Economia/agricoltura

Il gas che fa gola

lunedì 12 febbraio 2018 Oaolo Annoni/ilSussidiario.net Foto: ilSussidiario

ROMA - La nave italiana Saipem 12000 sotto contratto con l'Eni è stata fermata da navi turche nel suo tragitto verso il blocco "3" a sud est di Cipro. È facilmente presumibile che la Turchia, con ragioni "discutibili" dato che Cipro nord è riconosciuta solo da Ankara e con metodi ancora più controversi, voglia assicurarsi lo sfruttamento del blocco che sembra molto promettente.
La questione potrebbe a prima vista essere scambiata per una vicenda "dozzinale" di soldi e petrolio, in questo caso gas, in cui di fronte alle prospettive di guadagni finanziari si cerchi il migliore posizionamento. La questione, purtroppo, è molto più complessa.
La settimana scorsa Eni aveva annunciato una scoperta nel blocco sei, poco più a ovest del blocco tre, evocando nel comunicato stampa il leggendario nome di Zohr. Leggendario perché Zohr è il più grande giacimento di gas del Mediterraneo ed è stato scoperto da Eni (un'eccellenza italiana). La regione è, evidentemente, molto promettente. La scoperta di Zohr ha cambiato gli equilibri del mercato del gas globale e sicuramente quelli del Mediterraneo perché ha reso l'Egitto un Paese energeticamente indipendente dopo anni di difficoltà enormi in cui le centrali venivano convertite a carbone e in cui il Paese doveva "mendicare" aiuti ai Paesi esteri. L'Egitto potrà aspirare a un ruolo di esportatore e perfino di hub commerciale verso i mercati europei. 
Gli impatti geo-politici di questa scoperta trascendono di moltissimo le pure importanti conseguenze economiche. Essere indipendenti dal punto di vista energetico e avere gas a prezzi concorrenziali significa poter sviluppare la proprio industria, come ha fatto Eni in Italia negli anni 50, e significa non farsi ricattare da stati che hanno interessi concorrenti se non confliggenti. È difficile essere sovrani veramente se il tuo vicino a metà dicembre può spegnere i caloriferi o le lavatrici piuttosto che le fabbriche. 
All'inaugurazione del campo Zohr al Sisi si rivolgeva all'ad di Eni citando il caso Regeni in questi termini: "Sa perché volevano danneggiare le relazioni fra Egitto ed Italia? Affinché non arrivassimo qui". L'Italia con Eni ha dato all'Egitto un'occasione di sviluppo enorme, ma allo stesso tempo ha danneggiato sia chi aveva in mano i giacimenti concorrenti di Zohr, sia chi lucrava economicamente esportando gas in Egitto, sia chi ci guadagnava politicamente potendo condizionare le politiche di uno dei punti di riferimento regionali di un'area caldissima. Allo stesso tempo l'Italia diventa un partner privilegiato dell'Egitto potendo sviluppare relazioni commerciali e politiche di mutuo beneficio; si pensi non solo alla Libia che l'Italia ha tutto l'interesse a stabilizzare, ma anche agli sforzi commerciali in Egitto dei nostri concorrenti europei.
Se questi sono i dividendi economici, industriali e politici di una scoperta come Zohr che disturba interessi colossali si possono capire le aspirazioni turche sul blocco tre e in generale su tutta l'area. La Turchia per collocazione geografica è già oggi un importante hub per il gas e il petrolio, ma soprattutto importa il 56% del gas che consuma dalla Russia e un altro 16% dall'Iran. Secondo l'Eia, data la crescita economica, il consumo turco di gas "sta raggiungendo i limiti della capacità di import delle sue infrastrutture". La Turchia in sostanza deve scendere a patti con la Russia e il suo alleato iraniano per funzionare. 
Non serve un master per concludere che non è il massimo della vita fare la guerra o doversi trovare a fare la guerra o dover chiedere un'alleanza a qualcuno che dal giorno alla notte ti può spedire nel Medioevo. Trovare una fonte alternativa o addirittura diventare indipendenti come accaduto all'Egitto o continuare a essere l'hub tra Russia, Medio Oriente ed Europa ha dividendi per il sistema economico e per i rapporti geopolitici incalcolabili. Noi italiani dovremmo capirlo benissimo perché lo sviluppo economico italiano probabilmente non sarebbe mai avvenuto senza Mattei e l'Eni. 
Per il resto del mondo l'Eni non è una società quotata, ma è l'Italia e il suo sistema. Tutto il mondo fa politica e industria con le proprie aziende energetiche e tutto il mondo pensa a queste imprese come parti integranti del proprio sistema Paese. Scoprire un giacimento cambia le carte geopolitiche non il prezzo al distributore. Per questo l'Italia, se esiste ancora, non può non farsi carico di quanto successo e non può non pensarlo nell'ottica dei suoi rapporti nel Mediterraneo, pena la perdita di credibilità e di opportunità. 
Sarà interessante osservare anche la reazione dell'Europa e dei nostri partner europei e vedere se l'Italia sarà difesa o se il conflitto verrà sfruttato. Infine, se questa è la partita in gioco ci si deve davvero fare delle domande sulla sorte del povero Regeni e quanto meno chiedersi a chi giovava e a chi no la sua fine tragica. Per un giacimento di gas la Turchia dopo tutto manda le navi da guerra.