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Futuro tedesco: LA TRAIETTORIA INCERTA DELLA CDU TRA ELEZIONI FEDERALI E CORONAVIRUS

23 marzo 2021 Servizio di Stefano Barocci/Turchia Oggi Foto: Le Grand Continent

ROMA - Nella Renania – Palatinato e nel Baden – Wuerttemberg, feudi elettorali ben sicuri, la CDU ha subito perdite gravi: sei mesi prima della fine dell’era Merkel e nel pieno della terza ondata dell’epidemia Covid19, in crescita in Germania. La CDU ha mantenuto la seconda posizione nei due Laender occidentali ma la SPD, che pure non è ai fasti dell’epoca Schmidt, i Verdi e i Liberaldemocratici (FDP) hanno compreso che altre coalizioni possono essere forgiate anche a livello federale.
In effetti da tempo scriviamo che il panorama partitico in Germania sta cambiando, non è quel cielo terso e imperturbato che da fuori Germania si dipinge. In effetti Berlino ha a che fare con il fattore K (l’elezione del nuovo Cancelliere tra sei mesi) e con il fattore C (Corona, la pandemia come si diceva sta salendo impetuosamente nei vari Laender). Qualunque Governo, e l’Italia lo sa bene, in questo momento di incertezze certe, di lockdown e di connessi problemi economico-sociali ne subisce i colpi; così oltre alla Merkel in Germania sono particolarmente bersagliati il Ministro Spahn (Sanità) e il Ministro Altmeier (Economia). Nella ignoranza di fondo che ancora permane se a contendere il Cancellierato al socialdemocratico Olaf Scholz sarà Armin Laschet (attuale Segretario della CDU e Ministro Presidente del Nord-Reno Westfalia) oppure Markus Soeder (Ministro Presidente della Baviera e uomo di punta della sorella CSU) il più danneggiato dal risultato elettorale è il ruvido Laschet.
Nel caos della pandemia - si è votato comunque ordinatamente, con un incremento del voto postale più sicuro in periodi di virus circolanti – gli estremi politici non hanno raccolto facili successi dovuti allo scontento popolare ed alle difficoltà per imprese e lavoratori privati: sia Alternative fuer Deutschland a destra che Die Linke a sinistra non hanno fatto balzi in avanti , anzi hanno subito leggere flessioni a livello federale. I primi sono calati rispetto al 2016 dove a pilotarne la brusca ascesa fu il marcato afflusso di profughi dalla Siria; i secondi non sono riusciti a ripetere le prestazioni elettorali precedenti non avendo catalizzato il consenso di ulteriori strati sociali insoddisfatti, anche perché negli ultimi cinque anni l’economia tedesca ha mostrato una notevole ripresa e soprattutto elasticità rispetto ai cambiamenti globali.
Ad esempio i sempre burrascosi rapporti con Ankara e le difficoltà dettate dalla complessità della terza o quarta generazione di Turchi in Germania sfidano lo scenario politico tedesco in materia di integrazione desiderata, anche perché è stata data grande pubblicità, quasi una prova di assimilazione à la Kanther (il vecchio Ministro degli Interni dell’epoca Kohl), al fatto che i proprietari di BionTech sono Turchi.
Gli scandali recenti legati al traffico di mascherine, perfino a mazzette di provenienza dall’autocratico Azerbaijan (sempre alla faccia della Democrazia), sono delle bazzecole rispetto a ciò che avviene in Italia, ma in Germania - paese dove ricordiamolo una tesi di dottorato con troppe citazioni "copia e incolla" ha rovinato la carriera ad un enfant prodige della CSU bavarese (Karl-Theodor zu Guttenberg) hanno inferto un colpo alla credibilità del partito di Angela Merkel, nel quale alto è il dibattito interno su "che valori deve perseguire la CDU" e in un contesto dove, da qualunque parte la si guardi, la Grosse Koalition mostra i segni del tempo.
Visto il continuo successo dei Verdi, praticamente un bene politico rifugio in tempi di crisi – se Robert Habeck cedesse il campo ad Annalena Baerbock nel partito e se Winfried Kretschmann rimanesse Ministro Presidente verde in una coalizione Verdi-CDU nel Baden (come è desiderato anche da molti simpatizzanti della CDU) questi possono ben ambire a formare un governo federale con altri soggetti che non i Cristiano Democratici.
La SPD naturalmente calca la mano sui recenti scandali che hanno visto diversi membri del Bundestag rimettere il mandato perché sono state provate o semplicemente palesate relazioni lobbyistiche, relazioni di affari, se non veri e propri casi di corruzione. Niente di allarmante naturalmente rispetto all’Italia ma come sottolinea il presidente federale della SPD, il già Ministro delle Finanze del Nord Reno Norbert Walter-Borjans, la CDU, come la CSU ai tempi di Strauss, ha sempre avuto la tendenza a portare nel Bundestag gli uomini d’affari, le cordate intorno all’acquisizione di proprietà, il mondo dell’economia a cui si dichiara vicina. E fa una differenza con i Liberaldemocratici (FDP) che pure sono, per natura, vicini al mondo degli affari, ma già governarono con Schmidt in una coalizione SPD-FDP la Germania in un periodo di grande crescita.
Rivendicando il buon governo socialdemocratico di Colonia, che sorridendo definisce nel bene e nel male la più nordica delle città italiane, lancia la provocazione di come sia difficile anche in Germania gestire con trasparenza le trasformazioni di aree agricole o per lo sviluppo commerciale in aree edificabili a scopo abitativo, sottintendendo un uso di questa leva una prassi comune nella CDU, con aumenti incredibili di valore per ettaro che sono ben conosciuti in Italia.
Forse alla fine tutto il mondo (europeo) è paese…. infatti gli ricorderei che un ex Cancelliere socialdemocratico poté battere Oskar Lafontaine e poi guidare l’area operaista della SPD alla confluenza col PDS (come decise di chiamarsi la SED, il partito unico comunista dopo la caduta del Muro) per formare quello che ora si chiama Die Linke (la Sinistra), forte di circa un 10% federale. Gli ricorderei che tale Cancelliere che amava portare cravatte italiane, era "indiavolato" con l’industria, usciva ed entrava da un conciliabolo economico all’altro e, in maniera piuttosto scorretta, alla fine del suo mandato poté tessere una rete di contatti con lo "zar" Putin che poi gli fruttò la Presidenza del tanto discusso ed attuale North Stream. Ebbene Walter-Borjans sa benissimo che Schroeder ancora oggi è denominato, e non solo negli ambienti della CDU, un "mercenario" di Putin!