Tweets

Storia di uno chef

domenica 13 gennaio 2019 Servizio ripreso da Gualtiero Spotti/Reporter Gour Foto: Reporter Gourmet

BANGKOK . Bangkok è una musa tentatrice cui è difficile resistere se ci si vuole addentrare nei meandri della cucina asiatica più genuina e legata alla quotidianità. Perché la capitale tailandese rappresenta la mecca dello street food, presente in dosi massicce in ogni quartiere tra piccoli mercatini, bancarelle volanti e postazioni improvvisate che sin dalle prime ore del giorno (per chi, sulla via dell’ufficio, si “costruisce” la sua pausa pranzo) affollano i marciapiedi, ma sa offrire anche una notevole varietà di fine dining moderno capace di abbracciare diverse culture e tradizioni non solo asiatiche.
Abbiamo già detto in passato dei tanti cuochi che hanno scelto Bangkok come loro città prediletta, da Gaggan a Savelberg, passando per David Thompson, e tra i tanti vale la pena soffermarsi sul trentatreenne Fatih Tutak, cuoco di origine turca, e nato a Istanbul, ma trasferitosi ben presto nell’estremo oriente, dove ha costruito la sua luminosa carriera ai fornelli di diverse cucine.
Il suo background lo vede crescere prima con la passione della cucina tradizionale turca ispirata dai piatti casalinghi preparati dalla madre, ma ben presto la necessità di crearsi un percorso professionale lo porta all’apprendistato dal francese Paul Pairet e a girare tra hotel e ristoranti dell’antica Costantinopoli. La curiosità per i nuovi trend della cucina nordica lo portano anche da Noma, alla corte di Redzepi, ma è l’Oriente ad attirare Fatih Tutak, che parte alla volta di Nihonryori Ryugin a Tokyo , da Seiji Sakamoto. Certo, il suo curriculum si arricchisce negli anni di presenze significative in diversi ristoranti tra Singapore, Hong Kong e Pechino, fino al momento di stabilirsi, tre anni fa circa, a The House on Sathorn, il ristorante esterno all’hotel W Bangkok, proprio nel vivace quartiere di Sathorn. Faith però, come peraltro è accaduto a tanti altri cuochi presenti nella metropoli asiatica, non si è lasciato ammaliare più di tanto dai prodotti e dalle tradizioni locali, ed ha preferito presentare, ed affinare nel tempo, una sua cucina creativa profondamente legata alle origini turche, con, di tanto in tanto, qualche divagazione figlia dell’anima da globetrotter dei fornelli.
Per conoscerlo meglio nel ristorante che lo ha lanciato (The House on Sathorn da un paio di anni figura tra i ristoranti del 50 Best asiatico, al numero 36 nel 2019) non bisogna però aspettare troppo. Le voci più recenti lo vedono in partenza da febbraio del 2019, pronto a rientrare in Europa, proprio a Istanbul, per impegnarsi nell’apertura di un nuovo ristorante. Ma c’è ancora da aspettare e se invece si capita dalle parti di Bangkok nelle prossime settimane la sosta a The House on Sathorn diventa una full immersion di grande fascino, preziosa per la cucina ma anche per la bellezza del luogo. Il ristorante è ospitato in una affascinante e antica palazzina con 130 anni di vita alle spalle, che, in stile coloniale e riportata agli antichi splendori negli ultimi anni, ha vissuto le stagioni, tra le altre, della guerra d’Indocina. Fermarsi per un cocktail al bar o sedersi in uno dei sofà osservando i segni dell’antico zodiaco cinese riporta alla mente le immagini di certi film hollywoodiani del secolo scorso, anche se poi, usciti per strada, la Bangkok moderna ti assale con i suoi grattacieli e la vita più vicina, forse (tra sopraelevate, smog e frenesie contemporanee), alla Blade Runner di Ridley Scott. Senza però replicanti e, soprattutto, senza la pioggia incessante del film, sempre se non si capita qui nella stagione sbagliata…