Società

Censurata la tradizionale danza del ventre di Capodanno

25 dicembre 2021 Servizio di Mariano Giustino/Huffpost Foto: Huffpost

ISTANBUL - Didem balla fin dalla sua infanzia, è figlia d’arte ed è la regina della danza del ventre acclamata in tutto il mondo. La sua fama è cresciuta da quando ha iniziato ad apparire nel programma televisivo di un varietà turco dal vivo chiamato “İbo Show”, condotto da İbrahim Tatlıses, uno dei cantanti folk turchi di maggior successo, recentemente finito sulla ribalta della cronaca non per il suo apprezzato stile pop arabesco, ma per il suo noto comportamento violento nei confronti delle donne. 
Didem Kınalı, ora trentacinquenne, è cresciuta nel distretto di sinistra operaia di Gaziosmanpaşa a Istanbul ed è di origine rom. Sua madre è emigrata da Salonicco, anche lei danzatrice del ventre, e suo padre è emigrato dalla ex Jugoslavia. Gazi Osman Paşa era un importante generale ottomano inviato nei Balcani (1832-1900). L’omonimo quartiere è stato fino agli anni ’50 un pascolo vuoto e roccioso, dove gli immigrati - prevalentemente provenienti dai Balcani,soprattutto dalla Bulgaria, dalla Jugoslavia e dalla Tracia occidentale - si stabilirono. Gran parte delle abitazioni era costituita da piccoli rustici cottage illegali.
Dagli anni ’70 e ’80 il quartiere si espanse notevolmente a causa della migrazione dall’Anatolia orientale. E ora è abitato da una folta comunità di curdi alevi. È in questo contesto socio-culturale laico che Didem è cresciuta. “Mi manca tanto essere in televisione. Se necessario, mi esibirei gratuitamente e sarei disposta a farlo anche coprendo ogni parte finora esposta del mio corpo. Desidero continuare a esprimermi nella mia arte”, ha detto Didem durante una conferenza stampa. 
Con l’avvicinarsi di Capodanno, la splendida ballerina, dal corpo leggero e sinuoso, non potrà più esibirsi in televisione. Le danzatrici del ventre turche scuotono i censori del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP). Sono finiti i giorni in cui apparivano sulle TV turche nella notte di Capodanno. Da tradizione, i canali nazionali turchi trasmettono spettacoli di intrattenimento molto vivaci e colorati a Capodanno e le danzatrici del ventre ne sono state da sempre le protagoniste per milioni di famiglie che celebravano la notte a casa. 
Dopo le proteste antigovernative di Gezi Park a Istanbul del 2013, la morsa della censura sui media radiotelevisivi è diventata più serrata. L’AKP ha cominciato a plasmare la popolazione secondo la propria visione dei valori islamici. Dal 2014 il Consiglio supremo della radio e della televisione (RTÜK), massimo organismo statale di controllo dell’informazione radiotelevisiva, ha imposto un divieto alle danzatrici del ventre esercitando minacce sui magnati dei media affinché cancellassero dal loro palinsesto gli spettacoli.
Le origini di questa disciplina si perdono nel tempo e diverse sono le ipotesi circa la sua nascita, risalente certamente al periodo pre-islamico, diffusasi nella regione assiro-babilonese, all’interno della società contadina e matriarcale. Si dice che sia stata legata molto ai rituali della fertilità praticati già nell’Età della pietra quando la donna era considerata sacra. Era una danza propiziatoria in onore della Madre Terra per le donne che si preparavano al parto.
Le danzatrici, soprattutto in Turchia, a differenza di quanto avviene in Egitto, mostrano un portamento molto sciolto e più appariscente, indossando costumi più succinti e scarpe con il tacco. I loro movimenti sono un turbinio di sensualità e trasmettono energia coinvolgendo lo spettatore. Le ballerine si muovono con fascino magnetico in un vortice di erotismo con piegamenti all’indietro e spinte in avanti con i fianchi, fino a terra. Alcune indossano pantaloni da odalisca. Sono movenze, le loro, di una sensualità che invoca lo splendore della vita, il suo trionfo su ogni sottomissione: il trionfo di una giovinezza gloriosa come la natura selvaggia di tanta parte del paese. 
Didem non si esibisce per gli uomini, la sua è una espressione puramente artistica rivolta a tutti. Lei incarna l’arte delle ballerine gitane del 1400, quando a Costantinopoli si esibivano le danzatrici zingare in spettacoli di intrattenimento.
In Egitto, nel 1834, vennero emanate leggi religiose restrittive che relegavano la danza del ventre alla clandestinità. In quel periodo la danza era considerata “peccaminosa” ed era concesso di danzare in pubblico solo alle prostitute o agli uomini travestiti da donna. Fu allora che Oscar Wilde non resistette al fascino della danza del ventre e nel 1883 rappresentò una sua “Salomè” che eseguì la “danza dei sette veli” per il suo patrigno chiedendo la decapitazione di San Giovanni Battista.
Poi arrivò Hollywood con “Little Egypt”, nome d’arte di almeno tre famose danzatrici e questo nome divenne sinonimo di danzatrice del ventre. Dal 1900 la danza orientale ha affascinato personaggi del calibro di Mata Hari, la spia al servizio della Germania diventata famosa per le sue danze esotiche che si ispiravano all’Oriente e di Isadora Duncan che amava esibirsi a piedi nudi e col velo. Poi si giunge al mitico Totò che nel suo film “Un turco napoletano” spiega, attorniato da dolci fanciulle, l’origine della danza del ventre attribuendone l’invenzione a sé stesso per via di un mal di pancia esploso dopo l’ingestione di piccanti peperoncini turchi. 
