Economia/agricoltura

La Lira sprofonda. Erdogan chiede aiuto

mercoledì 8 maggio 2020 Servizio ripreso da Vittorio Da Rold/ Foto: Business Insider

ROMA - Che succede sulle sponde del Bosforo? La Banca centrale turca secondo la ricostruzione del Wall Street Journal avrebbe esaurito le riserve in valuta estera e si sarebbe rivolta agli Stati Uniti per un possibile aiuto. Gli analisti però ritengono che sia improbabile che Washington corra in soccorso del premier filo-islamico Recep Tayyip Erdogan poiché il Paese della Mezzaluna sul Bosforo, paese inserito nell’Alleanza Atlantica, ha recentemente acquistato missili russi S-400 da Vladimir Putin nonostante il parere fortemente contrario degli americani che avrebbero preferito consegnare ad Ankara i loro missili Patriot.
Gli Usa a quel punto hanno congelato la consegna anche dei nuovi jet F35 che invece sono stati acquistati dalla Grecia del premier conservatore Kyriakos Mitsotakis, storico vicino scomodo di Ankara.
La tregua con i mercati dunque sembra finita mentre continua il pesante calo della Lira turca sui mercati valutari. Il 7 maggio la valuta di Ankara ha toccato i minimi storici contro il dollaro Usa (a quota 7.25) e l’euro (a 7.80), dopo aver già raggiunto nei giorni scorsi il livello più basso dalla crisi dell’agosto 2018. Dal 2011 la lira turca ha perso l’80% del suo valore rispetto al dollaro.
Il ministro delle Finanze turco, Berat Albayrak, genero del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che sono in corso trattative individuali con Paesi del G-20 per creare linee di swap in valuta, escludendo però ancora una volta qualsiasi negoziato con il Fondo monetario internazionale e assicurando che le riserve monetarie di Ankara sono sufficienti rispetto alle esigenze. Negli ultimi due mesi l’emergenza Covid-19 ha inferto un duro colpo all’economia di Ankara, che secondo le stime dell’Fmi vedrà quest’anno una contrazione del Pil di almeno il 5%.
La Lira turca è comunque di nuovo sotto pressione. Il regolatore dei mercati turchi ha inasprito le regole sulle operazioni di “manipolazione” per tentare di contenere il calo valutario. Le operazioni bancarie che comportano “prezzi fuorvianti” o mantengono i prezzi delle attività a livelli “anormali o artificiali” saranno ora considerate manipolative, secondo un nuovo regolamento BDDK (Banking Regulation and Supervision Agency) che integra una legge di febbraio che già aveva inasprito le pene per insider trading e manipolazione del mercato. Un terreno molto delicato. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale turca, Anadolu, dietro le operazioni di manipolazione ci sarebbero istituzioni finanziarie con sede a Londra che avrebbero “tentato di acquistare rapidamente grandi quantità di valuta estera con Lire che non possiedono” in un attacco manipolativo, ha detto l’agenzia, citando i banchieri turchi che però non ha nominato.
Il professor americano Steve Hanke, un noto studioso di dinamiche sui prezzi, su twitter ha scritto che l’inflazione reale turca potrebbe aumentare al 20% annuo. E non sarebbe un buon segnale visto che Erdogan andò al potere scalzando i partiti laici proprio in seguito a una grave crisi valutaria e bancaria esplosa nel 2001 che aprì la strada del governo al suo partito filo-islamico Akp fino a quel momento escluso dalle stanze del potere dalle élite kemaliste. Ora però la storia rischia di ripetersi, ma a danno del partito filo-islamico al potere da 18 anni di fila.

La recente perdita della municipalità di Istanbul, la metropoli più importante del paese, a favore d Ekrem Ýmamoðlu del partito laico e kemalista CHP, sta a dimostrare che i tempi potrebbero essere maturi per una svolta politica storica in Turchia che pare aver voltato le spalle all’Occidente e ai suoi principi liberali.