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Le incertezze per la Germania sono anche le incertezze per l'Europa Unita

domenica 10 gennaio 2021 Servizio ripreso da StefanoBarocci e Hans-Herbert Holzamer Foto:

ROMA - Se la Mamma va…..e lei andrà perché uno scienziato è coerente con i suoi annunzi, e non si piegherà, magari ancora una volta per rientrare come Cancelliera Tedesca;  se lei, e cioè Angela Merkel, dovrà essere sostituita da un nuovo candidato Cancelliere per le elezioni del Bundestag dell’autunno2021, allora si pongono molte domande. Come è lo scacchiere, dove si deve porre una nuova figura nel gioco politico tedesco, e c’è qualcuno che vale più di un pedone, un cavallo, magari di un alfiere o di una torre?
Ma chi è colei che deve essere sostituita? Chi è questa Angela Merkel, ottavo Cancelliere tedesco dal 1949 (sic!) e in ufficio dal 2005, nei primi tempi definita scherzosamente la “ragazzina” di Kohl? Angela Dorothea Merkel, nata Kasner il 17 luglio 1954 ad Amburgo, ad Oveste poi, per scelta del padre, un pastore evangelico, cresciuta nello Uckermark nel   Nord   della   DDR,   nella   Germania   comunista   non   è   mai   stata   all‘opposizione; piuttosto ha seguito la sua eccellente carriera scientifica come fisico all’Istituto Centrale di Chimica-Fisica. Ha sposato un Herr Merkel, e più tardi un Herr Sauer. Si è legata al DA (Risveglio Democratico) che in seguito fu incorporato nella CDU. Nelle elezioni al Bundestag del 2 dicembre 1990 conquistò per la prima volta un mandato parlamentare. Dal 1991 al 1994 la Merkel fu Ministro federale per le Donne e la Gioventù, e dal 1994 al 1998 una eccellente Ministro federale per l’Ambiente, la Protezione della Natura e la Sicurezza nucleare. Sino alla sua nomina a Presidente federale della CDU rivestì la figura di Segretario generale del partito. Dal 2005 diresse una Grosse Koalition con la SPD fino al 2009, poi una coalizione giallo-nera (con i Liberali), dal 2013 di nuovo una Grosse Koalition, che anche dopo le elezioni federali del 2017 venne continuata. Il 7 dicembre2018 ha rimesso il suo mandato come Presidente federale della CDU.
Nei 15 anni della sua reggenza non c’è stato nemmeno un alito di sospetto, che lei potesse essere corrotta! Nonostante questo si intuiscono “dipendenze”, o meglio alcune criticità: una era la sua ansia di prendere decisioni in ritardo e di “essere punita dal destino”, dove il destino sarebbero il consenso popolare ed i voti dei Tedeschi.
Nello stesso tempo non è mai stata un burattino populistico da consenso facile, bensì di una levatura da “qui sono e non posso fare altrimenti”, parole pronunciate da Martin Lutero davanti al Concilio di Worms.  Un po’ come in Ingmar Bergmann si vede l’influenza di essere cresciuta in una parrocchia luterana. La decisione invece veloce, dopo l’incidente di Fukushima, di abbandonare l’energia nucleare, sebbene in altri paesi essa venisse ritenuta compatibile con l’ambiente, fu un caso a sé. La temporanea accettazione illimitata ma selettiva, di profughi fu una altra sotto il motto oramai famoso “wir schaffen das” (ce la facciamo) fu una altra, anche se avrebbe potuto senza difficoltà porre un limite alla marcia dei profughi dalla stazione di Budapest ed anche se per anni avesse finto di non sentire il grido di aiuto che proveniva dalla Grecia e dall’Italia sommerse da rifugiati.
