Economia/agricoltura

ESPOSIZIONE DA RECORD

mercoledì 1 giugno 2018 Vittorio Da Rold/Il Sole 24 Ore Foto: Il Sole 24 Ore

ISTANBUL - Madrid è in testa nella speciale classifica di chi ha prestato più fondi sul Bosforo, ma forse oggi, dopo le convulsioni della Lira. farebbe a meno di questo primato.
Secondo i dati della Banca internazionale dei regolamenti (Bank of International Settlements), che misura i flussi finanziari e creditizi, le banche globali hanno prestato poco meno di 200 miliardi di euro alla Turchia. Niente di strano nella fotografia della Bri, anzi una normale ricerca di rendimenti più remunerativi con investimenti verso i mercati emergenti sebbene più rischiosi. Ma nella speciale classifica di chi ha prestato o investito più soldi al Paese della Mezzaluna sul Bosforo ci sono le banche spagnole che hanno prestato al Paese in difficoltà valutarie (per ora tamponate da un aumento dei tassi di 300 punti base) 71 miliardi di euro, davanti allla Francia (30miliardi), all'Italia (18.1 miliardi) e agli Stati Uniti (15 miliardi). Subito dopo ci sono le banche britanniche (14.5 miliardi di euro), poi quelle tedesche (10.9), giapponesi (9.4), svizzere (5) e infine quelle coreane (1.3 miliardi di euro).
 La BBVA spagnola, uno dei colossi del credito globale, detiene quasi la metà della Garanti Bank, la terza banca in Turchia, la cui quota di possesso ha contribuito a un quinto dei profitti di Bbva lo scorso anno.
Secondo il quotidiano tedesco Welt negli ultimi mesi è però aumentata l'apprensione degli investitori internazionali da quando la lira turca è entrata in momento delicato con perdita di valore rispetto al dollaro e all'euro (poi fermata con un aumento dei tassi in seguito a una riunione di emergenza della Banca centrale turca). La lira aveva perso potere in seguito all'aumento dell'inflazione (11%) e del deficit delle partite correnti. Anche in seguito all'aumento dei tassi americani comunque sono molti i timori che aleggiano sul Paese che il 24 giugno andrà alle elezioni politiche e presidenziali anticipate. La Lira ha perso il 18% del suo valore rispetto al dollaro nell'ultimo mese poi alla fine la Banca Centrale di Ankara ha dovuto alzare il suo tasso di liquidità a tarda notte di 300 punti base al 16.5% in una riunione straordinaria di mercoledì 23 maggio.
La Lira ha recuperato terreno e fermato la discesa. Erdogan voleva vedere tassi di interesse più bassi per alimentare la crescita del credito e del settore immobiliare. Gli investitori, che temono che l'economia si sia surriscaldata dopo un'espansione superiore al 7% lo scorso anno, volevano invece un deciso aumento dei tassi per raffreddare l'inflazione che erode i loro rendimenti.Gli investitori si chiedono ora se i motivi di fondo della crisi siano stati eliminati. Il presidente turco continua a sostenere che la banca centrale è indipendente ma molti investitori non gli credono. Gli investitori stranieri dal novembre 2002, anno della vittoria dell'Akp, il partito di Erdogan, hanno investito massicciamente in Turchia. Il reddito pro capite è passato in dieci anni da 2.500 dollari a 10mila facendo uscire milioni di persone dalla povertà.
Il governo Akp ricorda che l'economia è tornata a salire nel 2017 del 7.4%. Vero, ma questa crescita, tuttavia, è stata accompagnata dal deficit delle partite correnti che si è ampliato al 6% del Pil e dall'inflazione che ha raggiunto quasi l'11%. La Turchia ha il 33% aziende indebitate in valuta estera e questo la rende vulnerabile a rialzi dei tassi americani o del dollaro.