Società

Una piattaforma per fermare...

lunedì 3 gennaio 2022 Servizio ripreso da Murat Cinar/Gariwo Foto: Alleyoop.ilsole24ore.com

ISTANBUL - Secondo il sito di monitoraggio kadincinayetleri.com, limitandosi ad analizzare solo le notizie uscite sui media, in 10 anni sono state assassinate almeno 2534 donne in diverse parti del Paese, con un tasso di crescita pari al 25%.
La Turchia è in prima posizione tra i Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) per quanto riguarda il numero dei femminicidi all’anno.
Kadın Cinayetlerini Durduracağız Platformu (KCDP), ossia, “La Piattaforma - Fermeremo i Femminicidi” è un’organizzazione ombrello nata nel 2010 da donne che volevano porre fine al crescente femminicidio nel paese. L’organizzazione riceve subito un'ampia copertura dalla stampa con le sue proteste contro l’omicidio della venticinquenne Ozgecan Aslan, assassinata nel 2015 nella città di Mersin. Nel mese di agosto dello stesso anno, la piattaforma organizza la sua prima grande marcia di protesta con l’obiettivo di chiedere più chiarezza e giustizia nel processo sull’assassino della diciassettenne Munevver Karabulut assassinata nel 2009 a Istanbul.
La KCDP comprende al suo interno una serie di collettivi, partiti politici, famiglie delle donne assassinate, sindacati, ong e albi. Tra le realtà che collaborano con l’organizzazione ci sono numerosi giornalisti, scrittori, atleti e diverse associazioni lgbtq+. Dunque, oggi, possiamo definire la KCDP come un’organizzazione che lotta per i diritti delle donne, per un paese più democratico per tutte le persone che ci vivono e per un cambiamento legislativo e culturale necessario con l’intento di azzerare i femminicidi e ogni tipo di violenza.
Questo emerge dai cinque obiettivi della piattaforma elencati ufficialmente sul loro sito web e su diversi comunicati di stampa:

Per ogni singolo caso di violenza commesso contro una donna il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e i leader di tutti i partiti politici presenti nel Parlamento devono prendere parola e condannarlo.
La legge numero 6284, che riguarda la protezione delle donne minacciate, deve essere applicata sempre, interamente e correttamente.
Nel codice penale deve essere inserita la pena dell’ergastolo aggravato per i casi di femminicidi.
Deve essere introdotto il Ministero delle Donne.
Va riscritta una nuova Costituzione che riconosca l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

Il punto 2 riguarda uno dei problemi più importanti della Turchia. Sempre secondo l’ultimo report della KCDP, in questi ultimi 10 anni Istanbul, la città più grande del paese, è stata la triste capitale dei femminicidi. L'assassino è quasi sempre stato il marito e nel 20% dei casi le donne sono state assassinate proprio nella fase di separazione o divorzio. Sempre nel 20% dei casi le donne assassinate erano già vittime di sistematiche violenze e molestie. Il 60% delle donne assassinate aveva già chiesto una maggiore tutela e protezione facendo le necessarie segnalazioni alle forze dell'ordine oppure a un procuratore.

La piattaforma si occupa, praticamente, di tutto quello che riguarda la violenza sulle donne; si attiva per ricevere le segnalazioni delle donne e per trovare immediatamente una tutela legale e se necessario anche un rifugio per la donna in pericolo. Sia in questa fase sia durante il processo avviato la KCDP è sempre presente ed è accanto la vittima e la sua famiglia. Grazie a un enorme lavoro mediatico, l’organizzazione riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica e denunciare i casi di violenza e i femminicidi.
Oltre a seguire i processi legali, la KCDP in questi anni ha avanzato una serie di proposte legali con l’obiettivo di introdurre nuove leggi oppure modificare quelle già esistenti. Per fare questo ovviamente utilizza un cospicuo gruppo di avvocati e vengono sfruttati i contatti che hanno nel Parlamento nazionale.
La piattaforma cerca di portare dentro al Parlamento le vittime di violenza e le famiglie delle donne assassinate perché possano in prima persona parlare con i parlamentari ed acquisire più visibilità in un paese in cui la donna è sempre vittima di violenza maschile. Infine la KCDP, in collaborazione con diverse realtà politiche organizza dei presidi e diverse manifestazioni di protesta nelle piazze del paese. La KCDP, in Turchia, ha degli uffici di rappresentanza in 27 diverse città e all’estero ha dei rappresentanti in 7 diverse nazioni. 
Secondo la piattaforma, in Turchia il numero dei femminicidi è in aumento perché gli uomini non riescono ad accettare il percorso di emancipazione che stanno percorrendo le donne. “Oggi le donne in Turchia vogliono lavorare, essere indipendenti, decidere di lasciarsi con il fidanzato oppure marito e prendere una serie di decisioni indipendentemente dagli uomini. Tuttavia la cultura patriarcale resiste e insiste usando la violenza e non riconoscendo i diritti delle donne per fermare il loro percorso per essere più libere”. Così riassume la KCDP sul suo sito la motivazione dell’aumento del fenomeno e sottolinea che la libertà per le donne sosterrà un cambiamento positivo per l’intera società in Turchia.
Facendo ancora per un’altra volta riferimento all’ultimo report della piattaforma, vediamo che in questi ultimi 10 anni le vittime dei femminicidi sono state assassinate, nel 60% dei casi, presso il quartiere di residenza e con un'arma da fuoco, nel 50% dei casi.
Quindi le donne vengono fermate, aggredite, violentate e assassinate dalle persone che le sono più vicine. Tutto questo accade nonostante numerose segnalazioni e davanti agli occhi di milioni di persone. Quindi i femminicidi sono prevedibili ed evitabili. Infine finché la volontà politica non farà i passi necessari e continuerà a ignorare le richieste della società, risulterà evidente che essi siano i frutti di una posizione politica.
In quest’ottica assume un'importanza notevole la storia della Convenzione di Istanbul, firmata proprio a Istanbul nel 2011. La convenzione è stata sottoscritta in primis proprio dalla Turchia, che è stata anche il primo paese a revocarne la propria partecipazione, attraverso un decreto firmato dal Presidente della Repubblica il 20 marzo del 2021.
La Convenzione di Istanbul è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Quindi è uno degli strumenti necessari per salvare le vite delle donne in un paese come la Turchia. In quest’ottica la posizione politica del governo attualmente in carica è facile da interpretare: mantenere e preservare la cultura patriarcale.
La KCDP sin dai primi giorni della firma ha lavorato in tutti i modi perché la Convenzione potesse essere applicata interamente e oggi lotta per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di rimettere la firma su questa convenzione fondamentale.