Turismo e viaggi

Entroterra anatolico

domenica 16 febbraio 2020 Servizio ripreso da Alessandro Ribaldi/TeneRriders Foto: TeneRiders

ISTANBUL - C’è un posto in Turchia, nella sua parte più orientale, che rappresenta un’eccellenza dal punto di vista naturalistico: è il lago di Van. Si tratta di un lago salato, il più grande del Paese, con una estensione pari a circa tre volte la città di Roma.
Un vero gioiello della natura da scoprire percorrendo un itinerario lungo ma intenso, che dalla capitale Ankara ci conduce quasi ai confini turco-armeni. Un percorso della storia e della natura, in una delle mete più interessanti dell’Europa orientale.
Il Lago di Van può, nonostante le sue dimensioni amplissime, definirsi come un lago di montagna. Si trova infatti nella regione dell’Anatolia Orientale, a una quota media di 1650 metri s.l.m.
La sua estensione territoriale è di 3.775 chilometri quadrati, per uno sviluppo costiero di 430 km, dovuto a tratti spesso frastagliati. Ha una forma vagamente triangolare, più ampia a ovest e ristretta verso nord-est. Si tratta inoltre di un lago piuttosto profondo, 170 metri in media con un picco massimo sotto i 450 metri.
Quella del Lago di Van è una storia geologica interessante, che risalirebbe almeno al Pleistocene. È forse circa ventimila anni fa che, separandosi dal mare, la zona si dota di questo ampio bacino di acqua salata. Nonostante gli immissari di acqua dolce, quella di Van è un’acqua basico-alcalina, con pH vicino a 10. I sali disciolti, particolarmente il carbonato di sodio, sono sfruttati dalle attività estrattive, mentre il lago non ghiaccia neanche in inverno.
Occupata da armeni, bizantini e selgiudichi, la zona è ricchissima di testimonianze storiche di rilievo. Dalle purghe turche contro la cultura armena di inizio Novecento si salva la sola Cattedrale della Croce Santa, sulla piccola Isola Akhtamar. Questa è, nelle migliaia di foto del Van, il vero simbolo di questo splendido angolo naturale della Turchia.
L’itinerario proposto non può che partire da Ankara, la capitale della Turchia. La scelta di questo punto di partenza è legata al fatto che in questa città con oltre 5 milioni di abitanti sarà abbastanza semplice trovare una moto. Le soluzioni possono essere due. O si prova l’acquisto di un mezzo per poi rivenderlo a fine viaggio o, soluzione più semplice ma meno economica, è quella di affittarla. Qualsiasi strada decidiate di riprendere ricordate di optare per un mezzo enduro.
La Turchia, nonostante da anni si provi a farla entrare, non è Europa e le sue strade sono spesse in condizioni precarie, non sono asfaltate e presentano anche delle discrete buche. Nella capitale vi consigliamo di soggiornare, in modo di ricaricarvi bene le pile. La città inoltre, estesa sull’altopiano anatolico a oltre un chilometro dal livello del mare, è anche la sede della più grande moschea turca: la moschea Kocatepe, in stile ottomano costruita alla fine del 1900.
La prima tappa ci porterà a Bogazkale ed è di circa 190 chilometri. In tre ore e senza troppa fatica si dovrebbe arrivare a destinazione. Si prende prima la D200 e poi lungo il tragitto, all’altezza del bivio con Cerikli si va a sinistra per la D190 in direzione Delice. Bogazkale è stata la prima capitale dell’impero Ittita. Parliamo di 2300 anni fa. Ma chi erano gli Ittiti? Un popolo conquistatore menzionato anche nella Bibbia come colore che sfidarono l’egemonia dei faraoni egiziani.
Da Bogazklae il tragitto continua verso sud sulla D200 e, subito superata la città di Sorgun, prosegue sulla destra sulla D805. La si percorre tutta questa strada fino ad arrivare al suo termine. Qua si gira ancora a destra prendendo per un breve pezzo la D260 e poi voltare a sinistra e arrivare finalmente nella seconda tappa dell’itinerario. Ci si ferma infatti a Goreme. In tutto sono circa 240 chilometri. Goreme è famosa per la sua valle, un’affascinante luogo dove la bellezza naturale e la ricchezza storica si fondono. Siamo nel cuore della Cappadocia.
Arriviamo alla tappa più significativa del viaggio, volendo si può spezzare. Crediamo però che fare 500 chilometri in un solo giorno sia possibile. Il tempo di viaggio sarà meno di 7 ore, un bel tratto ma che potrà essere meno pesante per la suggestività degli scenari che incontrerete mentre siete alla guida. Si parta naturalmente da Goreme per arrivare a Nemrut Dagi.
La strada da fare è sempre la D300, non sarà una passeggiata ma una volta arrivati a destinazione capirete che avete investito la vostra forza e pazienza nel migliore dei modi.  Il Parco naturale del Monte Nemrut è infatti l’attrazione più importante della Turchia Orientale e prevede la vista unica ed enigmatica di teste di statue sulla cima del monte Nemrut Dagi. Queste teste di statue furono scoperte solo alla fine del XIX secolo da un ingegnere tedesco e riportate alla luce con degli scavi solo verso il 1950.
Da Nemrut Dagi a Tatvan è un altro bel pezzo di strada, meno dei precedenti ma comunque altri 400 chilometri che su una moto si percorrono in almeno cinque ore. Si percorre scendendo ancora verso la parte meridionale della nazione sulla D360 per poi girare sulla sinistra appena superata la località di Sinistr. Poi una volta sulla E99 non la si lascia più, solo gli ultimi chilometri ci riporteranno sulla D300.
Dopo tutto questo ecco però arrivati sul lago di Van. Un lago con un nome così corto, ma con una lunga serie di bellezze da scoprire. Qua rilassatevi qualche giorno, visitate la città che dà l’omonimo nome al lago e fatevi rapire dalle tante baie, spiagge, isole e cascate che caratterizzano la zona. Il tutto immerso in incredibili sagome di montagna. Viaggiare da queste parti sarà una sorpresa continua.
Per tornare a Ankara questa volta vi consigliamo di passare dal nord. Prendete prima la E88, poi la D200 e infine la D300 che vi farà rientrare nella capitale. Sono 1000 chilometri, bisogna tassativamente spezzare il viaggio uno o anche due tappe. Vi consigliamo di vedere Elâzýð (città situata nella regione dell’Anatolia Orientale e capoluogo dell’omonima provincia) dove è anche suggestivo dormire. Prima di far rientro ad Ankara perdetevi per qualche altro posto ai confini della realtà dell’Anatolia centrale come Sivas o Yozgat.