Il suo ultimo “Concilio di Worms” è stato il meccanismo di salvataggio della Unione Europea, sebbene lei sapesse che il denaro regalato agli Stati del sud della Unione – idea corrente al Nord - non avrebbe probabilmente partorito un programma di investimenti, bensì una corsa all’arraffatutto. La Merkel è stata generalmente lenta nel decidere. Si consideri ad esempio la sua politica ambientale e quella del carbone in specifico. Ma qui viene in rilievo una seconda ansia, quella della perdita dello stato di benessere, un punto dove i Tedeschi sono sempre stati  storicamente sensibili. Per questo ha seguito una linea piuttosto benevolente e prona rispetto alla Cina, del cui mercato e come fabbrica del mondo riteneva di aver bisogno. Per questo è stata una palla in mano all’industria automobilistica e non reagì allo scandalo dieselgate della VW; per questo in Europa è stata sempre un freno fiscale.
Una sottolineatura emozionale della sua politica è risultato in realtà in una cosa orribile per lei, il “ce la facciamo” è stato come appello in realtà un‘eccezione, come pure le sue esortazioni alla ragione nella pandemia  Coronavirus. E nonostante tutto se ne sentirà la mancanza, a Berlino come a Bruxelles.
Già oggi nella ricerca di un successore la politica tedesca sente un horror vacui. Anche se ci vuole circa un anno prima che Angela Merkel esca di scena,  comunque ad un anno dalle elezioni per il nuovo Bundestag neanche a grossi tratti si intravede un successore passabile: chi e in che maniera governerà  la Repubblica in futuro, chi in Europa potrà disciplinare le quasi autoritarie Repubbliche   di   Polonia   e   di   Ungheria,   chi   potrà   rappresentare autorevolmente la comunità di Stati europei  nel mondo?
 Se i Tedeschi potessero decidere non lascerebbero certo scappare la ” Mamma” !   Ed anche a molti Europei, certamente agli Italiani, piacerebbe una continuazione della “normalità senza emozioni”, piuttosto che affidarsi alle “visioni” di un Macron o ai fuochi fatui di un Conte. Prima di tutto il partito della Merkel, la  CDU, deve combattere la paura del vuoto. Siccome il Coronavirus mette i cittadini di fronte ai politici, come ciascuna crisi in Germania, la CDU sa che dovrà continuare a governare nei Laender e  forse a Berlino.
 Il bavarese Markus Soeder nei sondaggi  risulta trai primi della lista come successore adatto alla Cancelleria federale, ma egli (essendo in realtà membro della CSU, il partito bavarese fratello) acuirebbe i problemi della CDU nella ricerca del suo “midollo osseo”. In una recente conversazione   coll’ex   Sottosegretario   alla   Presidenza   della   Repubblica federale, Wilhelm Staudacher, alla domanda perché a Roma la Fondazione Konrad Adenauer (della CDU) non abbia, per motivi anche solo pratici, una sede comune con la Fondazione Hans Seidel (della CSU) la risposta è stata: le due Fondazioni sono concorrenti!!!
A cosa mira veramente la CDU? Profughi e migranti, diversità culturale (un tema   eterno   in   Germania   dai   tempi   del   Ministro   Kanther),   politica   per l’ambiente, politica dei diritti umani e savoir-faire con i dittatori, NATO e/o Comunità Europea di Difesa, una Europa del debito comune oppure quella a due velocità, gli USA come partner o come rivali?   La crisi d’identità democristiana non è ancora superata, una prevedibile e possibile coalizione con i Verdi (che hanno ripreso peso politico, sia in termini di voti, sia in termini di consenso generale e trasversale) porterà una salutare effervescenza nella politica ambientale, ma nelle percezioni interne al partito ciò causerà ulteriori tensioni.
Ad Annegret Kramp-Karrenbauer, successore della Merkel alla guida del partito, è mancata l’autorità per mettere in moto un rinnovamento interno. Chi saprà comprendere e guidare la CDU che si deve confrontare con le attualità spesso poco gradevoli? Friedrich Merz, della Renania, è per via di interessi economici privati quasi bruciato; Armin Laschet da Duesseldorf non ha perso la caratteristica asprezza; Norbert Roettgen è un esperto di politica estera, non ha alcuna visione di politica interna, neanche pragmatica, inoltre gli mancherebbe come intellettuale l’appoggio dei funzionari di partito. Forse alla fine arriva primo proprio il Ministro della Sanità Spahn che nella pandemia da Coronavirus ha assunto e ben giocato il ruolo di  “Babbo” della Repubblica.
