Cronaca

Appello di 35 premi Nobel sul quotidiano Le Monde

1 marzo 2018 La Stampa Foto:

PARIGI - Appello di trentacinque premi Nobel al presidente turco, Erdogan, affinchè liberi i giornalisti e gli scrittori incarcerati. «Chiediamo a Recep Tayyip Erdogan un rapido ritorno allo Stato di diritto e ad una totale libertà di parola e di espressione».
La lettera è stata pubblicata oggi sul quotidiano francese Le Monde. Tra i firmatari, anche i premi Nobel per la Letteratura Svetlana Alexievitch, Mario Vargas Llosa e Naipaul, e il Premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz. 

L’appello  

Signor Presidente, 
Desideriamo richiamare la sua attenzione sul danno che deriva alla reputazione della Repubblica di Turchia e alla dignità e al benessere dei suoi cittadini da azioni che a giudizio delle massime autorità mondiali sul tema della libertà di espressione si configurano come carcerazione illegittima e indebita condanna nei confronti di scrittori e pensatori colpevoli solo di esercitare il diritto universale alla libera espressione. 
Le ricordiamo il Memoriale sulla libertà di espressione in Turchia (2017), redatto da Nils Muižnieks, all’epoca Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa che osservava allarmato: «Lo spazio destinato al dibattito democratico in Turchia si è ridotto in misura preoccupante a seguito della più intensa persecuzione giudiziaria esercitata ai danni di ampi strati della società, che tocca giornalisti, parlamentari, accademici e cittadini comuni nonché all’azione del governo che ha ridotto il pluralismo e portato all’autocensura. Tale degrado è intervenuto in uno stato di cose molto difficile, ma nè il tentato golpe, nè altre minacce terroristiche che la Turchia si trova ad affrontare possono giustificare misure che violano la libertà dei media e rinnegano lo stato di diritto fino a questo punto. E’ urgente un cambio di rotta da parte delle autorità, che porti alla revisione della normativa e della procedura penale, ripristinando l’indipendenza della magistratura e ribadendo l’impegno a tutelare la libertà di espressione». 
Le preoccupazioni del Commissario sono rappresentate al meglio dalla carcerazione imposta nel settembre 2016 ad Ahmet Altan, romanziere di successo e giornalista; a Mehmet Altan, docente di economia e saggista e, a Nazli Ilicak, giornalista – nell’abito dell’ ondata di arresti seguiti al fallito golpe del luglio 2016, con l’accusa di aver tentato di rovesciare l’ordine costituito con l’uso della violenza e della forza.