventa un problema enorme per l’Italia. E se lasciamo che in Turchia, dopo la Libia e i Balcani, agiscano solo gli altri, diventiamo sempre più ininfluenti».
E dunque, anche se lui stesso sa bene che «non tutto quello che sta facendo Erdogan è condivisibile, e sul rispetto dei diritti umani bisogna rimanere vigili», per Berlusconi bisogna «mantenere aperto lo spiraglio del dialogo, e io anche grazie ai miei rapporti, al mio ruolo, alla mia storia, posso farlo con vantaggio per tutti».
Accompagnato dal fedelissimo Valentino Valentini, che racconta di «un’accoglienza calorosissima alla cerimonia, con tantissime persone che volevano farsi selfie con lui, lo amano e rispettano», Berlusconi ha avuto un colloquio prima della cena con Erdogan, che come recita una nota del partito è «venuto espressamente a porgergli il benvenuto». Auspicando «un rilancio delle relazioni tra i due Paesi e una più forte collaborazione per far fronte alle sfide comuni».