Cronaca

Esercitazioni militari al confine curdo-iracheno

lunedì 18 settembre 2017 Agenzia Nova Foto: Ticinonline

ANKARA - La Turchia ha iniziato manovre militari non annunciate vicino al confine con l'Iraq, una settimana prima del referendum sull'indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno, previsto per il prossimo 25 settembre.
Lo ha riferito oggi l'ufficio stampa delle forze armate turche. L'esercitazione è iniziata questa mattina vicino alla città di Silopi, nella zona del valico di Habur, al confine con la regione curda irachena. Nella nota non si precisa di che natura siano le esercitazioni, ma si sottolinea che le operazioni antiterrorismo nella regione continueranno in contemporanea con le manovre militari. La Turchia ha più volte espresso la sua contrarietà al referendum previsto in Kurdistan, minacciando anche "misure" di ritorsione nel caso in cui Erbil decida di non cancellarlo.
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato ieri che incontrerà il premier iracheno, Haider al Abadi, a New York, a margine dell'Assemblea generale Onu, per discutere con lui del referendum. Parlando ai giornalisti prima di partire per gli Stati Uniti, Erdogan ha detto che Ankara e Baghdad condividono la stessa posizione sul referendum per l'indipendenza del Kurdistan, aggiungendo che la votazione dividerebbe il Paese.
Il Parlamento della regione autonoma del Kurdistan iracheno aveva votato venerdì 15 settembre a favore dell’organizzazione del referendum per l’indipendenza. Alla sessione parlamentare, la prima dall’ottobre 2015, hanno preso parte 71 deputati su 111 ed è stata boicottata dai partiti Gorran e Komal. Secondo i media curdi 61 deputati hanno votato a favore dell’organizzazione del referendum nella regione e nelle aree contese, tra cui la provincia di Kirkuk. La votazione è avvenuta malgrado il parlamento federale di Baghdad abbia appoggiato la decisione di ritenere incostituzionale il referendum e abbia rimosso dal suo incarico il governatore della provincia di Kirkuk, Najmuddin Karim.
La Turchia ha minacciato possibili sanzioni contro il Governo della regione autonoma del Kurdistan se non farà marcia indietro. “Mancano dieci giorni al referendum. Per questo voglio ribadire il nostro appello amichevole a Massoud Barzani a correggere questo errore finché c’è ancora tempo”, ha dichiarato il premier turco, Binali Yildirim, parlando ai giornalisti ad Ankara, aggiungendo che il Governo turco considera la decisione della regione autonoma del Kurdistan iracheno un “grave errore”. “Noi – ha aggiunto – non vogliamo imporre sanzioni. Ma se arriveremo a prendere questa decisione, la Turchia ha già pianificato i passi da intraprendere”.
Nella conferenza stampa, il premier turco non ha precisato quali sanzioni o passi verranno adottati dalla Turchia in caso di una conferma del referendum. Il quotidiano turco “Hurriyet” fa notare che il valico di frontiera Habur tra Iraq e Turchia è uno dei principali snodi commerciali che consentono al Kurdistan di comunicare con il resto della regione e molte aziende turche sono presenti nella regione curda.
La Turchia è ancora uno dei principali acquirenti del petrolio e del gas prodotto dai giacimenti curdi e sul suo territorio arriva l’oleodotto Kirkuk-Ceyhan, grazie al quale Erbil esporta il proprio petrolio sui mercati internazionali. Nel suo discorso il premier turco ha inoltre suggerito alle Nazioni Unite di intervenire direttamente nella questione del referendum curdo per risolvere il problema. Il presidente Recep Tayyip Erdogan, tuttavia, ha detto che la Turchia deciderà cosa fare nei confronti del Kurdistan il 22 settembre prossimo, quando si svolgerà il Consiglio nazionale di sicurezza ad Ankara.