La   Cancelliera   ha   sempre   avuto,   nelle   migliori   tradizioni   tedesche,   un rapporto speciale con l’Italia. Gliene hanno dette di tutti i colori, anche persone che in realtà conoscono   minimamente   la   storia   e   l’economia tedesca. Ma Angela Merkel è sempre venuta in Italia, e non solo in vacanza nella amata Ischia, ma ad esempio ad Assisi in occasione della visita del Re di Giordania Abdallah: era visibilmente soddisfatta e grata.   Sino ai tempi del Corona quando ha elogiato l’Italia settembrina per la sua gestione ottimale iniziale, esortando i suoi connazionali ad andare in vacanza nel Belpaese. Ha poi esortato   gli   industriali   tedeschi,   leggi   BDI,   ad   agevolare   l’Italia   senza frapporre restrizioni ché in caso contrario “ l’industria tedesca specialmente del  Baden-Wuerrtemberg e della Baviera, ne   avrebbero   risentito   non leggermente”.  Circa il 40% delle subforniture a Stoccarda ed a Monaco provenivano ancora nel 2018 dalle regioni del Centro-Nord italiano.
Si sa che non mira neanche alla Presidenza della Repubblica, potrebbe è vero, ma è credibile che voglia prendersi del tempo per una vita “normale”, non politica. Anche in Germania, come in Inghilterra, non si è salutarmente politici a vita. La Statista Merkel ha già un successore, nel medio periodo, in quella Ursula von der Leyen che volle come Ministro della Difesa e che ha inviato, al suo posto, ai vertici della Commissione. La von der Leyen, come narra con disinvolta sicurezza Salvatore La Ferrera, forse l’imprenditore più facoltoso e visionario di Amburgo, si dimetterà un anno prima - facile previsione – si presenterà candidata alla Cancelleria e vincerà le elezioni federali.
Corre voce che gli imprenditori Tedeschi e quelli Italiani, ad alto livello, vorrebbero   chiedere   alla   Alma   Mater   Bononiensis,   la   più   antica   delle Università europee, di concedere ad Angela Dorothea Merkel la Laurea honoris causa in Economia in cambio – dolce ricatto – di un impegno espresso   nella   Laudatio   che   ella   voglia   occuparsi   della  Riunificazione Europea, della ricostruzione di una idea, ora sfilacciata, di Europa sul solco dei Padri Fondatori e che ella possa proprio partire dalla grave negatività della pandemia per trasformarla, elaborando politiche di solidarietà sociale attiva, in una positività.
Ci sembra esistere un vincolo logico, quasi un imperativo kantiano, in questo: da Statista non potendo realizzare il  miracolo della Riunificazione Tedesca in quanto già compiuto dal suo mentore e padrino politico Helmut Kohl, non può non desiderare di suggellare con un gesto finale che rimarrà nella Storia Europea e mondiale una riunificazione di più ampia portata, ambiziosa e difficoltosa: quella ineluttabile della comunità degli Stati d’Europa.

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Hans-Herbert Holzamer, Monaco di Baviera,
holzamer-medien@email.de
Avvocato italianista, scrttore, giornalista, già pubblicista del Sueddeutsche Zeitung e di WELT, Presidente di Holzamer-Medien, autore del saggio Mafalda, Consulente dell‘ Unione Europea dei Partiti Democristiani a Roma, Vice-Direttore del Ufficio Estero del Gruppo Parlamentare della CDU/CSU a Bonn.

Stefano Barocci, Roma
s.barocci@t-online.de
 Fisico nucleare, esperto di modelli matematici dell’Economia, geopolitico dell’Asia centrale, già Consigliere scientifico in Germania e Olanda, Civil servanto presso EPA Den Haag, allievo di Oscar Luigi Scalfaro, collaboratore di Giancarlo Elia Valori.