Cronaca

Il grande interrogativo

mercoledì 8 giugno 2018 Vittorio Da Rold/Il Sole 24 Ore Foto: Il Sole 24 Ore/Ap

ISTANBUL - Può l'opposizione turca battere l'Akp di Erdogan al voto politico di giugno o costringerlo ai supplementari del ballottaggio per le presidenziali?
La domanda sembra assurda, ma la risposta è meno univoca di quanto possa sembrare in un primo momento. La partita elettorale in Turchia è, per quanto riguarda la maggioranza in Parlamento, aperta sebbene molto dipenderà dal risultato incerto del partito filo curdo Hdp, cioè se riuscirà a superare la quota di sbarramento del 10% per entrare in Parlamento. Pochi i dubbi, invece, per una rielezione alla carica di capo dello Stato per Erdogan che potrebbe però subire lo schiaffo di dover ricorrere al secondo turno.
Ma vediamo in dettaglio perché ci sarebbero margini per una svolta storica ad Ankara. Dal novembre 2012 sono passati 15 anni di governo ininterrotto da parte dell’Akp, il partito filo islamico del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Ma questa volta l’Akp potrebbe perdere la maggioranza in Parlamento e costringere il presidente Erdogan a un'inaspettata coabitazione sul Bosforo.
Possibile? Ci sono segnali importanti che il sostegno popolare al partito di Erdogan potrebbe subire un calo a causa della debolezza dell'economia e dell'aumento del deficit delle partite correnti pari ormai al 6% del Pil. I sondaggi, che vanno presi con cautela, segnalano che alle prossime elezioni Erdogan potrebbe essere costretto ad andare al ballottaggio per la carica di presidente e che l’Akp non riuscirà ad avere la maggioranza nel parlamento monocamerale.
Ciò creerebbe un quadro politico completamente inedito in cui l’opposizione, all’angolo da quindici anni, potrebbe avere più voce in capitolo per la gestione del potere in Turchia.
Tayyip Erdogan potrebbe, secondo un recente sondaggio della società Sonar, non riuscire a ottenere la maggioranza di cui ha bisogno per vincere le elezioni presidenziali del 24 giugno al primo turno, ma otterrebbe la maggioranza nel secondo turno dopo due settimane.
I turchi infatti voteranno in entrambe le elezioni parlamentari e presidenziali a fine mese. Dopo il voto, la Turchia passerà a un sistema presidenziale alla francese che è stato approvato, in un referendum popolare, lo scorso anno.
Secondo il sondaggio, effettuato su 3.000 intervistati, Erdogan riceverebbe il 48,3% dei voti al primo turno, con il principale candidato del partito di opposizione, Muharrem Ince, posizionato al 31.4 per cento. Il sondaggio Sonar è stato condotto tra il 29 maggio e il 3 giugno. Più del 53% degli intervistati ha dichiarato di voler votare per Erdogan contro Ince nel secondo turno.
Nel voto parlamentare, il partito Akp di Erdogan è attestato al 42,2 per cento. Il suo partner dell'alleanza, il nazionalista Mhp del professor Devlet Bahceli, otterrebbe il 7,1 percento dei voti.
Il sondaggio ha mostrato che l’alleanza guidata dal principale partito dell'opposizione (Chp) ha raggiunto il 39,5 per cento. I partner dell'alleanza del laico Chp sono il nuovo partito Iyi (il partito Buono) e il partito islamista Saadet (Felicità).L'Hdp pro-curdo, il cui ex leader Selahattin Demirtas è in carcere da mesi, è visto attestarsi esattamente al 10 per cento, la soglia minima necessaria per entrare nel parlamento. Insomma 49,3% per i partiti di governo contro 49,5% per l’opposizione: una gara politica giocata sul filo dei decimali.
La riuscita dell'Hdp nei sondaggi è importante perché non ha un partner alleato e corre da solo. Pertanto, se non riesce a varcare la soglia minima, i suoi posti vanno al partito che arriva secondo nel collegio elettorale.
Ciò molto probabilmente avvantaggerebbe ancora una volta l'Akp di Erdogan, che è anche forte nell'est e nel sud-est prevalentemente curdo.
A pesare sulle scelte elettorali saranno soprattutto i problemi dell'economia e della Lira che ha perso il 20% rispetto al dollaro da inizio dell'anno. La decisione di anticipare le elezioni di 17 mesi (la legislatura avrebbe dovuto terminare nel novembre 2019) è stata una mossa di Erdogan per evitare i danni collaterali della frenata dell’economia turca sempre più instabile .
L'inflazione è all'11% e la disoccupazione oltre il 10 per cento. Oltre alle preoccupazioni economiche, Erdogan è riuscito nel miracolo di unificare le opposizioni che hanno creato un'alleanza che comprende non solo il Partito popolare repubblicano di centrosinistra (Chp) e il nuovo partito di centro-destra ÝIyi (il Partito Buono), ma anche un partito islamico, il piccolo Partito della Felicità.
I partiti di opposizione ora alleati corrono con i propri candidati, ma hanno promesso di unirsi dietro al candidato che arrivi al ballottaggio contro Erdogan. Basterà? Sono in molti a crederci.