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Il saluto del console

lunedì 24 settembre 2018 Cristoforo Spinella/AnsaMed Foto: AnsaMed

ISTANBUL - "Abbiamo vissuto una fase turbolenta della vita della Turchia, dal terrorismo al tentativo di colpo di stato alla riforma costituzionale, e questo si è inevitabilmente riflesso sul nostro lavoro. Ma il bilancio finale è certamente positivo". Dopo 4 anni che definisce "impegnativi", la console generale italiana a Istanbul, Federica Ferrari Bravo, conclude il suo mandato. Dalle preoccupazioni per la sicurezza dei connazionali alle ricadute consolari della crisi migratoria, in un'intervista all'Ansa la nostra diplomatica riflette sugli aspetti cruciali della sua esperienza.
"In questi anni, la nostra attività consolare ha vissuto situazioni particolari. Ci siamo dovuti ad esempio confrontare con la sfida nuova dei resettlement di rifugiati siriani in Europa. Noi rappresentiamo il terminale di decisioni prese a livello europeo e ci occupiamo di fornire i visti nell'ambito dei programmi di reinsediamento. In questo, l'Italia è partita un po' più tardi di altri Paesi. La nostra attività di implementazione dell'accordo UE-Turchia è iniziata concretamente dalla metà del 2016 - spiega Ferrati Bravo -. Le sfide sono tante: dalle origini incerte di molti richiedenti, soprattutto minori, alla certificazione dei documenti. Portiamo avanti questo lavoro in stretta collaborazione con il ministero dell'Interno, l'ambasciata ad Ankara ed enti come l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. I risultati finora sono stati un po' inferiori alle aspettative, a causa di alcune lentezze nella gestione del programma. Ma adesso stiamo rafforzando la collaborazione con il Ministero dell'Interno e le procedure per rendere più agevole il processo di selezione e ricollocamento".
Tra gli impegni principali, la tutela della comunità italiana nella circoscrizione di Istanbul, un territorio molto vasto che va dalla Tracia al Mar Nero fino ai confini orientali con Georgia e Armenia. "Ci siamo sforzati di rassicurare sempre i nostri connazionali in tutti i momenti critici. Durante lo stato d'emergenza (concluso lo scorso luglio dopo due anni, ndr), abbiamo rafforzato i servizi a favore dei connazionali e rinforzato le reti di comunicazione, anche grazie alla collaborazione volontaria della stessa comunità italiana. La nostra comunità a Istanbul è antica e ben integrata nel tessuto economico-sociale della città e si riunisce anche attorno a luoghi simbolo della presenza italiana in questa città che il consolato si è molto impegnato a tutelare. Abbiamo sempre avuto una buona collaborazione con le autorità turche. E anche nei momenti più difficili, grazie al senso di ospitalità della popolazione locale nessuno si è sentito in un Paese ostile", spiega la Console.
L'altra attività principale è stata la promozione del made in Italy e delle opportunità di scambio tra Italia e Turchia. "La gestione dei visti ha mantenuto numeri sempre alti nonostante un organico inferiore a quello di altri grandi consolati europei, anche per i forti interessi commerciali tra i due Paesi. Insieme all'Ambasciata e all'Ice (l'Agenzia per il commercio e gli investimenti all'estero, ndr) abbiamo sempre cercato di inviare messaggi rassicuranti alla comunità imprenditoriale dentro e fuori la Turchia, con campagne promozionali condotte anche in Italia - racconta Ferrari Bravo -. Per il nostro Paese, la Turchia resta un mercato interessante anche in un periodo di crisi economica. E complessivamente, possiamo dire di aver mantenuto le nostre posizioni in un periodo difficile".