Tweets

In cerca della mia Napoli

26 dicembre 2020 Servizio ripreso Mariano Giustino/Huffpost Foto: Huffpost Reuters/Umit Bektas

ISTANBUL - La Turchia, si sa, è un paese a maggioranza musulmana e dunque il 24 e il 25 dicembre sono giorni normali per i turchi. Anche se parlare di normalità in queste ultime ore dell’anno, in qualsiasi luogo del mondo ci si trovi, può suonare alquanto canzonatorio.
Normalmente questi giorni preferisco trascorrerli in Italia e in particolare a Napoli per respirare quella particolare atmosfera natalizia della tradizione che mi riporta al focolare dell’infanzia con il rito ingenuo e al tempo stesso pieno di fascino del presepe, con tutta la carica del suo messaggio di amore.
Il Natale evoca anche odori, sapori e suoni inconfondibili e ancora oggi, nelle antiche stradine del centro storico della mia città nativa, è possibile udire il tremulo suono delle zampogne. Non vi è dubbio che questa atmosfera mi manchi. Mi manca l’ammaliante spirito del Natale che a Napoli inizia già dagli ultimi giorni di novembre e si protrae fino all’Epifania. 
L’emergenza sanitaria e le restrizioni anti Covid hanno reso i centri delle maggiori città turche surreali a causa delle restrizioni vigenti soprattutto nei fine settimana quando scatta il coprifuoco. In Turchia nessuno può uscire di casa dalle 21 alle 5 del mattino e il divieto è esteso all’intero giorno durante il fine settimana. Non si può dunque uscire di casa tranne che per l’acquisto di generi alimentari e di medicinali.
Il Natale qui si trascorre lavorando e se si vuole assaporare l’atmosfera festosa degli ultimi giorni dell’anno non resta altro che infilarsi nel dedalo dei vicoli dei quartieri dei bazar di Istanbul o di quelli di Kemeraltý a Ýzmir o di Ulus ad Ankara. Ovunque le merci straripano dai negozi e invadono i marciapiedi. Nel labirintico Gran Bazar di Istanbul si scoprono tuttora cortili con laboratori in fervente attività. Mentre nell’antico Bazar delle spezie del 1600, che è parte del complesso della Moschea Nuova, non si vendono solo questi prodotti, ma vi è molto di più: dagli articoli per la casa ai giocattoli, dagli esotici afrodisiaci fino a piante e animali.
Sono questi i luoghi che rinviano ai vicoli di Napoli con i negozi anche lì straripanti di merci, con le bancarelle che invadono i marciapiedi e gli odori che qui sono quelli delle more di gelso, del tabacco aromatizzato che esce dai saloni da narghilé, dagli effluvi odorosi che si espandono dai caffè e dai giardini da tè. Dai bazar dove luci e colori si mescolano al profumo delle spezie e del caffè appena torrefatto, dei dolci tipici della pasticceria turca.
Quando cammino tra alcune delle sessanta vie di Kapalý Ҫarþý, il mercato coperto del Gran Bazar della megalopoli turca, mi perdo nel ricordo di via Spaccanapoli, della via dei presepi e di Port’Alba a Napoli piene di botteghe di artigiani. Qui attorno al mercato coperto le stradine hanno nomi ben precisi: “Aynacýlar”, che indica la via degli artigiani degli specchi, “Ýplikciler”, la via dei filatori, la “Kilitçiler”, quella degli artigiani dei serramenti, la “Altuncular” la via degli orafi, la “Terziler”, la via dei sarti e la “Yorgancýlar”, la via degli artigiani delle coperte. E poi i tanti venditori di stoffe e di tappeti.  
In questi giorni di pandemia le festose musiche natalizie, che di solito si mescolano alle ritmiche melodie orientaleggianti, sembrano svanite e riecheggiano solo nella mente perché nei mercati semideserti, con pochi turisti e molte botteghe chiuse, questa atmosfera è poco più che un ricordo. E gli artigiani dei bazar a Istanbul, così come immagino che avvenga anche per i maestri dell’arte presepiale di San Gregorio Armeno a Napoli, confidano in un maggiore flusso di visitatori con l’avvicinarsi delle ultime ore del 2020.
È in questi giorni che molti di loro sperano di recuperare almeno una parte dei guadagni perduti grazie a coloro che non hanno ancora provveduto ai regali di Capodanno, come da tradizione per i turchi.
