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Il direttore prodigio...

mercoledì 17 agosto 2018 Barbara Gerosa/Corriere della Sera Foto: Corriere della Sera

ISTANBUL - Attaccante con il vizio del gol. Sognava di fare il calciatore, ha persino militato per sei mesi nelle fila dell’Inter. Poi l’infortunio e poco dopo il concorso e la chiamata a far parte dell’orchestra giovanile italiana.
La vita o forse il caso hanno scelto per lui e ne hanno fatto uno dei più giovani e promettenti direttori d’orchestra al mondo. Da tre anni dirige, alla corte di Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, il teatro dell’Opera di Istanbul, dove ha vissuto i momenti drammatici degli attentati e del golpe aggrappandosi alla forza della musica, diventata la sua compagna più fedele. Roberto Gianola, 44 anni, nato a Bellano, sul ramo lecchese del lago di Como, dove vivono la moglie e i tre figli gemelli, fin da piccolo ha seguito le orme del padre, per oltre quarant’anni maestro della banda del paese.
«È vero, volevo fare il calciatore. Ma finiti gli allenamenti di pallone, arrivavo a casa, mi cambiavo e iniziavo a suonare la tromba — sorride scuotendo i lunghi capelli corvini — Ho frequentato il Conservatorio di Milano e poi mi sono perfezionato all’estero. Ricordo ancora quando mi chiamarono per dirigere il mio primo concerto. Il direttore aveva avuto un problema all’ultimo momento e andai io. È stata la musica a scegliere me e non le sarò mai abbastanza grato».
Nel suo curriculum ci sono esperienze in tutto il mondo. A soli 34 anni ha debuttato nella prestigiosa Carnegie Hall di New York, ha diretto oltre cinquanta orchestre in tutto il globo. Su tutto, la Traviata a Seul con il soprano Mariella Devia e il Nabucco all’Opera di Pechino con Placido Domingo. Poi la chiamata in Turchia. «Di fatto sono un dipendente pubblico del governo turco. Erdogan è il mio capo, ma in teatro non si è mai visto — racconta misurando le parole —. Il golpe è stato improvviso, nessuno se lo aspettava. Ricordo ancora gli elicotteri che arrivavano all’altezza delle case, i militari con i mitra spianati, i morti per strada. Ho pensato di fuggire, ma la musica mi ha trattenuto. Ho vissuto per settimane da recluso, appena finivano le prove mi chiudevo in casa. Ora la situazione è più tranquilla, ma il popolo turco ha perso la gioia che lo caratterizzava. Non però la passione per la lirica, le rappresentazioni sono sempre al completo. A maggio il Falstaff di Verdi ha fatto il sold out». Con la bacchetta sempre in mano, anche in questi giorni di vacanza a Bellano. Il 12 agosto dirigerà l’Aida nel suo paese natale, il 18 sarà la volta del gran galà della lirica con il concorso dedicato alle più belle voci della penisola. Ad accompagnarlo l’orchestra Sinfolario, da lui fondata nel duemila.
«Abbiamo tenuto più di cinquecento concerti in Italia e all’estero, ma non è una filarmonica stabile, i musicisti vengono pagati a chiamata — spiega —. Il sogno è quello di creare un’orchestra del Lario con almeno trenta elementi fissi. Il lago di Como è diventato un brand internazionale e deve offrire ai turisti, e non solo, una proposta culturale di qualità. Serve la volontà politica, in particolare mi rivolgo alla Regione Lombardia per un investimento tutto sommato contenuto, ma sono certo di grande ritorno. Le bellezze ambientali unite a una tradizione musicale senza eguali. Spero che il mio appello non cada nel vuoto».