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Coronavirus, ecco le donne siriane in una fabbrica turca di mascherine

martedì 18 marzo 2020 Servizio ripreso da Francesca Ghirardelli/Avvenire Foto: Avvenire.it

ISTANBUL - Dalla produzione di magliette di cotone a quella di mascherine chirurgiche, la riconversione industriale è arrivata tempestiva, già sedici giorni fa: ci si è attrezzati presto nella piccola fabbrica gestita dall'associazione “Fatih Sultan” a Kilis, cittadina turca sulla frontiera con la Siria.
La lavorazione è cominciata in anticipo rispetto alla scoperta, la scorsa settimana, dei primi casi di Coronavirus in Turchia.
Alle macchine da cucire della “Fatih Sultan” lavorano 22 operaie siriane, madri vedove oppure mogli appartenenti a famiglie numerose e in difficoltà. Il progetto di assistenza, ideato all'inizio della guerra da un gruppo di siriani che desideravano offrire un'opportunità lavorativa alle connazionali in fuga, è riuscito col tempo a prendere un certo carattere imprenditoriale. Così nei magazzini dell'associazione si trovano sciarpe, t-shirt e ora il prodotto più ricercato in piena pandemia: “Ogni giorno produciamo 8mila mascherine. Gli ordini provengono da Istanbul e da Gaziantep (grande città della Turchia meridionale, ndr) da alcune realtà del settore pubblico turco. Le mascherine verranno distribuite in ospedali, scuole e università” spiega Abdul Ghani Alshawakh, direttore dei progetti dell'associazione, solo una delle numerose realtà siriane di una città che la guerra oltre confine ha completamente trasformato.
Negozi, attività imprenditoriali, associazioni, quasi tutto a Kilis è siriano, tanto che i cittadini turchi ormai sono una minoranza, 95mila a fronte dei 120mila provenienti da Aleppo, Idlib e da altre realtà siriane. A lungo, dall'inizio del conflitto, Kilis è stata una cittadina di passaggio, tappa intermedia verso Istanbul e l'Europa.
Oggi il confine è sigillato, è difficile da attraversare, “in pochissimi arrivano di qui” ci dicono dall'associazione. Così se la barriera turca eretta contro l'ingresso di nuove ondate di civili in fuga impedisce una nuova crisi migratoria da sud, un'altra crisi, quella sanitaria da Coronavirus, agita già la popolazione al di qua del confine. Non si registrano ancora casi di Covid-19 a Kilis ma nel resto della Turchia sono 18 i contagi già accertati.