Il presidente Erdoðan, in uno dei suoi ultimi discorsi alla nazione, ha annunciato, infatti, un coprifuoco ininterrotto per Capodanno, cioè per quattro giorni dalle 21 del 31 dicembre alle 5 del 4 gennaio. E per la comunità cristiana turca, di circa centomila fedeli, il Natale in tutta la Turchia è stato celebrato nel pieno rispetto delle misure anti Covid. A Istanbul i fedeli hanno celebrato la santa notte con un messa della vigilia presso la chiesa più famosa della città, la Basilica di Sant’Antonio da Padova sulla centralissima Ýstiklal Caddesi. Almeno il culto cattolico del mangiare pane e bere vino consacrati è stato consentito come pratica religiosa nonostante la pandemia. Immerso in questa nostalgia di ricordi non mi restava altro che coccolarmi con i cesti di Capodanno.
Era giunta anche per me l’ora di preparare i regali per il nuovo anno. Quasi gli unici negozi ormai rimasti aperti erano quelli degli alimentari e dei bazar. E dunque mi son recato nel complesso commerciale ottomano del 1744, restaurato, di Kýzlaraðasý Han a Kemeraltý, nella città di Izmir, dove ho deciso di attendere l’inizio del nuovo anno. Questo grazioso caravanserraglio ha un ampio cortile trasformato in caffè, numerosi negozi e laboratori artigianali. I caravanserragli furono costruiti in gran parte dai Selgiuchidi sin dal XIII secolo per dare conforto alle carovane di pastori che attraversavano l’Anatolia e per favorirne gli scambi. Poi con gli ottomani furono utilizzati come strutture di servizio sociali statali con uffici e laboratori dislocati tutti intorno al cortile. Ora sono adibiti a mercati o trasformati in strutture alberghiere, oppure in ristoranti e sono sempre stati pieni di colori e di vita, ma adesso fa male al cuore vederli semideserti e desolati con gli artigiani tristemente in piedi sull’uscio della loro bottega in attesa di clienti.
Numerosi sono i negozi di artigiani come quelli del rame, del ferro e della ceramica, ma quelli che più mi hanno incuriosito sono gli artigiani della “dea bianca”, che lavorano la schiuma di mare composta da silicato di idrato di magnesio, la sepiolite, una argilla bianca e morbida, diffusa prevalentemente in Turchia e Tanzania, spesso utilizzata per produrre pipe per tabacco. L’acqua calcarea dei fiumi erode i massi magnesiaci e si deposita il fango schiumoso. Gli artigiani cesellano la pipa con figure mitologiche di animali o di volti di sultani. Attrae il bianco candido di questo oggetto tanto amato dai raffinati fumatori di pipa perché consente al tabacco di conservare il suo aroma. Ecco un regalo davvero originale per un amico appassionato. 
Mi inoltro tra i negozi che espongono tessuti di cotone e di seta con colori scintillanti, osservo le “oyalý”, le sciarpe ricamate a mano e gli “yazma”, scialli prodotti nella provincia di Tokat. Ne acquisto una decina, li porterò in Italia per regalarli. E poi le lampade e le scatole intarsiate in madreperla con intarsi d’osso dipinto a mano raffiguranti scene di vita ottomana. Ovunque, ceramiche decorate, brocche di Çanakkale, calici in rame e ciondoli con l’amuleto a forma d’occhio in tutte le dimensioni: tascabili o da parete. Ne faccio incetta. Attraverso l’area delle spezie e qui gli odori sono inebrianti, dai bastoncini di cannella, alle foglie di alloro, dai chiodi di garofano al coriandolo, al crescione le cui foglie sono di solito usate per le insalate o come decorazione nei piatti di pesce. Al cumino che viene macinato e utilizzato per aromatizzare le polpette e alcuni piatti di carne e al ribes, con le sue bacche che vengono utilizzate nei pilav e nei dolma, i deliziosi ripieni di riso con verdura, e in alcuni dolci. Al curry in polvere e all’aneto, la spezia tipica della cucina turca, utilizzata per aromatizzare insalate e piatti con olio d’oliva e per digerire. Al cumino nero, i cui semi sono utilizzati sui biscotti e sul pane turco, durante la cottura e alla noce moscata, diffusissima anche nella cucina anatolica. Al sumac dal sapore lievemente acre, che si ricava da una bacca di una pianta che fa parte della famiglia degli anacardi, coltivata nel sudest dell’Anatolia. Il suo colore rosso purpureo è irresistibile. E infine vi sono i semi di sesamo, diffusamente utilizzati sui “simit”, le ciambelle salate turche. Le acquisto per la colazione del mattino.
