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La suggestione dei Dervisci

23 dicembre 2017 Carlo Mogliani/National Geographic Foto: Carlo Mogliani/National Geographic

ISTANBUL - L’armonia del movimento e la comunione con il divino, l’estasi mistica e l’abbandono completo dell’ego al ritmo di una musica antica, mentre i corpi ruotano senza sosta seguendo un disegno immutato nei secoli: è la cerimonia del Sama, Semà o Semazen in Turchia, e a praticarla ancora oggi sono i Dervisci, gli asceti danzanti appartenenti all’ordine dei monaci Mevlevi.
Un rituale che sembra una danza, ma è in realtà una delle espressioni più pure e affascinanti del Sufismo, la forma di ricerca mistica tipica del mondo islamico. E che dal 2008 è ufficialmente uno dei “Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriali dell’Umanità” dell’Unesco.  
Jalal ad-din Rumi (1207- 1273), massimo poeta mistico della letteratura persiana,  è considerato l'ispiratore della confraternita dei Dervisci mevlevi, fondata alla sua morte dagli allievi che ne seguivano l'insegnamento.  Le sue opere hanno profondamente influenzato il mondo islamico e attraversato i confini dell’antica Persia per raggiungere la Grecia, la Turchia e l’Iran. Nei suoi insegnamenti musica, poesia e valori estetici sono la chiave per raggiungere il divino. L'ordine Mevlevi si affermò durante l'impero ottomano seguendone l'espansione, ma radicandosi soprattutto a Istanbul.
Le prime foto di questo serivizio sono state scattate nella sala principale del Galata Mevlevi Museum, un luogo antico, eretto nel 1491 e restaurato più volte nel corso dei secoli. Attorno all’edificio negli ultimi decenni si è sviluppato un quartiere interamente votato alla musica, fra le cui strette vie si alternano negozi di chitarre elettriche, botteghe di artigiani che realizzano strumenti tradizionali e gallerie d’arte. Ed è qui, in occasione del 744esimo anniversario del “ricongiungimento” con Dio del fondatore dell’ordine, che ho avuto la fortuna di fotografare i Dervisci e la loro incredibile danza.