Cronaca

Il no di Abdullah Gul

lunedì 30 aprile 2018 Vittorio Da Rold/Il Sole 24 Ore Foto: Il Sole 24 Ora/Ap

ISTANBUL - L'ex presidente della Turchia, Abdullah Gul, un moderato e filo-europeista, ha dichiarato che non sarà il candidato delle opposizioni alle elezioni presidenziali che si terranno a giugno, mettendo a tacere le speculazioni sul fatto che avrebbe potuto sfidare l’ex compagno di partito e attuale presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan.
Un pessimo segnale che porterà a una maggiore polarizzazione politica e radicalizzazione tra Erdogan e i suoi oppositori.
Gul avrebbe avuto buone opportunità di successo visto che ha già ricoperto la carica di presidente della Repubblica riscuotendo il rispetto di tutte le forze politiche del paese della Mezzaluna sul Bosforo.
«Non è stato raggiunto un ampio consenso tra i partiti politici - ha dichiarato Gul ai giornalisti a Istanbul-. Era una pre-condizione che aveva posto alla richiesta del Partito filo-islamico della Felicità di candidarsi come candidato dell'opposizione alle elezioni presidenziali del 24 giugno», ha spiegato.
In realtà Gul non ha voluto sfidare Erdogan perché non era certo che tutto il fronte anti-Erdogan lo avrebbe sostenuto compatto nelle urne. Molti esponenti nazionalisti del nuovo partito IYI, ovvero il partito della Bontà, della signora Aksener non lo considerano sufficientemente laico e nazionalista mentre molti del partito CHP di tradizione kemalista lo vedevano troppo legato alla tradizione del partito di Governo filo-ilsamico Akp.
Le ipotesi di un suo ingresso in campo erano comunque cresciute dopo che Gul, che ha co-fondato il partito filo-islamico Akp con Erdogan nel 2001, sembrava sul punto di raccogliere un consenso trasversale e sufficiente a sfidare il Sultano Erdogan.
Gul è stato molto critico nei confronti di Erdoðan dopo un fallito colpo di Stato militare del 15 luglio 2016 ed è stato apertamente osteggiato dal partito di governo perché non partecipasse alla corsa elettorale.
«La mia unica speranza è che questo periodo elettorale in Turchia non porti a una maggiore polarizzazione e divisione», ha detto Gul, criticando i membri del partito Akp per aver parlato contro di lui in seguito alle voci sulla sua presunta candidatura.
Gul ha detto che le preoccupazioni economiche nel paese della Mezzaluna hanno raggiunto “livelli gravi” e che la politica è stata presa in ostaggio da insulti e retorica. La Turchia ha un deficit delle partite correnti al 6.5% del Pil (la Germania ad esempio ha un surplus delle partite correnti dell'8% sul Pil) mentre l'inflazione galoppa a doppia cifra e la lira turca è ai minimi sul dollaro ed euro. Molte società turche si sono indebitate in valuta forte e ora sono in difficoltà perché devono restituire i debiti mentre incassano in valuta locale. Erdogan si oppone a una stretta monetaria che aiuterebbe la valuta a riprendere potere rispetto a dollaro ed euro.
Il realtà la Turchia svaluta la lira per rimanere competitiva ma non fa le necessarie riforme strutturali che garantirebbero le quote di mercato. Un equilibrio sempre più incerto e che mette in fibrillazione gli investitori internazionali.