In questo periodo di pandemia i ristoranti possono solo servire pasti da asporto e non pochi hanno diversificato la loro attività confezionando cesti artigianali con prodotti della gastronomia tipica turca. Molti sono coloro che sono stati attivi a Natale e ora si preparano per il Capodanno per le consegne a domicilio. Fuudy.co a Istanbul è una nota app che riunisce una catena di ristoranti di lusso per la consegna del cibo a domicilio. Fuudy ha recentemente aperto una sezione dedicata agli ordini di Capodanno. Grazie al Covid-19, la cena di Capodanno può bussare alla mia porta di casa, bella calda e pronta. Solo così alcuni ristoranti si sono salvati. Non tutti potevano disporre di terrazze all’aperto come Alaf a cui è stato permesso di rimanere attivo durante l’estate. Alaf ha aperto una filiale anche a Bodrum predisponendo una grande terrazza all’aperto per essere pronto per la prossima estate.
Ecco a cosa ho pensato per il mio cestino di Capodanno. Certamente includerà l’olio d’oliva Hermus Arbequina, prodotto con una varietà raffinata di olive dell’Egeo e del Mediterraneo. Un estratto di Melagrano Punica, certamente uno dei migliori marchi di melegrane della regione, un vero nettare del paradiso. Altra varietà di olio che dovrebbe far parte di un elegante cestino è quella dell’olio di Asiltane, dell’Egeo settentrionale, dei terrazzamenti dei Monti Kaz dove si coltivano le migliori qualità di olive al mondo che hanno anche la peculiarità di essere lavorate in un brevissimo lasso di tempo dalla raccolta alla pressatura. Un’altra specialità di olio d’oliva turco è quella le cui olive vengono pressate assieme ai mandarini e alle arance oppure con limoni o con il timo, ideali per le insalate e per me che sono vegetariano. Un altro ristorante che serve la cena di Capodanno a domicilio è il Seraf che ha anche una lunga lista di sottaceti, marmellate, paste al pomodoro e peperoni, pane e altre opzioni di cibo per vegetariani e non. Le loro spezie tostate sono prodotte con metodo artigianale. Sia i piatti di carne che quelli vegetariani sono preparati con il sale del Mar Egeo che viene raccolto appositamente sotto forma di fiocchi di neve di un cristallo scintillante che evocano un’atmosfera natalizia.
Gli agrumi brillano come il sole nelle numerose aziende agricole della costa turca. E grazie ai più recenti sistemi di consegna a domicilio, molti produttori ti possono consegnare direttamente a casa la frutta dai frutteti, attraverso delle app. Le arance dall’albero arrivano direttamente sulla tua tavola. Puoi ordinare un cesto di mandarini Satsuma di Seferihisar, un distretto di Izmir sulle coste dell’Egeo, bagnati ancora dalla rugiada mattutina. Consegnano anche un barattolo in omaggio di marmellata di mandarino con fette di mandarini essiccati, perfetti per i cocktail Negroni o Manhattan del periodo natalizio. L’ex sindaco di Seferihisar, Tunç Soyer, ora sindaco di Izmir, ha fatto installare impianti di essiccazione in modo che gli agricoltori locali possano riutilizzare i loro prodotti in eccesso. Così puoi farti consegnare nella notte di Capodanno le tue succose arance Finike direttamente dagli aranceti della costa, insieme ad altre delizie agrumate. Sia i mandarini di Seferihisar che le arance Finike hanno uno speciale marchio di qualità geografica. Quando qui in Turchia parliamo di delizie agrumate ci riferiamo alla trasformazione di ogni singolo agrume in una raffinata e profumata confettura. Il cesto non può non contenere che una linea di altre delizie turche come le arance candite che sono utilizzate anche nel panettone tradizionale realizzato dallo chef Claudio Chinali di Eataly. Questi panettoni aromatizzati con arance candite della Turchia aggiungono alla delizia natalizia italiana il sole dell’Egeo e del Mediterraneo.
La tristezza di negozi, di alberghi e ristoranti chiusi, dei bazar semivuoti è lenita dall’arrivo a casa di tanti prodotti di eccellenza del territorio che giungono sulla tua tavola per la laboriosità e l’inventiva di tanti artigiani e produttori. E così che anche sotto i più rigidi lockdown si salva lo spirito del Natale e delle festività per l’anno nuovo.