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immigrazione integrata...

lunedì 24 giugno 2019 Servizio ripreso da Lettera 43 Foto:

ISTANBUL - Centro industriale nel sud della Turchia, noto per la produzione del pistacchio e meta culinaria di tutto il Paese, la città di Gaziantep dista solo 60 miglia da Aleppo ed è diventata famosa per una straordinaria politica di integrazione dei rifugiati provenienti dalla confinante Siria a partire dal 2011, scrive il Guardian.
Gaziantep ha circa un milione e 500 mila abitanti, un decimo della più grande città della Turchia. Ma è riuscita ad accogliere quasi lo stesso numero di rifugiati della megalopoli: 500.000. Aumentando di un terzo la sua popolazione in pochi anni.
La politica governativa ha puntato all’inserimento dei nuovi arrivati nei centri urbani. Vive nei centri profughi, infatti, solo il 4 per cento dei 3.6 milioni di rifugiati siriani di tutto il Paese.
Ma la capacità di accoglienza di Gaziantep è stata unica. «Prima della guerra c’erano rapporti molto stretti tra questa città e la Siria», dichiara alla testata Azhar Alazzawi, a capo del World Food Programme delle Nazioni Unite. «Qui in generale le persone sono chiamate ospiti, non rifugiati. Le nostre culture e religioni sono simili».
La crisi umanitaria ha inizialmente messo in difficoltà la città, che non aveva risorse sufficienti ad accogliere tutti. E che ha dovuto quindi rimboccarsi le maniche. Oltre alla costruzione di nuovi edifici e agli investimenti per risolvere i problemi di rifornimento idrico, Gaziantep ha puntato all’educazione dei minori. Ha costruito una scuola in periferia frequentata sia dai bambini poveri turchi che dai siriani con una didattica bilingue, in arabo e in turco.
La crisi è stata superata nel 2016 grazie all’arrivo di 3 miliardi di euro dall’Unione Europea. «Abbiamo coperto i bisogni di base. Ora non dobbiamo più dare alle persone il pesce, ma insegnare loro a pescare» ha dichiarato Oben Çoban, direttore del programma di Save The Children del Paese.