Economia/agricoltura

L'economia spaventa più del corona-virus

martedì 6 maggio 2020 Servizio ripreso da Cristoforo Spinella/Ansa Foto: Ansa/EPA

ISTANBUL - Per giorni la Turchia ha ballato su una soglia psicologica. Mentre la crescita della curva del Covid-19, stando ai dati ufficiali, sembra frenare, quella dell'economia ha iniziato una discesa verticale.
E nelle ultime ore, i mercati hanno dato il loro responso: il tasso di cambio ha scavallato il muro simbolico delle 7 lire turche per comprare un dollaro americano, un livello toccato solo nella drammatica crisi valutaria dell'agosto 2018, che rischiò di far capitolare Recep Tayyip Erdogan. Dati e previsioni sono allarmanti, come in molti Paesi: una contrazione del Pil al 5%, una nuova crescita del deficit commerciale dopo anni di sforzi autarchici per invertire la debolezza strutturale, un'impennata della disoccupazione. E mentre la Banca centrale predica tranquillità e rivede ancora al ribasso le previsioni sull'inflazione (al 7,4% a fine anno), suggerendo l'ennesimo calo dei tassi d'interessi, già portati a una cifra, le stime degli osservatori internazionali non sono altrettanto incoraggianti. Temendo il contraccolpo economico più di quello sanitario, dove i danni sembrano limitati anche grazie a un'età media di poco superiore ai trent'anni, il leader turco ha deciso di accelerare sulla fase 2.
La road map prevede da lunedì la riapertura di centri commerciali, parrucchieri e centri estetici, oltre alle maggiori fabbriche dell'automotive, in un Paese dove già i coprifuoco sono stati limitati a weekend e festivi proprio per non fermare produzione e consumi, ignorando le richieste di un lockdown più esteso dei sindaci di opposizione, come quello di Istanbul Ekrem Imamoglu, trovatosi a gestire il 60% dei quasi 130 mila casi totali. "Dobbiamo rimediare rapidamente ai danni economici dell'epidemia", ha avvertito oggi Erdogan. Cruciale sarà, tra le altre cose, la possibilità di salvare almeno in parte la stagione del turismo. Ma sulle riaperture ai flussi dall'estero non possono esserci certezze.
Nel momento dell'emergenza, indicano i sondaggi, i turchi si sono rifugiati nel loro presidente: a marzo il suo tasso di gradimento ha superato il 55%, ai massimi dalla fase post-golpe del 2016. Passata la grande paura, la popolarità sta calando. I cittadini tornano a guardare preoccupati al portafogli. Ma accada quel che accada, una cosa Erdogan la esclude: con lui, la Turchia non busserà mai al Fondo monetario internazionale.