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Ara Guler, l'occhio di Istanbul

martedì 19 dicembre 2018 Servizio ripreso da Felicia Bruscino/Ultima Voce Foto: Ara Guler

ISTANBUL - Ara Güler, per molti il ​​più grande fotografo della moderna Turchia, città a cui ha dedicato la sua vita e il suo lavoro, è morto lo scorso 17 ottobre  all’età di 90 anni. Un uomo che storici e fotografi hanno definito la memoria o l’occhio di Istanbul. Migliaia di ammiratori, giovani e vecchi, si sono riuniti, in Piazza Galatasaray, per rendergli omaggio.
Güler nato – Istanbul nel 1928 – da genitori armeni che erano rimasti in Turchia nonostante le deportazioni e i massacri sotto gli Ottomani all’inizio del XX secolo. Il padre di Güler trascorse gran parte degli anni ’40 a nascondersi per sopravvivere agli attacchi nazionalisti sulle minoranze e per sfuggire a una tassa governativa punitiva imposta agli armeni.
Da suo padre, tuttavia, che come chimico sviluppò il materiale cinematografico turco e divenne familiare con le figure di quell’industria, Güler ereditò un “allegro patrimonio”: le sue amicizie. Infatti, prima che con la fotografia, Guler cominciò con il cinema, ispirato proprio dagli amici artisti del padre. Per molti il lavoro di Guler è stato realizzato con lo spirito dello ‘huzun’, parola che in turco significa malinconia. Considerata una peculiare caratteristica di Istanbul.
Alcune delle sue fotografie, i pescatori di Istanbul, furono pubblicate sul giornale turco-armeno Jamanaknel 1952. Ciò gli consentì di continuare a lavorare per il settimanale ad alta diffusione della Turchia Hayat e, quando la compagnia statunitense aprì un ufficio a Istanbul, per Time-Life. Seguirono commissioni come Paris Match e Sunday Times ; un incontro con Henri Cartier-Bresson a Parigi ha portato Güler ad entrare nel roster di Magnum nel 1953. Di li a poco fotografò artisti del calibro di James Baldwin, Alfred Hitchcock, Salvador Dalí e Winston Churchill.
Giusto e laborioso, Güler si considerava uno storico visivo piuttosto che un artista. Come l’ Uomo con una macchina da presa (1929) di Dziga Vertov , che ha filmato la vita nelle città sovietiche per diversi anni. Ha ossessivamente registrato l’Istanbul degli anni ’60 e ’70, immortalando scene come un treno avvolto nel vapore, un ponte da sogno sul Corno d’oro che collega i quartieri finanziari e storici di Istanbul.
Il libro più famoso di Ara Guler si intitola Istanbul e raccoglie appunto fotografie scattate tra gli anni 50 e 90 del secolo scorso, tutte in bianco e nero.
La sua fama internazionale è dovuta alle straordinarie immagini in bianco e nero di Istanbul. Immagini che vagano da moschee e monumenti noti a rari paesaggi della città imbiancata di neve a scene di vita quotidiana. Immagini che secondo gli ammiratori sono riuscite a catturare più di ogni altro fotografo l’anima di Istanbul. Immortalando le sfaccettature di una città che sta cambiando a un ritmo frenetico.
Sono il ritratto di una città in costante movimento, giorno e notte, attraversata e riattraversata dall’attività sulla terra e sull’acqua, nel labirinto di stradine nei quartieri più vecchi, nonché sulle principali arterie del centro città e del Corno d’Oro . Una città malinconica, avvolta dalla nebbia e non illuminata dagli ostentati resti dell’impero ottomano.
Güler era spesso attratto dalle antiche sagome dei monumenti ottomani o dagli oggetti coperti di polvere del secolo precedente. Determinatamente vecchio stile, mostrò poco interesse per l’architettura modernista. Non gli piaceva Ankara, la fredda capitale della repubblica. I cimiteri, le carceri, le rovine e le strade squallide di Istanbul erano più di suo gusto. Negli anni ’80, mentre Istanbul iniziava ad assomigliare ad una città occidentale di seconda classe, smise di fotografarla.
Negli anni ’90, il crescente interessamento per la storia urbana a sua volta ha richiamato l’attenzione sui lavori di Güler. Libri illustrati con le sue fotografie – Living in Turkey (1992), Sinan: Architect of Süleyman the Magnificent e Ottoman Golden Age(1992) e Ara Gü ler’s Istanbul (2009) – passarono di mano in mano tra liberali e islamisti allo stesso modo.
Per me, la turbolenta Istanbul emersa dalle squallide sale da musica, dalle minuscole chiese e dalle navi coraggiose nelle immagini di Güler ha sempre avuto un fascino quasi magico. La sua Istanbul ha esortato lo spettatore a partire e vedere se esisteva ancora; la modernizzazione spietata della città rimanda uno indietro alle sue fotografie con ancora più nostalgia.
Trascorse i suoi ultimi anni intrattenendo fan e giovani fotografi a Kafe Ara nel Galatasaray, progettando il museo di Ara Güler. Aperto per il suo 90 ° compleanno, due mesi prima della sua morte; una selezione curata con gusto delle attrezzature fotografiche e del lavoro di Güler (ha realizzato circa 80.000 immagini in tutto), presto si espanderà per incorporare il suo appartamento trasformato in archivio in Galatasaray.
Oggi, un programma di costruzione inattaccabile trasforma Istanbul in una città che i suoi abitanti faticano a riconoscere, i suoi ponti storici, i vicoli, le banchine e le strette stradine secondarie mantengono la loro vivacità e il loro carattere amato nelle foto di Güler.