Economia/agricoltura

Tre holding preoccupate

lunedì 13 agosto 2018 Francesco Gerosa/Milano Finanza Foto: Aiper

MILANO - Alla luce delle turbolenze in Turchia, con il forte deprezzamento della Lira che ha colpito le società esposte all'economia turca, Mediobanca  Securities oggi ha fatto un elenco delle società italiane più esposte al Paese.
Unicredit (-4.95% a 13.094 euro al momento in borsa) attualmente ricava circa il 7% dei profitti stimati per il 2019 dalla controllata turca, Yapi Kredi. La sensibilità del ratio Cet1 è -2 pb per un 10% di deprezzamento della lira turca e -1bp per +100 pb di rendimento dei bond turchi. Il valore contabile di Yapi nel bilancio di Unicredit  è pari a 2,5 miliardi di euro, mentre sul capitale 2,4 miliardi sono attualmente dedotti dal Cet1 a causa sia dei movimenti valutari sia delle riserve valutarie.

Astaldi, Recordati  e Cementir  sono le società industriali più esposte.

Astaldi (-5.89% a 1,694 euro in borsa, l'azione è coperta da Mediobanca  con un rating neutral) ha due concessioni turche (autostrada e ponte del Bosforo e autostrada e ponte Gebze-Orhangazi-Izmir) che devono essere vendute, stando al piano industriale. Il valore contabile delle due concessioni al 31 dicembre 2017 è di circa 630 milioni di euro. La vendita della concessione del Terzo Ponte sul Bosforo, ricordano a Mediobanca , è la condizione principale per costituire il consorzio per la sottoscrizione dell'aumento di capitale annunciato.

Per Cementir (-2.16% a 6,34 euro, rating outperform) la Turchia rappresenta circa l'8% dell'ebitda stimato per quest'anno.

Mentre Recordati (-0.69% a 31,5 euro, rating neutral) è entrata in Turchia nel 2011 attraverso l'acquisizione di Frik Ilac per 130 milioni di dollari. Nel corso del 2015 la società ha istituito un nuovo impianto di produzione nel Paese (Cerkerzkoy) che dovrebbe servire anche a mercati al di fuori della Turchia. La Turchia rappresentava circa il 7% delle vendite del gruppo nel 2017.
Ma la Turchia rappresenta anche il 4% dei flussi globali di approvvigionamento di petrolio. Secondo l'Aie, la Turchia consuma circa 1 milione di barili al giorno di greggio, che rappresenta circa l'1% della domanda globale. Dal momento che i prezzi del Brent in lira turca sono quasi raddoppiati dall'inizio dell'anno a 470 lire, questo avrà probabilmente un impatto negativo sul consumo di petrolio del Paese, avvertono gli analisti di Mediobanca .
A sua volta, aggiungono, questo potrebbe portare a una revisione negativa della domanda globale di petrolio e a una riduzione dei prezzi dell'oro nero, in quanto la Turchia è solo un produttore marginale di greggio. Tuttavia, circa il 4% dell'offerta globale di petrolio greggio scorre anche attraverso il Paese guidato da Recep Tayyip Erdogan.
Due importanti oleodotti attraversano, infatti, il Paese, uno dall'Azerbaigian e uno dal nord dell'Iraq, che combinati trasportano 1.3 milioni di barili al giorno. I flussi di olio trasportato dal mare aggiungono altri 2.9 milioni di barili al giorno attraverso lo stretto del Bosforo. Pertanto, concludono gli analisti di Mediobanca , qualsiasi significativa spaccatura geopolitica in Turchia potrebbe anche comportare un più elevato premio al rischio per il crude oil.