Ma ora in Turchia negli ultimi otto anni le danzatrici del ventre sono state bandite dallo schermo, in particolare a Capodanno. Didem usa il suo corpo come uno strumento; è una ballerina di grande talento, ma sente di non essere più apprezzata come un tempo in Turchia e per questo è profondamente triste, ma non demorde, è rimasta l’unica star di questa disciplina nel paese. Continua a esibirsi in eventi privati come matrimoni e feste aziendali. Didem vanta una fama internazionale come solo poche altre artiste. Si è esibita a Ibiza alla festa del 56° compleanno della pop star Madonna.
La RTÜK è stata costretta a proibire questi spettacoli, considerati “peccaminosi”, dalla Direzione statale per gli Affari religiosi, il Diyanet, che detta ormai da anni l’agenda politica del presidente turco mirante ad estendere la cultura conservatrice e islamica per forgiare una Turchia pia. Altra vittima illustre della censura fu il defunto ”Huysuz Virjin″ (la Vergine scontrosa), un intrattenitore travestito, molto amato dal pubblico. Nel 2007 la RTÜK aveva chiesto all’emittente privata Star TV di non farlo più apparire in pubblico. Nel 2012, l’allora primo ministro Erdoğan rimproverò personalmente i produttori di ”Muhteşem Yüzyıl” (Il Secolo Magnifico), la famosa serie televisiva turca che narra la vita di Solimano il Magnifico, per aver mostrato troppo le debolezze del sultano. Nel febbraio scorso, un’altra emittente privata, Habertürk, ha licenziato un’annunciatrice sportiva per aver postato un video di se stessa che ballava la danza del ventre nella sua cucina a Capodanno.
In diciannove anni di governo, Erdoğan col suo partito, pur avendo fin qui esercitato una forte repressione, non è riuscito a zittire il dissenso. Si è accorto che l’acquisizione da parte di imprenditori a lui vicini delle maggiori holding mediatiche (prima Sabah ATV, poi MilliyetNTVStar, e da ultimi HürriyetKanal-D e CNN Türk) non ha permesso di tenere sotto controllo il flusso dell’informazione alternativa nel paese. I media filogovernativi, infatti, non vengono né letti né visti dalla maggioranza dei cittadini, se non dai fedelissimi elettori del Presidente. La gente non segue i media vicini all’AKP perché sa che non riportano notizie reali, ma solo propaganda, quindi pensano che i media che non sono sotto il controllo del governo siano molto più affidabili. 
Si sa che l’opposizione turca veicola la propria comunicazione politica prevalentemente attraverso la Rete. La sua forza comunicativa sono i social e i media indipendenti: strumenti quotidiani addirittura più seguiti rispetto ai canali radiotelevisivi mainstream, dove si diffonde la propaganda del regime dentro e fuori la Turchia.
Dunque non basta al governo controllare il 90% dei canali di informazione, perché le voci critiche nei confronti di Erdoğan si diffondono comunque e trovano i loro canali d’ascolto. Il Presidente è quindi costretto ad oscurarle se vuole che si senta una sola voce: la sua. Per questo i media indipendenti in Turchia sono stati recentemente ridotti alla fame perché non hanno più diritto ad una adeguata quota di pubblicità che per molti di loro è addirittura inesistente, ragion per cui il finanziamento di organizzazioni estere è diventato una vitale fonte di reddito per molti organi di informazione libera. Ora il leader turco fa sapere che non consentirà più alcuna attività di “quinta colonna” ai media indipendenti e promette che sarà estesa a carta stampata e a canali radiotelevisivi l’applicazione dell’attuale legge sui social approvata lo scorso anno per mettere sotto controllo la Rete. Così anche per un post si rischia di finire dietro le sbarre. 
Dunque i canali di informazione liberi che ricevono fondi da stati o istituzioni estere saranno “monitorati” e messi sotto lo stretto controllo del governo turco che sta cercando di presentare l’esistenza di fondi esteri nelle loro casse come frutto di attività di spionaggio.
Ma l’opposizione in Turchia è, come si sa, molto agguerrita e anche questa volta intende sfidare i divieti imposti dai censori del Diyanet. “Presto arriveranno giorni più soleggiati”, è la parola d’ordine degli oppositori nel paese che, incoraggiati dai numeri dei sondaggi, sono convinti che l’attuale crisi economica farà perdere il potere all’AKP nelle prossime elezioni parlamentari e presidenziali previste per giugno 2023 e intendono non subire la censura. Kanal D, un canale mainstream del magnate Demirören, molto vicino al presidente turco, nel Capodanno del 2019 trasmise un programma di danzatrici del ventre poco conosciute e completamente coperte.
Vedremo se in questo Capodanno le emittenti indipendenti avranno il coraggio di proporre le “oryantaller”, termine col quale si appellano le danzatrici del ventre.
Sessualità e conservatorismo in Turchia fino a poco tempo fa si sono sempre molto intrecciati. Le ballerine del ventre, messe al bando dalle TV pubbliche erano molto richieste nelle feste di matrimonio dei conservatori dei villaggi anatolici. Ora il “vero Islam”, secondo la visione erdoğaniana, non si deve mescolare con le tradizioni “popolari” più aperte e mondane. Tra le regole di un modello di corretta osservanza religiosa, oltre al bere acqua, anziché vino, vi è la copertura dell’ombelico delle danzatrici del ventre e tutto questo rappresenta anche un indicatore di appartenenza politica. 
I media indipendenti troveranno sempre un modo e un canale per esprimersi. “Akacak su yolunu bulur”: “L’acqua che scorre trova la sua strada”. La storia e la natura lo dimostrano: l’acqua che scorre non può essere fermata mai. Questo adagio turco ci dice che non è possibile far tacere il dissenso. Prima o poi emerge.