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A tavola con l'empatia, per la Biennale di Design 2020 ad Istanbul

mercoledì 3 gennaio 2020 Servizio ripreso da Mario F. Simeone exibart Foto: exibart

ISTANBUL - Non è solo un sentimento, l’empatia rappresenta anche una certa misura dello spazio, le modalità attraverso le quali calcoliamo il nostro spazio vitale, la nostra confort zone.
Ed è fondamentale riscoprirla, reinventarla, proporla attraverso nuovi pensieri e nuovi linguaggi. Ma anche attraverso nuovi oggetti. E così sarà proprio “Empathy Revisited” il tema della quinta edizione della Biennale del Design di Istanbul, a cura di Mariana Pestana e organizzata dalla potente IKSV – Istanbul Foundation for Culture and Arts, che si terrà nella città turca dal 26 settembre all’8 novembre 2020. Empatia, quindi, “Designs for more than one”, continua il titolo, cioè design per più di una persona, cioè collettivo, relazionale, interconnesso.
Significativo che a farsi carico di un tema così complesso sia una manifestazione che si svolge in una città come Istanbul, storico crocevia tra i due lati del pianeta e, oggi, snodo di questioni politiche e sociali cruciali. Di poche settimane fa è la notizia della violenta repressione del corteo organizzato in concomitanza con la Giornata mondiale contro la violenza di genere, con la polizia che ha sparato proiettili di gomma e lacrimogeni sui manifestanti, principalmente donne.
Per non parlare della politica estera, con il presidente Recep Tayyip Erdogan, che è stato anche sindaco di Istanbul dal 1994 al 1998, sempre più deciso a prendere il controllo delle risorse e dei canali dell’area mediterranea. Per esempio, attraverso il Memorandum d’intesa stilato a fine novembre con il governo di accordo nazionale di Tripoli, l’unica entità statale libica riconosciuta dalla comunità internazionale, che prevede la costituzione di rispettive aree di giurisdizione marittima. Praticamente una risistemazione assolutamente arbitraria dei confini che, secondo molti commentatori, in particolare greci, avrebbe l’effetto di destabilizzare l’intera zona.
In questo panorama, Istanbul tenta disperatamente di imporsi sul panorama internazionale come centro all’avanguardia, guidata dal nuovo sindaco Ekrem Imamoglu che, secondo alcuni osservatori turchi, avrebbe anche le carte in regola non solo per prendere il posto di Erodgan, ormai nella fase calante del consenso, ma anche per spostare definitivamente il dibattito politico dal binomio tradizione/religione. In occasione della Biennale d’Arte di Istanbul, per esempio, come già scritto nei nostri report, abbiamo avuto modo di vedere una città interessata da cantieri di modernizzazione e rifunzionalizzazione delle strutture.
Per la sua Biennale di Design, Pestana, insieme all’assistente e vice curatrice Billie Muraben e alla curatrice dei programmi collaterali Sumitra Upham, partirà dalle pratiche legate al territorio, come antidoto all’omogeneità, prodotto di scarto della globalizzazione. Per la prima volta, inoltre, la Biennale avrà anche un ruolo formativo, visto che organizzerà un collettivo di giovani curatori residenti a Istanbul, coinvolti nella curatela dei rapporti con il luogo, aprendo la manifestazione a tutti i professionisti, pensatori e creativi della città.
L’incontro sarà il metodo più usato nel corso dei vari appuntamenti a Istanbul, con il fulcro della Biennale Design 2020 concentrato in due zone, una cucina e un osservatorio. Una cucina aperta alle dinamiche sociali, dove assaggiare e parlare, tra pentole, padelle e i libri di una ampia biblioteca. Questo progetto si ispira al significato della parola turca sofra, che indica sia una tovaglia o un tavolo per cenare ma anche un atto di solidarietà. Ovviamente padelle, pentole, forchette, bicchieri e anche le pietanze trasmetteranno le idee del design. A gennaio verrà lanciato anche un bando per selezionare progetti ed eventi che ruoteranno attorno alla cucina. L’Osservatorio sarà invece l’area dedicata all’esposizione degli oggetti e comprenderà strumenti, dispositivi, installazioni e altre opere.