Economia/agricoltura

Energia: Forti tensioni nel mediterraneo

7 dicembre 2019 Servizio ripreso da Vittorio Da Rold/Business Insi Foto: Business Insider/AP

ROMA - Cosa c’è dietro l’accordo tra Liba e Turchia di tanto importante da scatenare l’espulsione da Atene dell’ambasciatore libico? I diritti di estrazione del petrolio, gas e i relativi gasdotti che solcheranno nel Mediterraneo orientale da est a ovest verso l’Europa. Ecco il vero nocciolo della questione.
A scatenare la reazione greca è il recente accordo turco-libico che secondo Atene dimentica la sovranità greca di Kastellorizo, l’isola del film Mediterraneo che era parte, in precedenza, del Dodecaneso italiano di Rodi. L’accordo con il governo libico prevede la giurisdizione della Turchia in un tratto delle acque nordafricane, giurisdizione che Ankara rivendica in base all’estensione della propria costa e la posizione delle proprie isole, rigettando le pretese di Grecia e della parte greca di Cipro, basate sull’esistenza dell’isola greca di Kastellorizo, situata a pochi chilometri dalla costa turca.
Una mossa che, nelle intenzioni del bellicoso sultano turco Erdogan, mira a sabotare la nuova geografia energetica del Mediterraneo, dove transiteranno i gasdotti Tap e Eastmed che porteranno tra l’altro il gas egiziano e israeliano a Cipro e poi in Grecia e infinte in Italia. Ma andiamo con ordine nell’intricata vicenda dai contorni complessi e per certi aspetti ancora segreti. La Grecia del premier Mitsotakis ha annunciato l’espulsione dell’ambasciatore libico ad Atene a seguito del controverso accordo sui confini marittimi firmato da Tripoli con la Turchia. Al diplomatico sono state date 72 ore per lasciare il Paese, secondo quanto annunciato dal ministro degli Esteri greco Nikos Dendias.
L’intesa turco-libica “costituisce un’aperta violazione del diritto della navigazione e dei diritti sovrani della Grecia e di altri Paesi”, ha denunciato Dendias, giudicandolo come un tentativo deliberato di creare tensioni “sia a livello bilaterale che a livello regionale”. Immediata è giunta la reazione di Ankara mai tenera con il vicino greco. Il suo ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha definito la decisione “oltraggiosa”. I leader dei due Paesi – il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier greco Kyriakos Mitsotakis – si sono incontrati con le rispettive delegazioni il 4 dicembre a margine del summit Nato di Londra, senza trovare però un punto d’incontro sulla intricata vicenda.
Il memorandum d’intesa Ankara-Tripoli, siglato una settimana fa a Istanbul da Erdogan con il premier del governo di Accordo nazionale libico (Gna) riconosciuto dall’Onu, Fayez al-Sarraj, attribuisce alla Turchia il controllo su un’ampia porzione del Mediterraneo orientale, rivendicata però anche da Grecia, Cipro ed Egitto. Il patto, fortemente avversato anche dal sedicente Esercito nazionale libico (Lna) guidato dal generale Khalifa Haftar, estenderebbe di circa un terzo i confini della piattaforma continentale turca, coprendo peraltro zone cruciali per le estrazioni di idrocarburi offshore in un’area che Cipro ritiene sua zona economica esclusiva (Zee).
La questione è agganciata anche al nuovo legame di cooperazione tra Erdogan e Al-Serraj, con i tentativi della Turchia di dare maggior impulso al sostegno militare al governo di Tripoli nel suo confronto con il cosiddetto uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar sostenuto anche da Mosca e da mercenari russi. L’Italia non ha ancora preso una posizione netta ma il nostro governo sostiene il governo di Al-Serraj.