Cronaca

Il ritorno dei seimila

lunedì 16 ottobre 2017 Cristoforo Spinella/AnsaMed Foto:

ISTANBUL - Più del 10 per cento dei 54 mila rifugiati siriani rientrati in patria dalla Turchia con un permesso temporaneo per la festività islamica del Sacrificio (Eid al-Adha) non hanno fatto ritorno.
Lo indicano i dati diffusi dalle autorità locali. La scorsa estate, un sistema di registrazione ad hoc era stato creato per permettere ai profughi, che in Turchia godono di uno status di protezione temporanea, di recarsi in Siria per raggiungere familiari e zone d'origine e poi rientrare legalmente nel Paese. Un totale di 53.798 rifugiati avevano attraversato fino al 30 agosto il valico di Oncupinar, nella provincia frontaliera di Kilis, diretti principalmente nelle zone settentrionali ritenute sicure dopo l'operazione militare turca 'Scudo dell'Eufrate'. Alla scadenza del termine fissato per il rientro, nella giornata di ieri, 6.715 persone non hanno fatto ritorno, perdendo così formalmente le tutele concesse da Ankara. Secondo i media locali, i rientri volontari si sono concentrati soprattutto nelle città di Jarablus, Azaz, al-Rai, al-Bab e Marea, oltre che in alcune aree di Aleppo. "Non c'è niente di meglio del proprio Paese. Sarà sempre meglio che in qualsiasi altro Paese", è stato il commento alla stampa di Ankara del 19enne siriano Rahaf, tornato in patria per la festa del Sacrificio.
Un analogo ritorno a casa temporaneo per i siriani era stato consentito a giugno per la festività dell'Eid al-Fitr, alla fine del mese sacro islamico del Ramadan, quando si era registrato il passaggio di centomila profughi.
Secondo l'Unhcr, la Turchia ospita oltre 3.2 milioni di rifugiati siriani, più di qualsiasi altro Paese al mondo. Di questi, meno del 10 per cento ha trovato accoglienza nei campi profughi, allestiti principalmente nelle zone di confine. Gli altri sono distribuiti in tutto il Paese, spesso in alloggi di fortuna e sovraffollati. Dopo una politica delle 'porte aperte' durata diversi anni, la frontiera turco-siriana è stata chiusa nel 2015, salvo casi eccezionali, come la presenza di feriti gravi. La scorsa settimana, Ankara ha avviato un nuovo intervento militare in Siria nella provincia nord-occidentale di Idlib, condotto nell'ambito delle zone di 'de-escalation' concordate con Russia e Iran nei colloqui di Astana. Lo scopo dichiarato è di allargare la zona cuscinetto sotto il suo controllo e frenare l'avanzata dei curdi, accerchiando l'enclave di Afrin.