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L'Opera parla italiano

7 ottobre 2017 Cristoforo Spinella/AnsaMed Foto: AnsaMed

ANKARA - In Turchia era arrivato dieci anni fa, fresco di diploma al conservatorio di Frosinone. Oggi, è il capo dell'Opera nella capitale Ankara. Il percorso del Maestro Alessandro Cedrone è, per molti versi, quello di un 'cervello in fuga'.
Anche se non verso la meta classica dei giovani in cerca di opportunità che l'Italia non offre. Nella Turchia che allora aveva appena dato avvio alle trattative per entrare nell'Ue e le strade fremevano di entusiasmo per il futuro, Alessandro Cedrone ha intravisto un'opportunità. "Il mio maestro di allora, Dario Lucantoni, venne chiamato ad Ankara, e mi propose di seguirlo per un contratto a termine come direttore del coro. In Italia insegnavo violino nelle scuole.
Decisi di mollare tutto e tentare questa avventura", racconta il maestro ad ANSAmed. Ora, a 38 anni, è lui il direttore musicale generale del Teatro dell'Opera di Ankara. "Ho visto che qui c'era terreno fertile per lavorare. Il mio obiettivo era quello di dirigere un'orchestra e in Italia, dove le produzioni sono poche e io non avevo alcun appoggio, non avrei trovato un'opportunità del genere". La settimana prossima sarà in concerto a Budapest, poi a Rovigo con 'Il Barbiere di Siviglia' e a dicembre dirigerà 'La Bohème' nella 'sua' Ankara. "Adesso ho un repertorio alle spalle, mi chiamano in tutta Europa, ma non sarei mai riuscito a fare questa esperienza restando in Italia", racconta Cedrone.
Con la sua orchestra, ormai, dialoga in turco. "Pur non essendoci teatri molto grandi, qui agli spettacoli c'è una buona percentuale di giovani, grazie anche a una politica di prezzi popolari. Vedere un'opera costa poco più che andare al cinema.
Spesso poi vengono studenti di scuole e università. Così le sale si riempiono. E a differenza di quanto qualcuno possa immaginare, anche di donne velate". Oltre che ad Ankara, in Turchia i teatri dell'Opera sono a Istanbul, Samsun, Smirne, Antalya e Mersin. Non è raro che gli stranieri vengano chiamati a lavorarci, per valorizzarne il know-how. Ma negli ultimi tempi, ammette Cedrone, è cresciuta l'incertezza per il futuro: "Da anni si annuncia una riforma dei teatri, col passaggio dall'attuale gestione statale a una privata. Ma ancora non c'è stata, e nel frattempo gli investimenti sono bloccati. Nelle orchestre non si aprono nuove posizioni a tempo indeterminato, e i giovani musicisti preferiscono puntare su altro". Il rischio, dice, è che in mano ai soli privati la complessa e costosa macchina dell'opera non riesca più ad andare avanti. Nella Turchia odierna di Recep Tayyip Erdogan, da più parti si sono levate grida di denuncia per un clima di pressione sempre più forte nei confronti del mondo dell'arte e della cultura. "Io - conclude Cedrone - mi auguro che si mantenga l'apertura voluta da Ataturk all'importanza del teatro".