Cronaca

Il Tank come un drone

27 febbraio 2018 Marco Ansaldo/R.it Foto: War Thunder Forums

ISTANBUL - Un Panzer turco. E carri armati privi di equipaggio, come droni. La Turchia con gli scarponi sempre più dentro la guerra, che sta conducendo su due fronti – uno contro i guerriglieri del Pkk nel Sud est dell’Anatolia, l’altro in Siria nell’enclave curda di Afrin – progetta nuovi mezzi per gli attacchi di terra. Un settore, quello della Difesa, in piena espansione nel Paese della Mezzaluna, e che Recep Tayyip Erdogan sta seguendo in prima persona.
Ankara sta infatti pensando a un Panzer turco, ma per realizzarlo ha bisogno di tecnologia tedesca. Lo ha anticipato di recente il premier turco Binali Yildirim a margine di una conferenza stampa sulla liberazione a Istanbul del corrispondente del quotidiano "Die Welt", Deniz Yucel, dopo un anno di arresto. La Turchia progetta un proprio Panzer, con il nome turco di Altay. E le sue aziende, ha fatto intendere il primo ministro, sarebbero ben felici di collaborare con quelle tedesche. Questione ancora aperta, perché i dissapori fra Berlino e Ankara sono stati molti di recente. Ma l’interscambio economico fra i due Paesi è forte, settore dove la Germania continua a rappresentare per la Turchia il primo alleato in Europa.
Per il Panzer Altay si fanno comunque già delle cifre: il primo impegno potrebbe riguardare la costruzione di 250 mezzi, fino a salire al numero di 1000 esemplari. Il nuovo prototipo rimpiazzerebbe i vecchi modelli di tank americani, e da questa intenzione si misura pure la distanza che sta aumentando fra Ankara e Washington per la guerra in Siria, dove i primi considerano i curdi come semplici terroristi e gli altri invece come alleati determinanti nella lotta ai jihadisti del sedicente Stato Islamico.
 Ma con le stime dei morti in battaglia che continuano drammaticamente a salire anche tra le file turche, Ankara cerca di correre ai ripari dopo che Erdogan ha annunciato “una calda estate per i terroristi e per i loro sostenitori, prima ripuliremo Manbij, poi tutta l'area a ovest dell'Eufrate”. Un’operazione che rischia di trasformarsi in un conflitto mediamente lungo, e già molto sanguinoso come quello per la Turchia in Siria, ha bisogno di un consenso interno ampio. Che il Sultano già ha, avendo dalla sua parte in Parlamento non solo il proprio partito conservatore e quello nazionalista, ma pure i repubblicani: cifre ufficiali parlano addirittura del 90% dei turchi a favore dell’offensiva in Siria denominata “Ramoscello d’ulivo” scattata il 20 gennaio scorso.
Così il capo dello Stato ha annunciato anche l'intenzione di avviare lo sviluppo di carri armati senza equipaggio, cioè tank di nuova generazione con l'obiettivo di ridurre al minimo i rischi per i soldati in operazioni di combattimento. "Faremo un passo in avanti - ha detto dopo avere parlato della produzione turca di droni - dobbiamo essere in grado di fabbricare carri armati senza equipaggio. E lo faremo". Nei giorni scorsi 5 “berretti rossi” di Ankara sono rimasti uccisi all’interno di un tank nei pressi di Afrin, in operazioni contro i curdi dello Ypg, le Unità di protezione del popolo, posizionate nell’enclave. Sul tank senza equipaggio, un recente comunicato della Presidenza della Repubblica diceva che “vengono valutati un totale di 55 progetti per 9.4 miliardi di dollari”.