Cronaca

Assistente spara nell'università: 4 morti

5 aprile 2018 Marco Ansaldo/R.it Foto: TIO

ISTANBUL - Una decina di anni fa, quando uscì in Italia il romanzo "Neve" che ottenne un successo strepitoso da noi e all'estero, il premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk descriveva uccisioni misteriose che si svolgevano all'università, in una Turchia lontana, quella più inafferrabile e misteriosa rispetto alla rutilante e "occidentale" Istanbul.
Il riferimento scatta immediato con quanto avvenuto nel pomeriggio a Eskisehir, città in ogni caso non così distante, perché esattamente a metà strada fra la metropoli sul Bosforo e la capitale Ankara. Rimane però lo sfondo di un'accademia sfregiata da un episodio di brutalità e violenza che tocca, come nel celebre romanzo, studenti, ricercatori e docenti.
L'università è quella di Osmangazi. E le persone uccise sono quattro. Eskisehir, letteralmente "la città vecchia" in turco, è un centro grande, di quasi un milione di abitanti. Ad aprire il fuoco è stato un ricercatore universitario che ha sparato al vicepreside, al segretario di facoltà, a un lettore e a un assistente ricercatore, secondo la prima ricostruzione fatta dall'agenzia di stampa Anadolu.
CnnTurk ha poi dato la notizia che la polizia ha arrestato l'attentatore. L'assalitore è stato identificato come Dogukan B., assistente ricercatore alla Facoltà di Scienze dell'educazione dello stesso ateneo. Non ci sono però indicazioni, ancora, sul movente che lo ha spinto a sparare. Tre altre persone risultano ferite. La polizia sta interrogando l'uomo. L'agenzia di stampa Dogan ha aggiunto che l'attacco ha scatenato il panico nel campus, quando studenti e insegnanti hanno assistito o sentito l'eliminazione in sequenza degli obiettivi. Molti si trovano tuttora in stato di shock.
Il rettore dell'università, Hasan Gonen, ha confermato l'identità degli uccisi: il vicepreside Mikail Yalcin, il segretario di facoltà Fatih Ozmutlu, l'assistente ricercatore Yasir Armagan e il lettore Serdar Caglak. L'interrogatorio farà emergere le motivazioni dell'attacco: se si tratta semplicemente di ragioni personali, oppure se legate a eventuali motivi politici, nella prima fase dopo la strage niente viene escluso dai media turchi.
L'attentatore era sotto indagine amministrativa dell'ateneo per aver accusato diversi colleghi di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, motivazione con cui centinaia di docenti sono stati allontanati dalle università in Turchia dopo il fallito putsch del luglio 2016. Secondo alcuni test ascoltati "li accusava di essere gulenisti, era una persona problematica". L'episodio è un evidente segno delle divisioni in atto nel Paese, dopo il fallito golpe del 15 luglio 2015. Oggi il governo ha deciso di estendere per la settima volta lo stato d'emergenza seguito al mancato colpo di Stato.